Sabato, 11 luglio 2020 - ore 03.48

Ágnes Heller: non mi piace quest'Ungheria per ricchi

| Scritto da Redazione
Ágnes Heller: non mi piace quest'Ungheria per ricchi

Ágnes Heller: non mi piace quest'Ungheria per ricchi        
Intervista alla filosofa: l'Ungheria di Orbán vive il suo momento più difficile. Diritti e libertà compressi, contrappesi costituzionali e sociali indeboliti. Lavoratori e poveri sono sempre più poveri DI MARIAROSARIA SCIGLITANO, OSME
di Mariarosaria Sciglitano, OSME - eurolettera.org
 
Nata nel 1929, la filosofa ungherese Agnes Heller è una delle principali protagoniste del dibattito sulla complessità filosofica e storica della modernità. Sfuggita negli anni dell’adolescenza all’Olocausto, diventa allieva del filosofo György Lukács del quale condivide il difficile rapporto col partito comunista. Interprete tra i più autorevoli del dibattito etico-politico contemporaneo, la Heller osserva criticamente le dinamiche politico-sociali che caratterizzano l’Ungheria contemporanea e l’operato dell’attuale governo conservatore guidato da Viktor Orbán.

Abbiamo la sensazione che questo, per l’Ungheria, sia tra i periodi più difficili se non il più difficile dalla caduta del regime. Concorda?

Dipende da cosa significa difficile. Perché per la popolazione ungherese il cambiamento di sistema è stato un periodo difficile ma non in tutto visto che all’epoca la gente ha cominciato a conoscere la libertà, a respirarla. D’altra parte, come dicevo, è stato difficile in quanto caratterizzato dalla chiusura di tantissime fabbriche con conseguente perdita del lavoro per numerose persone. Risale proprio a quel periodo la questione degli zingari dal momento che essi, fino a poco tempo prima avevano un lavoro, poi sono diventati disoccupati. Se non consideriamo quel periodo, dobbiamo dire che senza dubbio quello attuale è il più difficile, perché si sono verificate contemporaneamente due cose: una è la limitazione del diritto alla libertà, soprattutto quella di espressione, l’altra è la soppressione di contrappesi, cioè di istituzioni contrarie al governo o l’inserimento di persone fedeli al Fidesz in quelle istituzioni, insomma tutte cose che secondo me rientrano in un sistema di potere improntato al bonapartismo, quindi centralizzazione, concentrazione del potere, una tecnica che in sostanza sopprime le istituzioni base del pluralismo. Questa è già di per sé è una grande difficoltà.

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