Mercoledì, 03 marzo 2021 - ore 07.01

SPI-CGIL LA FAMIGLIA A CUI PENSA REGIONE LOMBARDIA NON E’ DALLA PARTE DELLE DONNE

Inaccettabili le parole del Senatore Simone Pillon (Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia), il cui intervento ci ha riportato indietro di oltre un anno, in particolare al mese di maggio del 2019 quando trentamila donne del sindacato del mondo dell’associazionismo e della società civile manifestarono a Verona contro le idee reazionarie sostenute all’interno del congresso delle famiglie.

| Scritto da Redazione
SPI-CGIL LA FAMIGLIA A CUI PENSA REGIONE LOMBARDIA NON E’ DALLA PARTE DELLE DONNE

SPI-CGIL LA FAMIGLIA A CUI PENSA REGIONE LOMBARDIA NON E’ DALLA PARTE DELLE DONNE

Stamattina si sono svolti gli Stati Generali della Famiglia di Regione Lombardia, ai quali il sindacato è stato invitato, ma solo come spettatore e non come soggetto di rappresentanza e interlocutore delle tante problematiche che in questi anni sono state affrontate sui tavoli dell’Assessorato alla Famiglia e alla Genitorialità. Nessun contraddittorio nemmeno con la altre forze politiche della Regione.

Sarebbe stato interessante confrontarci su temi che impattano sulla famiglia, come ad esempio la disabilità, la conciliazione vita/lavoro, il lavoro di cura, ma soprattutto ci hanno lasciato esterrefatti le parole del Senatore Simone Pillon (Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia), il cui intervento ci ha riportato indietro di oltre un anno, in particolare al mese di maggio del 2019 quando trentamila donne del sindacato del mondo dell’associazionismo e della società civile manifestarono a Verona contro le idee reazionarie sostenute all’interno del congresso delle famiglie.

Sentir parlare ancora di “attacco alla famiglia dell’ideologia gender che tende ad eliminare la figura del padre e della madre e quindi a togliere la mascolinità e la femminilità dalla famiglia…” così come affermare che le politiche della famiglia devono distinguere ciò che è famiglia e ciò che non lo è, ci fa rabbrividire.

Tra le altre cose, Pillon ha citato un “disegno orchestrato di decostruzione e sostituzione della famiglia come quello realizzato nei Paesi Scandinavi nella metà degli anni ‘80”, che paradossalmente però sono i Paesi europei più all’avanguardia per le politiche della famiglia e che hanno il tasso di natalità più elevato.

Ha parlato inoltre di necessità di “investire sulla stabilità della coppia” attraverso percorsi di formazione in grado di offrire soluzioni alternative al divorzio o a gravidanze difficili, riferendosi chiaramente all’obbligo di conciliazione previsto nel suo Disegno di legge.

Queste parole fanno fare un passo indietro di decenni alle donne e non tengono conto del cambiamento avvenuto sia nel concetto di famiglia che nel ruolo delle donne all’interno della nostra società.

Lo SPI Lombardia e il Coordinamento Donne dello SPI esprimono un netto dissenso verso queste affermazioni e verso l’intenzione di consolidare l’utilizzo del cosiddetto “Fattore famiglia” che assegna un peso maggiore alla condizione famigliare piuttosto che alla condizione economica quale indicatore da utilizzare per la distribuzione delle risorse.

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