Sabato, 15 maggio 2021 - ore 12.54

SCHEDA VACCINI - ECCO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE

J&J utilizza la stessa tecnologia di AstraZeneca, dice il farmacologo Antonio Clavenna, "con virus modificati per attivare l'immunizzazione". Una conseguenza, in rari casi, potrebbe essere la trombosi

| Scritto da Redazione
SCHEDA VACCINI - ECCO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE

Sospeso anche il vaccino Johnson&Johnson da parte degli Usa per casi di trombosi: gli scienziati puntano ora ad Anti-covid che utilizzano una piattaforma a vettore virale e proprio il vettore virale potrebbe essere associato, secondo un'ipotesi allo studio, agli eventi rari di trombosi segnalati.

Nei vaccini a vettore virale, spiega all'Ansa il farmacologo Antonio Clavenna del dipartimento Salute pubblica dell'Istituto Mario Negri di Milano,      "vengono utilizzati virus modificati in laboratorio perché risultino incapaci di replicarsi una volta introdotti nell'organismo. Nel caso di AstraZeneca e di Johnson&Johnson, si usano adenovirus responsabili in genere di processi infettivi a carico delle alte vie respiratorie". 

 

AstraZeneca usa un adenovirus di scimpanzé, J&J un adenovirus umano. "Questi virus inattivati vengono impiegati come 'trasportatori' - afferma Clavenna - per introdurre nell'organismo umano il Dna del nuovo coronavirus SarsCov2 con le istruzioni per fabbricare la proteina Sike, che è distintiva del nuovo coronavirus stesso. Una volta introdotto il vettore con le istruzioni, alcune cellule del nostro sistema immunitario iniziano a produrre Spike e  il sistema immunitario si attiva contro la proteina, che riconosce come qualcosa di 'diverso' e pericoloso, e produce anticorpi che, qualora il soggetto entrasse a contatto con il virus reale, lo proteggeranno dall'infezione". 

 E' "in questo modo, sottolinea il farmacologo, che funzionano i vaccini a vettore virale autorizzati dall'Agenzia europea dei medicinali Ema e dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa, cioè il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca in due dosi e il Covid Vaccine Janssen di J&J che è invece monodose". Entrambi i vaccini sono ora all'attenzione delle autorità sanitarie dopo i casi molto rari di eventi trombotici segnalati. L'ipotesi allo studio, spiega Clavenna, è che proprio il vettore virale possa essere in qualche modo collegato al meccanismo che innesca tali eventi avversi rari. 

 In pratica, chiarisce, "l'organismo, in particolari casi e per ragioni al momento non note, riconoscerebbe comunque il vettore come un elemento estraneo producendo anticorpi contro di esso. Tali anticorpi, oltre a riconoscere il vettore virale, riconoscerebbero e si legherebbero però anche ad alcune sostanze normalmente prodotte dall'organismo stesso e che rientrano nel processo della coagulazione. Così, questi anticorpi avrebbero l'effetto di scatenare il processo di coagulazioni anche se non necessario, portando ai rari eventi trombotici". 

 

Al momento, sottolinea il farmacologo, "questa è tuttavia soltanto un'ipotesi. Ci sono ancora vari dubbi da chiarire e sono necessari ulteriori studi". Ad ogni modo, se tale ipotesi fosse confermata, "ci potrebbero essere armi terapeutiche in grado, secondo alcune ricerche, di agire e prevenire questi fenomeni di ipercoagulazione". 

 

I vaccini Pfizer e Moderna riuscirebbero a proteggere contro il Covid-19 per almeno nove mesi. Precisa intanto la Fda statunitense. Anche se i dati più recenti hanno provato che la protezione di questi vaccini basati sulla nuova tecnologia mRNA dura almeno sei mesi, gli esperti ritengono che "la durata sia di nove e continueranno a studiare questa ipotesi". L'ente governativo sta monitorando in particolare se l'immunità si abbassi nel tempo.

 Creare allarmismo sul vaccino Johnson&Johnson "è del tutto ingiustificato". E' quanto afferma il professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, commentando la decisione dell'Fda americana di sospendere l'uso di siero. "Si tratta di meno di un caso per milione di vaccinati, un rischio molto basso rispetto al beneficio atteso. E' presto per trarre conclusioni", spiega il membro del Cts.

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