Mercoledì, 21 novembre 2018 - ore 02.40

AISE EBOLA: L’APPELLO DELL’UNICEF PER LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

A lanciare l’allarme è Gianfranco Rotigliano, rappresentante UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, che aggiunge: “attualmente abbiamo registrato 35 casi, più 2-3 alert da verificare, ma negli ultimi due giorni non ci sono stati nuovi casi”.

| Scritto da Redazione
AISE EBOLA: L’APPELLO DELL’UNICEF PER LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

AISE EBOLA: L’APPELLO DELL’UNICEF PER LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

A lanciare l’allarme è Gianfranco Rotigliano, rappresentante UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, che aggiunge: “attualmente abbiamo registrato 35 casi, più 2-3 alert da verificare, ma negli ultimi due giorni non ci sono stati nuovi casi”.

GINEVRA “A Mbandaka stiamo affrontando un’epidemia di ebola, dichiarata l’8 maggio. Questa epidemia ha una caratteristica preoccupante: quella di avere dei casi sia in ambiente urbano – in una città come Mbandaka che ha più di un milione di abitanti e che si trova sul fiume Congo, un’arteria che unisce tutte le grandi città del paese – sia in zone più remote, come nelle boscaglie; purtroppo una di queste zone si trova su un lago, che ha poi una connessione col fiume: il rischio è che la malattia si propaghi al di fuori di questa zona”.

 “Di questi 35, - chiarisce Rotigliano – 4 si sono verificati a Mbandaka, mentre gli altri fuori: se riusciamo a mettere sotto osservazione tutte le persone che sono state a contatto con questi malati, la prospettiva è di contenere la diffusione di malattia nelle prossime settimane, sperando che non escano dei casi da ceppi diversi rispetto a quelli sotto osservazione. La percentuale di decesso per i malati si assesta intorno al 50%”.

Rispetto all’epidemia in Africa Occidentale del 2014-2015, aggiunge il referente Unicef, “questa volta la comunità internazionale si è mossa immediatamente: questa volta dopo il secondo caso siamo arrivati immediatamente sul posto e abbiamo cominciato le attività. Certo per mettere su tutta la logistica ci è voluto un po’. Per fortuna l’UNICEF aveva un ufficio a Mbandaka e quelle 18 persone lì sono state fondamentali perché proprio all’inizio c’eravamo solo noi. Raggiungere tutte le persone colpite è complicato. Per coloro che vivono in ambiente urbano la difficoltà è solo quella di identificarli e sapere dove sono, mentre è molto più complicato poter raggiungere coloro che vivono nelle boscaglie. Lì interveniamo noi dell’UNICEF con l’OMS e il Governo: tutta l’equipe che si muove attorno a questa epidemia. È un intervento che funziona proprio perché lavoriamo tutti insieme. Per esempio, quando abbiamo saputo che si era verificato un caso, abbiamo mandato a Iboko, un piccolo villaggio non tanto lontano da Mbandaka, una macchina con un team di tre persone, che è rimasto lì 10 giorni”.

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