Domenica, 02 ottobre 2022 - ore 17.42

Attacchi lungo la linea di confine tra Sudan e Sud Sudan

| Scritto da Redazione
Attacchi lungo la linea di confine tra Sudan e Sud Sudan

Il 10 febbraio è stato attaccato il distretto di Jau, località dello stato sudsudanese di Unity al confine con il Sudan. Responsabile dell’attacco, secondo Philip Aguer, portavoce dell’esercito sudsudanese, sarebbe il SAF, l’esercito sudanese, che avrebbe sganciato numerose bombe da aerei Antonov di fabbricazione russa, ferendo quattro soldati sudsudanesi.  Il governatore Taban Deng Gai ha dichiarato al quotidiano online Sudan Tribune che Khartoum vuole impossessarsi dei giacimenti petroliferi di cui lo stato è ricco e chiudere i collegamenti tra Unity e il Kordofan Meridionale, dove da mesi sono in corso pesanti scontri tra il SAF, l’esercito sudanese, e l’SPLM-N, le forze del Sudan People Liberation Movement del Nord. Il fatto si è verificato all’indomani della firma del trattato di non-belligeranza in cui i governi dei due paesi si erano impegnati a rispettare la sovranità territoriale di ciascuno e ad evitare qualsiasi attacco militare. Secondo Juba l’episodio mostra chiaramente che il governo sudanese non ha nessuna intenzione di risolvere pacificamente la crisi petrolifera in corso, ma anche altre questioni rimaste in sospeso tra cui la definizione dei confini territoriali. Il 24 gennaio si era verificato un altro attacco in una località sudsudanese a pochi kilometri dal confine con il Sudan, Elfoj, campo di transito per rifugiati nello stato dell’Alto Nilo. Al momento dell’attacco nel campo si trovavano circa 5000 rifugiati ed erano in corso le operazioni condotte dall’Organizzazione Internazionale delle migrazioni per il trasferimento di altri. Khartoum aveva negato qualsiasi coinvolgimento ma il giorno seguente il governo di Juba aveva annunciato lo stato di massima allerta per le proprie truppe.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che già a gennaio aveva espresso forti preoccupazioni per il mancato accordo sulla questione petrolifera e sulla reale possibilità di un’escalation di violenze in particolar modo nelle regioni di confine, è intervenuto nuovamente esortando le due parti ad agire con maggiore responsabilità e volontà politica positiva.

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