Lunedì, 17 dicembre 2018 - ore 14.57

Storia di un successo a Washington DC di Oscar Bartoli

Il passa parola cittadino dice che si deve andare al ristorante "La Tomate Bistrot" perché è il 31º anniversario della fondazione ed anche perché mi dicono il livello di questo locale è stato ribaltato in meglio grazie ad un nuovo chef.

| Scritto da Redazione
Storia di un successo a Washington DC di Oscar Bartoli Storia di un successo a Washington DC di Oscar Bartoli

Storia di un successo a Washington DC di Oscar Bartoli

Il passa parola cittadino dice che si deve andare al ristorante "La Tomate Bistrot" perché è il 31º anniversario della fondazione ed anche perché mi dicono il livello di questo locale è stato ribaltato in meglio grazie ad un nuovo chef.

L'imbarazzo e' scegliere tra i tipici piatti della cucina italiana lievemente rivisitati per il consumatore americano senza perdere le caratteristiche originali.

Cerchiamo di sopravvivere tra panzerotti, arancini, piadine, porchetta, pizzette, cuoppo.

Le sardine insieme a moscardini e gamberi sfornate su comanda sono eccezionali.

Ma al di là del cibo eccellente il vostro redattore è interessato a scambiare qualche parola con lo chef Domenico Apollaro.

"Lei prima di venire qui a Washington che esperienze ha fatto?"

"Io sono calabrese, nato in un paesino vicino a Cosenza. A 16 anni ho deciso di andarmene in giro per il mondo. Ho fatto molteplici esperienze in Francia, Inghilterra, Svizzera ed ovviamente in Italia. Ho aperto locali un po' dappertutto e poi mi sono fatto prendere dalla illusione patetica di potere applicare queste esperienze nella mia terra di origine."

"Non mi dica anche lei che si sente tradito…"

"Certo che glielo dico: a Sibari ho aperto tre locali uno dei quali ricavato dai ruderi medievali di una torre. In sei mesi con il primo locale sono riuscito a guadagnare 500.000 €. Quando sono andato in banca mi hanno detto che al massimo avrebbero potuto accordarmi una linea di credito di 10.000 €. Il direttore della agenzia, dopo che li avevo mandati a quel paese, è venuto a mangiare nel mio ristorante e mi ha detto papale papale che lui doveva dare un fido di 450.000 € a un tipo raccomandato da uno che non poteva essere ignorato…"

"Mi sta dicendo che la 'ndrangheta condizionava le banche locali…"

"Senta questa: un giorno un giovane che veniva spesso a mangiare da me mi avvicina da parte e mi dice che lo zio Franco vuole vedermi…"

"E lei che ha risposto?"

"Ho detto che lo zio Franco (che non conoscevo) poteva venire a mangiare nel mio locale. Lui però ha insistito e ha detto che dovevo salire sulla sua auto perché lo zio Franco mi stava aspettando. Controvoglia mi sono adeguato abbiamo percorso alcune decine di kilometri e siamo finiti in cima ad una collina. Sotto un albero circondato da una trentina di uomini di mezza età c'era lo zio Franco, davvero molto gentile, che mi ha detto di comprare olio e altre materie prime da alcuni amici. Gli ho risposto che io avrei continuato a comprare l'olio e il resto dai miei fornitori abituali perché oltretutto potevo risparmiare rispetto ai prezzi che lo zio Franco mi stava indicando."

"Non si è reso conto che si stava mettendo nei guai…? "

"Certo che l'ho capito ed infatti ho deciso di vendere baracca e burattini, rimettendoci un sacco di soldi e me ne sono andato a Massa Marittima a restaurare un locale che sta andando in malora…"

"Ma qui a Washington come c'è arrivato?"

"Sei anni fa anche l'Italia mi andava stretta con tutti i problemi amministrativi che appesantiscono la libera imprenditoria. Una sera che stavo zigzagando Internet mi sono imbattuto in un tale che cercava un consulente per risollevare un locale molto centrale sulla Connecticut. Ho risposto, sono venuto in America senza alcuna garanzia, mi hanno fatto un test molto approfondito per tre mesi ed eccomi qua: adesso sono comproprietario di questo ristorante."

"Ed ha trovato il tempo anche di mettere su famiglia."

"Già: ho provato a fare l'italiano piacione con una ragazza americana che si chiama Tony e che ha deciso che mi avrebbe sposato entro qualche mese… Ecco questa è mia figlia Silvia."

By Oscar Bartoli

Letter from Washington DC

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