Martedì, 04 agosto 2020 - ore 10.14

Caracas.Il museo della tradizione fondato da un italiano

| Scritto da Redazione
Caracas.Il museo della tradizione fondato da un italiano

Caracas.Il museo della tradizione fondato da un italiano
FONDATO DA UN EMIGRATO ITALIANO DEGLI ANNI 50 IL MUSEO DELLA TRADIZIONE DI VILLA DE CURA AD ARAGUA
La storia di Giuseppe Girlando su la Voce d’Italia (GRTV) – Riceviamo e pubblichiamo volentieri articolo tratto da “La voce d’Italia” a Caracas.
È difficile saper trasmettere l’emozione che si prova nell’incontrare, nei vari angoli del paese, connazionali, la cui identità italiana parrebbe diluita nel tempo e nel luogo, ma che invece è presente con forza.
Uno di questi è Giuseppe Girlando, un italiano emigrato nel lontano 1951 a soli vent’anni, radicato e integrato a Villa de Cura (Aragua).
L’abbiamo scovato per caso in quanto ci è stato segnalato da un amico, il Prof. Aquiles Ortiz, direttore di Cultura del Comitato della Societá Dante Alighieri, Maracay.
Giuseppe Girlando pur slegato, in certo senso, dall’Italia in quanto non vi è più ritornato, ne incarna però l’essenza. È stato lui infatti a portare l’italianità direttamente agli abitanti di Villa de Cura, città che lo ha accolto e dalla quale non si è più allontanato.
La curiosità innata, la voglia di superarsi, l’interesse per il luogo dove si vive, la capacità di adattamento e il pensiero creativo sono i simboli dell’italianità e, tutte queste caratteristiche, sono presenti in Giuseppe Girlando. Dalla storia di quest’uomo si impara che la vita va “vissuta” sempre in prima persona e con entusiasmo ed essere protagonisti della propria vita significa: migliorare se stessi e chi ci circonda, siano luoghi o persone.
Giuseppe Girlando è nato in Sicilia, a Comiso, provincia di Ragusa, il 20 novembre 1931 e vi è rimasto fino ai sei anni poi, dai sei ai dodici anni ha vissuto a Tripoli, capitale della Libia, in quel tempo territorio occupato dall’Italia. Più tardi rientrò in patria dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Nascere in Sicilia, in quella splendida terra profumata di aranci, terra carica di tradizioni e di storia, terra circondata dall’azzurro del Mediterraneo, significa portare dentro di sé tutto quello che questa terra rappresenta, anche senza esserne cosciente, anche e soprattutto, se la vita lo porta lontano.
Quando giunse in Venezuela, al seguito del padre, a soli vent’anni, veniva già carico di questa ricchezza, aveva studiato latino, greco classico, francese. Aveva potuto conoscere nei monumenti che costellano la sua regione la storia di quell’isola, considerando che Sicilia era stata parte della magna Grecia..
Tutto questo “bagaglio” culturale lo portò a dedicarsi alla fotografia, quest’arte non si concretizza solo nello scattare un’immagine ma anche nel creare l’immagine stessa per andare oltre l’apparenza. Così venne assunto dalla Shell per fare un servizio sull’agricoltura: doveva fotografare le terre coltivate e le conseguenze disastrose sugli appezzamenti della presenza di insetti. La finalità di questo reportage era la realizzazione di libri e dispense a favore della modernizzazione dell’agricoltura.
Gli aneddoti che costellano la sua attività di fotografo sono tanti e alcuni fatti sono davvero imprevedibili come quando, sotto richiesta dell’esercito venezuelano, venne chiamato per fotografare “la gualdrapa” (il cencio che si mette tra la sella e il cavallo) del Libertador Simòn Bolìvar. Gli aneddoti e gli avvenimenti “strani” della sua vita sono innumerevoli al punto che lo spinsero a scrivere un libro dal significativo titolo “¿Por qué yo?”.
A dimostrazione che la professione di fotografo non era solo uno strumento per “vivere” ma lo strumento per creare, lavorò come professore nella “Escuela de Artes Plàsticas, Rafael Monasterios” di Maracay dove creò il laboratorio fotografico e nel “Museo de Antropologìa” di Maracay fissando nell’obiettivo ceramiche antiche dell’arte indigena.
La fotografia era il perno principale ma non l’unico in cui ruotava la vita di Giuseppe Girlando e, facendo suo, il motto latino “mens sana in corpore sano”, si dedicò a vari sport e hobby che arricchirono via via il suo spirito: submarinismo, pesca sportiva, navigazione, fu anche artista plastico astratto, direttore di un gruppo boy scaut, fondatore del club dei Leoni di Villa de Cura, membro della Società Bolivariana. Ha anche fabbricato dei modellini di aerei telecomandati, è stato fotografo dei paracadutisti acrobatici e soprattutto curioso e interessato a studiare la storia di Villa de Cura; a lui infatti si deve l’aver scoperto l’esistenza dell’inno dedicato alla città, in passato dimenticato in un cassetto, e cosí oggi quest’inno viene cantato in ogni ricorrenza pubblica.
Sulla “sua” città scrisse tre libri: “Villa de Cura y su historia”, “Las cosas de Villa de Cura que muchos villacuranos no conocen” y “Villa de Cura en fotos”, lasciando quindi una testimonianza delle sue ricerche.
Nell’anno 1976, a corollario del lavoro fatto e del prestigio ottenuto, fondò e diresse, con l’appoggio del Presidente di allora del “Consejo Municipal de Villa de Cura”, il “Museo de la tradiciòn de Villa de Cura” di cui è diventato “Direttore vitalizio”. Oggi il Museo, oltre al nome di “Ezequiel Zamora”, si chiama anche Museo Giuseppe Girlando e gli è stata dedicata una delle sale.
Molti sono i riconoscimenti ricevuti dalle autorità venezuelane per il lavoro importante portato avanti da Giuseppe Girlando: un seme italiano che ha dato frutti.
Oggi, detto da lui stesso, alla venerabile età di ottant’anni, è ancora pieno di vitalità e di sogni e quando gli è stato chiesto di dare un messaggio ai giovani ha risposto:
“Che tutto quello che intraprendono sia fatto con passione e interesse. Interesse e passione devono essere spinta e non causa di depressione davanti alle inevitabili difficoltà che la vita ci impone”.
Noi da queste pagine ci sentiamo orgogliosi di recensire, per i nostri lettori, un personaggio che incarna la nostra migliore essenza, quella indole che ha fatto grande l’Italia in tutti i tempi, anche quando era smembrata e “dormiva” sotto il giogo straniero.
Recensire i nostri connazionali all’estero, portando alla luce le loro storie è il miglior tributo per onorare i centocinquant’anni dell’unità italiana, data che si celebrerà durante tutto l’anno appena iniziato.
La Voce d’Italia di Caracas

fonte:http://www.grtv.it/

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