Martedì, 28 giugno 2022 - ore 07.29

A che punto è lo sviluppo dell’economia circolare in Africa?

Sui media locali il tema è ancora di nicchia, ma le forti componenti di cooperazione e mutuo aiuto presenti nelle aree rurali potrebbero favorire lo crescita di una circolarità dal basso

| Scritto da Redazione
A che punto è lo sviluppo dell’economia circolare in Africa?

Nei giorni scorsi al Dipartimento di economia e management (Dem) dell’Università di Ferrara si è discusso di economia circolare in Africa tra ricercatori/rici, studenti/esse e operatori/rici del settore della cooperazione. L’evento è stato organizzato dal Centro di ricerca sull’economia circolare Cercis, il Dem e l’associazione culturale bolognese “Africa e Mediterraneo”.

Dopo i saluti istituzionali di Massimiliano Mazzanti, direttore del Dipartimento, il workshop si è aperto con l’intervento della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein, che ha sottolineato l’importanza dell’evento e della tematica in termini di disuguaglianza climatica tra paesi del nord e sud del mondo e auspicando l’attivazione di politiche di cooperazione internazionale per sostenere i paesi africani che più di tutti stanno pagando gli effetti già evidenti della crisi climatica, causata principalmente dalla prima fase d’industrializzazione a cui essi non hanno preso parte.

Successivamente è intervenuta Susanna Mancinelli dell’Università di Ferrara, che ha presentato una ricerca realizzata in aree rurali del Mozambico dove, in collaborazione con i suoi coautori, ha analizzato l’effetto delle norme sociali sull’adozione di tecnologie agricole.

La diffusione di tecnologie in Africa, soprattutto in ottica di circolarità e sostenibilità, può essere molto importante date le importanti difficoltà strutturali in termini produttivi legati principalmente a vincoli tecnici e tecnologici. Infatti, la diffusione di tecnologie agricole sostenibili potrebbe rappresentare un’enorme occasione per molti paesi africani in termini di sviluppo del settore agricolo, che è una componente importante dell’economia e della società africana. Lo studio ha dimostrato come nelle aree studiate sia presente una tendenza “pro-sociale” dei membri delle comunità rurali che influisce positivamente sulla probabilità di adozione di nuove tecniche o tecnologie da parte degli agricoltori, soprattutto quelle più radicali e dirompenti.

Questo aspetto è stato ulteriormente analizzato dall’intervento di Andrea Pronti dell’Università Cattolica del  Sacro Cuore, che ha esteso la presentazione precedente focalizzandosi sul significato di “Good farmer” attraverso un’analisi testuale e dei contenuti estrapolati dalle interviste realizzate nello stesso studio presentato da Mancinelli. L’analisi ha confermato come nell’Africa rurale sia presente una forte componente di cooperazione e mutuo aiuto tra gli agricoltori, in cui uno degli aspetti principali di sostegno è legato alla trasmissione di conoscenza tra pari. Ciò potrebbe risultare di notevole interesse per aumentare l’efficacia di politiche di sviluppo con obiettivi di sostenibilità e circolarità attraverso l’uso di approcci tipo bottom-up di tipo adattivo rispetto ai singoli contesti locali.

Il giornalista kenyano dell’Associated Press Wanjohi Kabukuru ha spiegato che nei media africani l’economia circolare, così come il cambiamento climatico e la blue economy, sono trattati solo da poco e restano una sfida. In particolare l’economia circolare in Africa è ancora percepita come un argomento specialistico e accademico, quindi a rischio di rimanere esclusa dalla copertura mediatica; non è ben spiegata, manca di espressioni in lingua locale, non ha portavoce politici, e non riesce a trasmettere storie avvincenti e i risultati raggiunti, come quello dell’isola di Rodriguez nell’arcipelago Mauritius che da una situazione di flora e fauna devastate è arrivata a essere, 35 anni dopo, il simbolo della “conservazione comunitaria di successo”, con una fiorente industria della pesca. Il modo in cui le comunità migliorano la loro qualità di vita e l’ambiente circostante è un aspetto fondamentale per comunicare l’economia circolare.

Peter Desmond e Lara Maritano sono intervenuti in collegamento online presentando le attività dell’Africa circular economy network (Acen), un ente no-profit che opera da network tra diversi esperti ed enti operanti nel settore dell’economia circolare in Africa (riutilizzo e riciclo di materiali, designer di prodotti, urban planner) allo scopo di migliorare le connessioni, lo scambio d’idee e pratiche in collaborazione anche con istituzioni accademiche e governative. Desmond e Maritano hanno illustrato ai presenti la grande quantità di attività e azioni svolte da Acen per sostenere lo sviluppo di pratiche circolari nel contenente africano. Successivamente, GülÅŸah Yilan di Unitelma Sapienza ha

discusso uno studio legato alla transizione sostenibile verso un’economia circolare nell’industria della moda in una prospettiva globale allo scopo di ridurre gli impatti ambientali in Africa sub-sahariana, che rappresenta uno dei principale mercati di sbocco mondiale di materiale vestiario di seconda mano con una forte quantità di scarti e rifiuti tessili altamente impattanti sull’ambiente. La ricercatrice ha evidenziato come l’adozione di principi di economia circolare nell’industria della moda su scala globale possano consentire maggiore sostenibilità, equità e riduzione degli impatti ambientali nei paesi africani.

L’incontro è stato concluso Andrea Marchesini Reggiani, presidente della cooperativa Lai-momo, che ha raccontato il percorso del laboratorio di moda etica coopcartiera.it, situato a Lama di Reno (Marzabotto) in una cartiera chiusa da diversi anni. Dopo un percorso di formazione di alcuni richiedenti asilo alla pelletteria, condotto da artigiani del territorio di grande esperienza, Cartiera ora produce accessori recuperando pelli e tessuti di altissima qualità scartati da grandi marchi della moda, e propone alle imprese di realizzare progetti di responsabilità sociale in cui l’elemento fondamentale è il recupero di materiali altrimenti destinati allo smaltimento. Un modello innovativo, inclusivo e orientato alla circolarità socialmente e ambientalmente sostenibile che offre posti di lavoro regolare e stabile a persone in condizione di svantaggio e si basa sul rifiuto di ogni idea di scarto.

Il workshop ha mostrato come ricerca, politica, no-profit e settore della cooperazione stiano contribuendo fortemente allo sviluppo di pratiche e attività di economia circolare per contribuire ad una transizione sostenibile anche in Africa. L’interesse dimostrato dai tanti partecipanti, sia online sia in presenza, ha dimostrato come la circolarità sia oggi più che mai all’ordine del giorno e come incontri come quello realizzati presso il Dem possano contribuire ad uno sviluppo ulteriore dell’economia circolare in tutte le parti del globo.

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