Martedì, 16 agosto 2022 - ore 19.19

Sicurezza sul lavoro Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

Presentato ricorso alla Commissione europea nei confronti del decreto attuativo del Jobs Act 151/2015. "Una misura inaccettabile in un Paese in cui il numero di casi mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti"

| Scritto da Redazione
Sicurezza sul lavoro Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

"L'abolizione del Registro infortuni, strumento di analisi indispensabile per predisporre le misure preventive, è inaccettabile in un Paese in cui il numero di infortuni mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti. Per questo, la Cgil ha fatto ricorso alla Commissione europea contro il decreto legislativo 151/2015, attuativo del Jobs Act, che contiene tale previsione". Questo, l'annuncio dato dal sindacato di corso d'Italia.

"Il decreto legislativo viola la direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la Direttiva 89/391/Cee. In particolare - spiega la nota della confederazione -, non rispetta l'obbligo dei datori di lavoro di tenere un elenco degli infortuni, di cui siano stati vittime i suoi dipendenti, previsto dalla direttiva e recepito nella legislazione italiana, proprio attraverso la tenuta del Registro Infortuni, introdotto più di cinquant'anni fa. L'abolizione di quest'ultimo, non essendo accompagnata da nuove misure alternative di eguale efficacia, cancella uno strumento fondamentale per avere dati storici sull'andamento degli infortuni e per la prevenzione".

Non solo. Il provvedimento in questione "viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione (articoli 31, 35 e 27), in quanto l'assenza di un'opportuna alternativa al Registro non assicura il diritto dei cittadini ad avere condizioni di lavoro giuste e dignitose, misure preventive adeguate, nè il relativo diritto all'informazione e consultazione dei lavoratori nell'ambito dell'impresa", continua la nota della confederazione.

Ma oltre al merito, nel ricorso si contesta anche il metodo: "secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, infatti, l'attuazione da parte degli Stati membri delle disposizioni della Direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro non può avvenire mediante prassi amministrative modificabili a piacimento, ma deve seguire degli standard europei prestabiliti. Cosa che non è avvenuta", prosegue il comunicato sindacale.

"Abolire il Registro è inaccettabile, se si considera la preoccupante situazione che vive il nostro Paese", dichiara il responsabile nazionale Salute e sicurezza sul lavoro della Cgil, Sebastiano Calleri, che ricorda come "nel 2015 gli infortuni sono diminuiti (-24.000 unità), ma al contempo sono aumentate del 16,15% le denunce d'infortunio mortale (+161.000 unità nei primi undici mesi dell'anno) e nello stesso periodo sono cresciute quelle riguardanti le malattie professionali (+2,63%)".

"Il quadro descritto dall'Inail – conclude Calleri – rende evidente la necessità di aumentare l'attività di monitoraggio e mantenere il Registro infortuni".

Fonte Rassegna Sindacale 

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