Martedì, 24 aprile 2018 - ore 18.35

TUNISIA, AMNESTY INTERNATIONAL: ‘LE FORZE DI SICUREZZA RISPETTINO I DIRITTI’

Amnesty International ha sollecitato le forze di sicurezza tunisine ad astenersi dall’uso della forza eccessiva e a porre fine alle loro tattiche intimidatorie nei confronti di chi manifesta pacificamente contro le misure di austerità.

| Scritto da Redazione
TUNISIA, AMNESTY INTERNATIONAL: ‘LE FORZE DI SICUREZZA RISPETTINO I DIRITTI’

TUNISIA, AMNESTY INTERNATIONAL: ‘LE FORZE DI SICUREZZA RISPETTINO I DIRITTI’

Amnesty International ha sollecitato le forze di sicurezza tunisine ad astenersi dall’uso della forza eccessiva e a porre fine alle loro tattiche intimidatorie nei confronti di chi manifesta pacificamente contro le misure di austerità.

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Negli ultimi quattro giorni le forze di sicurezza hanno usato metodi sempre più duri per disperdere le proteste ed eseguire arresti. Un manifestante è morto.

“Le autorità tunisine devono dare priorità all’incolumità dei manifestanti pacifici e assicurare che le forze di sicurezza ricorreranno alla forza solo quando assolutamente necessaria e in modo proporzionale alla minaccia, tutelando i diritti delle altre persone”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Le proteste nascono in un contesto di reali difficoltà economiche e il ruolo delle forze di sicurezza dovrebbe essere quello di stemperare la tensione, non di esasperarla”, ha commentato Morayef.

Dall’8 gennaio in almeno 20 città si sono svolte manifestazioni contro l’aumento dei prezzi e delle tasse disposto dal governo. Il movimento giovanile “Fesh Nestannew?” (“Cosa stiamo aspettando?”) sta chiedendo al governo di rivedere queste misure.

L’8 gennaio le forze di sicurezza hanno manganellato un gruppo di attivisti che stavano manifestando pacificamente per chiedere il rilascio di alcuni loro compagni. Altri 15 attivisti sono stati arrestati per aver scritto slogan sui muri o per aver distribuito volantini che invitavano a prendere parte alle proteste. Molti di loro sono stati poi rilasciati dopo intensi interrogatori.

Resta in carcere invece Ahmed Sassi, professore di Filosofia arrestato a Tunisi il 10 gennaio e che oggi dovrebbe comparire di fronte a un giudice.

“Questi arresti paiono avere un intento intimidatorio. Le autorità tunisine stanno prendendo di mira persone che esercitano pacificamente il loro diritto alla libertà d’espressione e di manifestazione”, ha sottolineato Morayef.

In alcuni casi le proteste hanno dato luogo a sporadiche violenze, tra cui saccheggi e atti di vandalismo.

“In casi del genere le forze di sicurezza devono intervenire, ma in modo proporzionale ai reati in corso. Le proteste nelle strade tunisine non devono essere considerate un via libera all’uso della forza eccessiva e illegale”, ha aggiunto Morayef.

La notte dell’8 gennaio Khomsi el-Yerfeni è morto durante una manifestazione a Tebourba, 30 chilometri a ovest di Tunisi. Testimoni oculari hanno riferito ad Amnesty International che l’uomo è stato investito due volte da un veicolo della polizia. Secondo un comunicato del ministero dell’Interno, sarebbe morto soffocato dai gas lacrimogeni a causa di un problema respiratorio cronico.

Questa circostanza medica è stata smentita dai familiari di el-Yerfeni, che hanno anche precisato che non esiste alcun certificato che attestasse la sofferenza respiratoria, come invece affermato nella nota del ministero dell’Interno.

 

I risultati dell’autopsia non sono stati ancora resi noti. In ogni caso, ha sottolineato Amnesty International, quando viene usata la forza e si impiegano gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione, le forze di sicurezza devono assicurare che venga fornita assistenza medica, nei tempi più rapidi possibili, alle persone ferite.

“Le autorità tunisine devono aprire immediatamente un’inchiesta approfondita e imparziale sulla morte di Khomsi el-Yerfeni, pubblicando i risultati dell’autopsia in piena trasparenza. Eventuali funzionari pubblici responsabili della sua morte dovranno essere portati in giudizio”, ha affermato Morayef.

Secondo gli standard internazionali, le forze di sicurezza possono ricorrere alla forza quando strettamente necessario e in un modo che sia proporzionale e tenda a ridurre al minimo danni e feriti.

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