Venerdì, 23 agosto 2019 - ore 15.03

Vera ‘amnistia sommersa’, negli ultimi 10 anni la prescrizione Sergio Ravelli (Cremona)

Chiediamo un’amnistia che sia propedeutica a una riforma della giustizia sia penale che civile

| Scritto da Redazione
Vera ‘amnistia sommersa’, negli ultimi 10 anni la prescrizione Sergio Ravelli (Cremona)

Signor direttore, è difficile parlare di riforma della giustizia, di amnistia, di marcia di Pasqua in un Paese che viene incitato in ogni momento all’indignazione sul fatto di sangue, alla giustizia fai da te, all’odio che sia etnico o di classe. Tentiamo di farlo con alcuni semplici ma inequivocabili dati.

Dal 1992 lo Stato ha speso 648milioni di euro per ingiusta detenzione, 42 milioni spesi nel solo 2016. Nel 2015 sono state 1.188 le vittime per ingiusta detenzione mentre nello stesso anno sono state 70 le azioni nei confronti dei magistrati che hanno portato a zero provvedimenti per dolo o colpa grave. Al 30 giugno 2016 tra cause civili (3,8 milioni) e penali (3,2 milioni) il totale delle cause pendenti davanti ai tribunali italiani sono 7 milioni.

Con 7 milioni di cause arretrate non è più giustizia ma paralisi della giustizia per cui ogni riforma diventa impresa impossibile e per questo ricordo le parole di Marco Pannella: «Noi vogliamo un’amnistia ‘legalitaria’, cioè che ripristini le condizioni di legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri, contrapposta a un’altra amnistia: quella strisciante, clandestina, di massa e di classe che si chiama prescrizione ». Nel 2016 la prescrizione ha cancellato 132mila processi. Vera ‘amnistia sommersa’, negli ultimi 10 anni la prescrizione ha mandato al macero oltre 1,5 milioni di processi, quelli dei potenti e di chi si può permettere la migliore difesa, condannando al carcere i più poveri e indifesi. Perciò, considerata la perdurante emergenza, chiediamo un’amnistia che sia propedeutica a una riforma della giustizia sia penale che civile, la cui paralisi penalizza i privati e le imprese, scoraggia gli investimenti esteri e comporta costi enormi per l’economia nazionale. Eccoci, dunque, a distanza di circa cinque mesi dalla giornata del Giubileo del carcerato, a marciare nel giorno di Pasqua dal carcere di Rebibbia a piazza S. Pietro affinché lo Stato di diritto possa e debba prevalere nella vita pubblica del Paese, partendo proprio dalla sofferenza in cui versa la Giustizia italiana.

Sergio Ravelli (esponente del Partito Radicale, Cremona)

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