Sabato, 23 maggio 2026 - ore 06.03

Tamoil Cremona La sentenza dell’Aquila rafforza l’accusa di disastro ambientale di Sergio Ravelli

Lo scorso mese di febbraio, con 10 condanne a pene variabili tra i 2 e i 3 anni, la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Chieti in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino (Pescara) e riconosciuto le aggravanti nel reato di “disastro ambientale”, che di fatto ha interrotto la prescrizione, e il reato di “avvelenamento delle acque”

| Scritto da Redazione
Tamoil Cremona  La sentenza dell’Aquila rafforza l’accusa di disastro ambientale di Sergio Ravelli

Tamoil Cremona  La sentenza dell’Aquila rafforza l’accusa di disastro ambientale di Sergio Ravelli

Lo scorso mese di febbraio, con 10 condanne a pene variabili tra i 2 e i 3 anni, la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Chieti in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino (Pescara) e riconosciuto le aggravanti nel reato di “disastro ambientale”, che di fatto ha interrotto la prescrizione, e il reato di “avvelenamento delle acque”.

Reati commessi da chi ha inquinato per anni quell'area, sversando veleni nei terreni con la contaminazione delle falde acquifere.

La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati subito esecutivi e quantificati per oltre 2 milioni di euro, di cui circa 1 milione all'ATO, 500 mila alla Regione Abruzzo, 200 mila ai comuni.

La sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila assume una particolare rilevanza in quanto costituisce un precedente giurisprudenziale che potrà incidere in modo significativo anche sul processo Tamoil, che celebrerà a fine anno il proprio atto conclusivo presso la Corte di Cassazione.

Si fa presente che le tesi difensive dei legali dei dirigenti Tamoil, che mirano a rigettare i reati di disastro ambientale e di avvelenamento delle acque, si sono avvalsi proprio delle motivazioni della sentenza di primo grado emessa dalla Corte d'Assise di Chieti con particolare riferimento all'utilizzo delle acque di falda ad uso non potabile.

La sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila ha recepito invece a pieno la tesi del Procuratore generale ritenendo la falda “l'oggetto giuridico del reato di avvelenamento delle acque destinate al consumo umano”. Siamo di fronte ad un fatto di grande importanza in quanto viene riconosciuto l'avvelenamento delle acque acquifere comunque utilizzate. Avvelenamento che si è verificato, ne siamo da sempre convinti, anche nel caso dell'inquinamento prodotto dalla raffineria Tamoil, come ha sostenuto e sosterrà in Cassazione la Procura generale della Corte d'Assise d'Appello di Brescia.

Sergio Ravelli presidente dei Radicali  di Cremona

 

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