Egregio direttore,
ho letto il suo editoriale sull’esito referendario e da cittadina, oltre che da attivista del Partito Democraticoe componente della Segreteria Nazionale,vorrei intervenire con alcune puntualizzazioni.
Sono certa sia chiaro anche a lei che le battaglie si fanno quando sono giuste, non quando si è certi di vincerle, una competizione democratica non è una commedia col finale già scritto.
I promotori del referendum non sono riusciti nel loro intento, è la democrazia.
Chi non accetta questo principio si comporta come i bambini che si portano a casa il pallone perché stanno perdendo o, peggio, come Donald Trump che quattro anni fa tentò un colpo di stato dopo una sconfitta.
Il Pd si è impegnato, le cose non sono andate come sperava, poteva andare meglio, ma già da subito si ricomincia a battersi per legiuste cause, iniziando da quella basilare, ossia che se lotti puoi perdere, se non lotti sei già sconfitto. «La prima regola della politica è che se si lancia la sfida, non si va in guerra (in questo caso per fortuna metaforica, nelle urne) solo per fare ‘t es t imonianz a’, ma per vincere».
Scrive lei, ed è in queste parole, direttore, che passa il crinale che ci separa.
La democrazia è partecipazione, non vittoria assicurata, altrimenti giustifichiamo l’assalto criminale a Capitol Hill, ma soprattutto è tenacia, è costanza, le vittorie possono arrivare anche a rate, conta la direzione di marcia e l’impegno che poniamo nelle nostre battaglie.
I contenuti dei referendum sono stati a lungo motivo di dibattito e di partecipazione.
Questa è comunque una vittoria. I quesiti referendari, come saprà, non sono stati proposti dal Pd, quelli sul lavoro erano frutto di una scelta dalla Cgil, quello sulla cittadinanza aveva la paternità di +Europa e di diverse associazioni, ma erano saturi di temi per noi decisivi.
Diritti, tutele di categorie fragili, primi tra tutti i lavoratori, ossia la colonna portante del Paese, che pagano oggi il tributo di tre morti al giorno a causa di infortuni sul lavoro.
Spero non pensi davvero che la segretaria Elly Schlein e il Partito Democratico dovessero girare la testa da u n’altra parte per timore di una sconfitta, non potrei credere che questo possa essere il suo pensiero.
Se poi l’effetto collaterale è stato un favore alla Meloni, la presidente ci sarà grata, visto che fuori dal perimetro della forma, lasostanza dice che il Paese boccheggia.
Ma c’era dell’altro in gioco, il tema delle persone di origine straniera con il relativo diritto alla cittadinanza. Giustamente Matteo Salvini sostiene che la cittadinanza non si regala, ma il criterio dovrebbe essere omogeneo, non si regala nemmeno un ministero a una persona inadatta, anche umanamente.
La posizione del Partito Democratico va nella direzione dello jus soli e jus scholae con una proposta di legge mirata,
ma abbiamo ritenuto la soluzione referendaria un buon compromesso temporaneo. Quando ci sono in gioco valori
importanti, situazioni esistenziali decisive per i diretti interessati e per il Paese che li ospita, si prende ciò che si
può, tanto per cominciare.
Il risultato, purtroppo, denuncia un cortocircuito creatosi confondendo l’immigr az ione - e le sue problematiche - con la cittadinanza, circostanza che non ci condurrà tuttavia ad abbandonare un obiettivo che riteniamo un passo di civiltà, semmai ne faremo occasione di
ulteriore ascolto e confronto, nei nostri circoli e nel Paese.
Siamo schifati da ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, dove la civiltà sembra stia cedendo il passo a disvalori senza futuro.
Noi, una volta tanto diciamolo con orgoglio, siamo l’Italia, siamo l’Europa, possiamo e dobbiamo fare di meglio. Guantanamo,
che sta colpendo anche migranti italiani, è un orrore che non ci appartiene.
Ancora, i quesiti referendari inizialmente erano sei.
Era presente anche quello per abrogare la Legge Calderoli sulla Autonomia differenziata. Il quesito non è stato ammesso poiché la
Corte Costituzionale ha già colpito ‘al cu or e’quella Legge, chiedendo al Legislatore emendamenti così radicali da
rendere impraticabile, oggi, una consultazione referendaria sulla materia.
Di questo quesito il Pd si era fatto promotore, con altre forze politiche e civiche, sebbene la battaglia in quel caso
sia stata giocata anche su altri tavoli (rammenterà che i ricorsi alla Corte Costituzionale sono stati promossi da
regioni a trazione progressista).
Non possiamo escludere che con quel sesto punto, che avrebbe ulteriormente sollecitato l'opinione pubblica, la partecipazione avrebbe potuto essere maggiore e gli esiti diversi.
Portare 14 milioni di persone a esprimersi pubblicamente su questi temi, che riguardavano le esistenze e la vita reale di una netta minoranza di noi, è comunque stato un passo importante e vanno ringraziati tutti e tutte coloro che si sono generosamente spesi per la mobilitazione. Un passo importante e orientato nella direzione giusta.
Di un’Italia solidale e attenta ai diritti altrui. Se questa è una sconfitta, faremo in modo che ne arrivino tantealtre, accrescere il livello
di civiltà di un Paese merita anche un rosario di sconfitte.
Stefania Bonaldi
Responsabile P.A., Innovazione e
Professioni del Partito Democratico
Cremona 12 giugno 2025




