Giovedì, 16 luglio 2026 - ore 08.36

Pisapia lascia. Ne sentiremo la mancanza? Di Riky

Certamente le ombre non mancano: in primis un'iniziale, ma teoricamente persistente, sottovalutazione dell'emergenza criminalità e microcriminalità

| Scritto da Redazione
Pisapia lascia. Ne sentiremo la mancanza? Di Riky Pisapia lascia. Ne sentiremo la mancanza? Di Riky Pisapia lascia. Ne sentiremo la mancanza? Di Riky

Quando, alle PRIMARIE del Centro Sinistra del 14 novembre 2010, Giuliano Pisapia -avvocato penalista, professore universitario, figlio di Gian Domenico, uno dei padri del nuovo CODICE DI PROCEDURA PENALE italiano- batte a sorpresa il candidato del PD, l'architetto Stefano Boeri, il leader di SEL Nichi Vendola, nel cui partito Pisapia milita dopo un passato in Rifondazione Comunista, dichiara "E' una buona giornata per l'Italia migliore". Lui sicuro di sé, commenta: "Abbiamo fatto un miracolo, ora ce ne aspetta un altro". E puntualmente, il secondo miracolo si averà il 1 giugno del 2011 Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Milano, battuta Letizia Moratti, di Forza Italia, ricandidata da Silvio Berlusconi in persona, nonostante le perplessità di parte del suo partito.

La sinistra -perché Pisapia è uomo profondamente di sinistra- riconquista Palazzo Marino, dopo vent'anni di governo della destra. Meglio, dopo l'era di mal governo della giunta Moratti, squassata da numerosi scandali, l'ultimo dei quali riguardante addirittura favori nei confronti del figlio.

Quattro anni dopo, qual'è il bilancio dell'Amministrazione Pisapia? Di questo Sindaco indubbiamente onesto, competente, che ha sempre interpretato collegialmente il compito di governare la Città Metropolitana di Milano -come ama ripetere- che non ha mai brillato per sciocco protagonismo, che ha sempre usato il Noi anziché l'Io e che forse proprio per questo -non appoggiato sufficientemente dal PD di Matteo Renzi- ha rinunciato a ricandidarsi a sindaco? Esaminiamo luci e ombre di questo mandato. In anzi tutto le luci: dalla sofferta approvazione dell'Area C con un sensibile calo del traffico all'interno della cerchia dei Bastioni con annessa una maggiore vivibilità delle zone interessate; alla riqualificazione urbana di interi quartieri, con il completamento dei cantieri che si trascinavano aperti da anni -piazza XXV  aprile, piazza Sant Ambrogio- l'approvazione del nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) all'insegna del edilizia sociale, una "città solidale" per usare le parole del Sindaco; gli aspetti di bilancio economico fra infrastrutture pubbliche ed interventi privati, con drastici tagli agli Enti locali (compresa la riduzione del proprio stipendio!).

Certamente le ombre non mancano: in primis un'iniziale, ma teoricamente persistente, sottovalutazione dell'emergenza criminalità e microcriminalità. Con le dure parole rivolte al Console Americano che si era permesso di mettere in allarme i sui concittadini sulla pericolosità della Città ("Milano non è una nuova Beirut!") fino all'approvazione, subita dal Ministro dell'Interno Alfano, dell'invio di maggiore forza pubblica e di camionette dell'Esercito nei quartieri più a rischio. Per tacere della mancata prevenzione del pericolo Black Block e degli scontri del primo maggio.

Forse occorreva un secondo mandato giacche -è il commento del sindaco- "dove ci sono le ombre è perché c'è la luce...".

Pisapia lascia comunque un impressione diffusa: quella che, al di la del giudizio sull'amministratore, Milano abbia avuto, nel "sindaco arancione" un leader capace di intervenire con competenza anche sulle spinose questioni del dibattito politico nazionale (immigrati e registrazione delle unioni civili in primo luogo).

Ne sentiremo la mancanza?

RikyMilano

Io certemante noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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