Domenica, 05 febbraio 2023 - ore 15.00

La polvere atmosferica è aumentata del 55% e maschera l’effetto di riscaldamento dei gas serra

Se i livelli di polvere smettessero di salire, il cambiamento climatico potrebbe accelerare leggermente

| Scritto da Redazione
La polvere atmosferica è aumentata del 55% e maschera l’effetto di riscaldamento dei gas serra

Il nuovo studio “Mineral dust aerosol impacts on global climate and climate change”, pubblicato su Nature Reviews Earth and Environment da un team di ricercatori statunitensi, norvegesi e tedeschi, dimostra che «La polvere atmosferica globale – particelle microscopiche trasportate dall’aria dalle tempeste di polvere del deserto – ha un leggero effetto di raffreddamento complessivo sul pianeta che ha nascosto l’intera quantità di riscaldamento causato dai gas serra» e che «Dalla metà del 1800, la quantità di polvere del deserto è aumentata di circa il 55%, il che ha aumentato l’effetto di raffreddamento della polvere».

Lo studio è il primo a dimostrare l’effetto complessivo di raffreddamento della polvere atmosferica del deserto. I ricercatori evidenziano che «Alcuni effetti della polvere atmosferica riscaldano il pianeta, ma poiché altri effetti della polvere contrastano effettivamente il riscaldamento, ad esempio diffondendo la luce solare nello spazio e dissipando le nuvole alte che riscaldano il pianeta, l’effetto complessivo della polvere è di raffreddamento».

Iil principale autore dello studio, il fisico atmosferico dell’università della California Los Angeles (UCLA) Jasper Kok, he studia come il particolato influisce sul clima, spiega che «Se i livelli di polvere diminuissero, o anche semplicemente smettessero di crescere, il riscaldamento potrebbe aumentare Dimostriamo che la polvere del deserto è aumentata e molto probabilmente ha leggermente contrastato il riscaldamento dell’effetto serra, che manca dagli attuali modelli climatici. L’aumento della polvere non ha causato molto raffreddamento – i modelli climatici sono ancora vicini – ma i nostri risultati implicano che i gas serra da soli potrebbero causare un riscaldamento climatico ancora maggiore di quanto previsto attualmente dai modelli».

Kok ha detto che «E’ come scoprire, mentre si guida un’auto ad alta velocità, che il freno di emergenza del veicolo era stato parzialmente inserito. Proprio come disinserire completamente il freno potrebbe far muovere l’auto ancora più velocemente, un arresto dell’aumento dei livelli di polvere potrebbe accelerare leggermente il riscaldamento globale».

E, mentre i livelli di polvere atmosferica del deserto sono aumentati complessivamente dall’epoca preindustriale, il trend non è stato costante: lungo il percorso ci sono stati aumenti e diminuzioni. Dato che  ci sono così tante variabili naturali e influenzate dall’uomo che possono far aumentare o diminuire i livelli di polvere, gli scienziati non possono prevedere con precisione come cambieranno le quantità di polvere atmosferica nei prossimi decenni.

Kok  evidenzia che «Alcune delle microscopiche particelle sospese nell’aria create dalla combustione di combustibili fossili contribuiscono anche temporaneamente al raffreddamento. Ma mentre gli scienziati hanno passato decenni a determinare le conseguenze di questi aerosol prodotti dall’uomo, fono ad ora l’effetto preciso di riscaldamento o raffreddamento della polvere del deserto è rimasto poco chiaro. La sfida affrontata dai ricercatori è stata quella di determinare l’effetto cumulativo degli effetti noti di riscaldamento e raffreddamento della polvere. Oltre alle interazioni atmosferiche con la luce solare e la copertura nuvolosa, quando la polvere ricade sulla terra, può scurire la neve e il ghiaccio depositandosi su di essi, facendogli assorbire più calore. La polvere raffredda anche il pianeta depositando sostanze nutritive come ferro e fosforo. Quando quei nutrienti ammarano nell’oceano, ad esempio, supportano la crescita del fitoplancton che assorbe l’anidride carbonica dall’atmosfera, provocando così un netto effetto di raffreddamento. All’incirca dal  1850, le azioni umane hanno riscaldato il pianeta di 1,2 gradi Celsius, o 2,2 gradi Fahrenheit,. Senza l’aumento della polvere, il cambiamento climatico avrebbe probabilmente riscaldato il pianeta di circa 0,1 gradi Fahrenheit in più. Con il pianeta che si avvicina ai 2,7 gradi Fahrenheit di riscaldamento che gli scienziati considerano particolarmente pericolosi, ogni decimo di grado conta. Vogliamo che le proiezioni climatiche siano il più accurate possibile e questo aumento di polvere potrebbe aver mascherato fino all’8% del riscaldamento dei gas serra. Aggiungendo l’aumento della polvere del deserto , che rappresenta oltre la metà della massa di particolato dell’atmosfera, possiamo aumentare l’accuratezza delle previsioni dei modelli climatici. Questo è di enorme importanza perché previsioni migliori possono informare decisioni migliori su come mitigare o adattarsi al cambiamento climatico».

Per quantificare l’attuale quantità di particelle minerali microscopiche nell’aria, i ricercatori hanno utilizzato misurazioni satellitari e terrestri e hanno determinato che «A livello globale ci sono 26 milioni di tonnellate di tali particelle, equivalenti al peso di circa 5 milioni di elefanti africani, che fluttuano nel cielo».

Poi, hanno esaminato la documentazione geologica, raccogliendo dati da carote di ghiaccio, registrazioni di sedimenti marini e campioni di torbiere, che mostrano tutti gli strati di polvere atmosferica caduti dal cielo. I campioni provenienti da tutto il mondo hanno mostrato «Un costante aumento della polvere del deserto – dicono all’UCLA – La polvere può aumentare a causa di suoli più asciutti, maggiore velocità del vento e cambiamenti nell’uso del suolo da parte dell’uomo, ad esempio deviando l’acqua per l’irrigazione e trasformando le regioni desertiche marginali in pascoli e terreni agricoli».

Kok rivela che «Mentre gli aumenti dei livelli di polvere dovuti a questi tipi di cambiamenti nell’uso del suolo si sono verificati principalmente ai confini dei più grandi deserti del mondo, come il Sahara e il Sahel in Africa e il deserto del Gobi in Asia, cambiamenti simili si sono verificati nell’Owens Lake in California e si stanno verificando ora nel Salton Sea, sempre in California. Ma i fattori che spiegano l’aumento dei livelli di polvere non sono netti o lineari e non è noto se le quantità di particolato del deserto aumenteranno, diminuiranno o rimarranno relativamente piatte».

Kok ha concluso: «Mentre l’aumento della polvere atmosferica ha in qualche modo mascherato il pieno potenziale dei gas serra per riscaldare il clima, i risultati non mostrano che i modelli climatici siano sbagliati. I modelli climatici sono molto utili per prevedere i futuri cambiamenti climatici e questa scoperta potrebbe migliorare ulteriormente la loro utilità».

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