Martedì, 05 marzo 2024 - ore 16.02

L’inquinamento atmosferico da incendi aumenterà con il riscaldamento globale

Il numero di incendi aumenterà di quasi il 15% entro il 2030 e del 30% entro il 2050

| Scritto da Redazione
L’inquinamento atmosferico da incendi aumenterà con il riscaldamento globale

Quando nell’estate del 2021 una serie di mega-incendi ha colpito il Nord America occidentale, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione, radendo al suolo foreste, terreni agricoli e persino intere città, ma già a settembre di quest’anno l’”Air Quality and Climate Bulletin highlights impact of wildfires” della World meteorological agency (Wmo) iaveva avvertito che le ricadute di quegli enormi incendi avevano interessato aree che andavano ben oltre quei territori. Ora l’United Nations environment programme (Unep) ha presentato alla COP27 Unfccc in corso in Egitto un riassunto di quelle ricadute: «Gli incendi hanno rilasciato particelle fini nocive note come PM2.5 che si sono diffuse per centinaia di chilometri negli Stati Uniti occidentali e in Canada. Con la crisi climatica che dovrebbe innescare un’ondata di incendi – il loro numero potrebbe crescere del 50% entro il 2100 – gli esperti sono preoccupati per l’onere che i futuri incendi potrebbero avere sulla salute umana».

Jacqueline Alvarez, a capo della chemicals and health branch dell’Unep, ha spiegato che «Le ricadute degli incendi sono diffuse e se, come suggeriscono i modelli, diventeranno più  comuni, potrebbero potenzialmente colpire sia le persone che gli animali in un’ampia fascia del pianeta». Già oggi, l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 7 milioni di morti premature ogni anno, pari a circa il 10% di tutti i decessi.

Nel recente rapporto della Wmo, i ricercatori hanno utilizzato i dati satellitari e il monitoraggio a terra per monitorare la diffusione dell’inquinamento atmosferico durante la stagione degli incendi estivi del 2021 in Nord America e Russia. Si sono concentrati sul PM2.5. Sebbene questo particolato sia più di 40 volte più piccolo di un granello di sabbia, a dosi sufficientemente elevate può aggravare l’asma, scatenare malattie polmonari, causare attacchi di cuore e portare a morte prematura .

Lo studio ha rilevato che «I livelli di PM2,5 sono aumentati nel Nord America occidentale, raggiungendo un picco di diverse volte il livello raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità. In Siberia, la concentrazione di PM2,5 ha raggiunto un livello record. In diversi casi nordamericani, le particelle hanno raggiunto livelli eccessivi a centinaia di chilometri dalla fonte degli incendi». Per i ricercatori le potenziali implicazioni per la salute di quell’inquinamento da fumo degli incendi sono «Una grande preoccupazione».

La ricerca ha dimostrato che, oltre ad essere innescati dall’uomo, gli incendi possono essere il risultato di un processo naturale e che «In alcuni luoghi il cambiamento climatico – e il clima più caldo e secco che sta portando – sta rendendo gli incendi più intensi e più comuni».

Il rapporto “Spreading like Wildfire: The Rising Threat of Extraordinary Landscape Fires” dell’Unep prevede che «Il numero di incendi aumenterà di quasi il 15% entro il 2030 e del 30% entro il 2050» e rischiano di andare in fiamme anche le aree normalmente non considerate a rischio di incendio, come le zone umide e l’Artico.

Alla COP27 l’Unep ha confermato che «Gli incendi boschivi e il cambiamento climatico si stanno esacerbando a vicenda. Gli incendi sono aggravati dai cambiamenti climatici a causa dell’aumento della siccità e dei forti venti che provocano stagioni degli incendi più calde e più lunghe. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico è aggravato dagli incendi, che devastano ecosistemi sensibili e ricchi di carbonio».

Gli incendi nelle torbiere possono essere particolarmente problematici: la maggior parte viene innescata ta prosciugando e bruciando torbiere per liberare spazi  per l’agricoltura intensiva e per il pascolo del bestiame.  L’Unep ricorda che «Mentre le torbiere coprono meno del 3% della superficie terrestre, sono il più grande deposito terrestre di carbonio organico e la loro combustione rilascia gli stessi gas serra che stanno portando all crisi climatica».

Per Johan Kieft, un esperto di torbiere dell’Unep, «L’unico modo permanente e sostenibile per prevenire gli incendi di torba è aumentare il livello dell’acqua e trovare modi per utilizzare il terreno mentre rimane umido».

Ci sono diversi esempi recenti di Paesi che hanno compiuto progressi nella lotta agli incendi. In Indonesia, dove una serie di incendi ha avuto un impatto sulla salute di migliaia di persone e ha causato perdite per 16 miliardi di dollari  nel 2015, il governo sta lavorando con 150 comunità per formare le comunità locali su liberare terreni agricoli senza ricorrere agli incendi. Il progetto, che comprende il ripristino di territori degradati, è stato sostenuto dall’United Nations Programme on Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in Developing Countries (UN-REDD). Anche il monitoraggio costante delle è stato  utilizzato er prevenire il ripetersi degli incendi.

L’Unep evidenzia che «Man mano che il clima cambia, i Paesi dovranno dirottare più denaro verso la pianificazione e la prevenzione degli incendi. In questo momento, metà della spesa per gli incendi va nella risposta agli incendi; solo l’1% viene utilizzato per la pianificazione».

La Alvarez conclude: «Dobbiamo dedicare più risorse per fermare gli incendi prima che si verifichino. Se non lo facciamo, la scienza emergente suggerisce che sarà dannoso per la salute delle persone in tutto il mondo».

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