Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 13.36

SUI TAGLI ALLA SANITÀ PUBBLICA CREMONESE

di Tommaso Anastasio

| Scritto da Redazione
SUI TAGLI ALLA SANITÀ PUBBLICA CREMONESE

Prendo spunto dall’interessante dibattito aperto sul quotidiano La Provincia in merito ai tagli alla sanità che stanno investendo il nostro territorio e di primo acchito, leggendo i contributi di Felice Staboli e Fulvio Stumpo, mi verrebbe da dire: possibile che tra la qualità di un servizio cogente come quello sanitario e la sua sostenibilità finanziaria non esista una terza via?

Causticamente diremmo di no, motivando la risposta a partire dal nome che si è dato alla struttura sanitaria territoriale, passata da USSL (Unità Socio Sanitaria Locale) ad ASL, ovvero “Azienda” Sanitaria Locale.

Sul sito del ministero della salute, alla sezione “I princìpi del Servizio sanitario nazionalesi fa riferimento all’art. 32 della Costituzione e inoltre si afferma che: “I principi fondamentali su cui si basa il SSN dalla sua istituzione, avvenuta con la legge n.833 del 1978, sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità. Il SSN nella pratica applica questo principio attraverso la promozione, il mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione con una organizzazione capillare sul territorio nazionale i cui servizi sono erogati dalle Aziende sanitarie locali, dalle Aziende ospedaliere e da strutture private convenzionate con il SSN. Tutti garantiscono, in modo uniforme, i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) alla popolazione.”

La legge che regola dette aziende sanitarie sono quelle di bilancio e di mercato. Si, anche di mercato, poiché è previsto che la capillarizzazione del SSN sul territorio nazionale sia attuato dalle strutture pubbliche e integrato da quelle convenzionate (private). Nulla da obiettare se, a parità di spesa, il privato fa meglio del pubblico.

Orbene, è evidente che il governo lombardo non permette una distribuzione capillare e nemmeno omogenea del servizio sanitario, sia nella nostra provincia, come in tutta la regione.

Se la gestione di un settore che implica l’80% delle risorse regionali segna il passo andando verso una razionalizzazione di facciata che nasconde in realtà il ridimensionamento del servizio pubblico, bisogna avere il coraggio di decretarne il fallimento sul piano politico e l’onestà intellettuale che tutte le riforme del settore vanno verso l’americanizzazione del diritto alla salute (cioè solo a chi se lo può permettere).

Come finirà non è difficile immaginarlo. A principiare dalle maggiori ricadute sia sui ceti più deboli sia sulla coesione e sostenibilità dei territori geograficamente e politicamente più lontani dal cuore del potere decisionale (milanocentrico).

 

Altrettanto condivisibile, almeno nell’analisi, le perplessità del consigliere regionale della Lega Federico Lena che in attesa della stesura dei decreti attuativi della delibera regionale per il riordino della rete Tin si domanda: come mai i nati prematuri di Crema vengano indirizzati a Pavia anziché a Cremona?

Va da sé che in mancanza di utenza qualsiasi servizio non ha motivo di esistere. Sempre che l’utenza non venga “pilotata” di proposito altrove…appunto!

La stessa “tecnica” ha portato alla chiusura del punto nascita dell’Oglio Po.

E a Crema cosa ci dobbiamo aspettare in futuro?

Facendo passare il messaggio ai propri dipendenti (primari in primis) che la casa brucia, come pensa la Regione di mantenere alti gli standard qualitativi?

 

Caso diverso ma figlio anch’esso del nostro tempo è quello del Poliambulanza in “concorrenza” (?) con gli Spedali Civili di Brescia. Alla lunga vedremo chi la spunterà, ma credo di non avere dubbi sull’esito finale.

 

Da buoni socialisti, vorremmo fare anche una proposta, oltre la critica:

perché non subordinare la soppressione di un servizio sanitario all’esistenza quantomeno di una struttura in loco, convenzionata, che ne assuma le funzioni a pari costo o quasi per la Regione?

Se non una soluzione a monte e, se è vero che il declassamento della Tin di Cremona è da addebitarsi a scarsi standard qualitativi e non a meri motivi economici, non sarebbe questo almeno un accettabile compromesso?

 

Tommaso Anastasio

Comunità Socialiste della provincia di Cremona

(pagina Facebook: @RCS.Cremona)

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