Giovedì, 25 giugno 2026 - ore 07.42

25 Aprile a Cremona. Il discorso del sindaco Perri

| Scritto da Redazione
25 Aprile a Cremona. Il discorso del sindaco Perri

Care concittadine e cari concittadini che avete voluto essere presenti questa mattina nella nostra bellissima piazza per ricordare, per onorare e per rinnovare un impegno collettivo per la libertà. A voi il mio saluto grato e affettuoso.

Saluto tutte le autorità presenti. Un affettuoso saluto ai rappresentanti delle associazioni dei partigiani, delle associazioni combattentistiche e d'arma, che non mancano mai di essere presenti con le loro bandiere e i loro labari, simboli di storia, di sofferenze e di onore.

A nome di tutti i cremonesi esprimo profonda riconoscenza che diventa profondo amore per chi ha lottato - partigiani, militari, donne, uomini, giovani, vecchi - per la libertà.

67 anni fa, il 25 aprile 1945, si compiva la liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo.

Sono passati molti anni da quel giorno, ma il senso di questa festa non va smarrito dentro una celebrazione di rito e i valori che si sono forgiati in quella stagione si devono riproporre e rileggere con attenzione perché stanno alla base del nostro vivere civile e hanno dato un’impronta fondamentale alla nostra Costituzione.

La ricorrenza della Liberazione che ogni anno celebriamo, deve essere l’occasione migliore per ricordare come ci siamo riscattati dal totalitarismo e dall’oppressione straniera.

La memoria è il senso più importante delle rievocazioni che accompagnano questa data, perché è sulla memoria del nostro passato, sulla consapevolezza della nostra storia che possiamo davvero costruire un futuro convincente, per noi stessi e, soprattutto, per le nuove generazioni.

Nella storia degli uomini, la memoria personale e collettiva è fondamentale per dare senso al nostro vivere e al nostro agire. Noi siamo ciò che attraverso il nostro passato, personale e collettivo, si è costruito nel tempo. Dimenticare il nostro passato vorrebbe dire smarrire il significato di ciò che siamo oggi e la direzione del cammino che ci attende.

Certo la memoria può essere ed è anche un peso, con i suoi carichi di dolore, di frustrazioni, di lutti, che spesso e per molti porta con sé. E gli eventi che oggi commemoriamo sono anche eventi dolorosi e luttuosi.

Ma elaborare questo peso, per trasformare anch’esso in una lezione per il futuro è il nostro compito: per questo diciamo che la storia è maestra di vita. Abolire od oscurare la memoria, anche se fosse possibile - ma per fortuna non lo è - non ci renderebbe migliori, ma ci farebbe perdere una parte importante del nostro essere.

Il moto unitario che ha animato la Liberazione nelle sue diverse componenti civili, militari e di diversa ispirazione ideologica, ha dato un senso preciso alle vicende di quegli anni.

La riconquista della libertà e dell’indipendenza, avvenuta non soltanto per l’intervento esterno, ha fatto in modo che l’Italia si rendesse interprete del proprio secondo Risorgimento.

Se la prima Italia, ancora caratterizzata da una democrazia molto limitata, fu travolta dal totalitarismo, attraverso la Resistenza ne sorse una nuova su basi più ampie.

Attraverso la Resistenza si è rinnovato il comune senso di appartenenza ad un’unica nazione e il nostro Paese si diede una Costituzione non concessa dall’alto, ma scritta e convalidata dagli eletti dal popolo.

Questo intrecciarsi di nodi decisivi della storia della libertà e della democrazia nel nostro Paese è stato uno dei temi che hanno caratterizzato, lo scorso anno, le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia.

L’attualità e l’importanza della festa che oggi celebriamo stanno anche nell’impegno a non dimenticare, a far sì che la politica sia la pratica di occuparsi costruttivamente della propria comunità, con il massimo di unità per il bene collettivo, soprattutto in una situazione di crisi economica e sociale grave al punto tale da limitare e condizionare fortemente non solo il nostro futuro, ma soprattutto quello delle nuove generazioni.

Allora, volendo superare con slancio le nostra difficoltà, abbiamo nel 25 Aprile un riferimento: alla capacità, che è propria di noi italiani, di ritrovare, nei momenti decisivi, coesione,  coraggio, capacità di fare fronte a prove difficili.

Questa piazza oggi parla ancora di speranza: dopo il 25 Aprile eravamo in una situazione di grande miseria, eppure siamo riusciti a rimettere in piedi il Paese grazie all’impegno di tutti.

Custodiamo dunque la democrazia nata da questo sforzo immane, una democrazia senz’altro migliorabile, imperfetta, ma che è la migliore forma di governo che abbiamo, perché è basata su una politica del rispetto, del rispetto di tutti i cittadini!

 

Vorrei chiudere con una testimonianza tratta dalle  memorie di prigionia di un alpino: “Raccomando a voi giovani che avete ereditato quell’immenso dono che è la libertà e la pace, avete l’onore e il dovere di difenderla. Qualche volta pensate a chi ha dato la propria giovane vita per il vostro benessere”.

 

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