Casini: «Berlusconi candidato?
Non farà bene all'Italia ma chiarisce le cose»
(Il Messaggero del 14 luglio 2012)
Una lunga e dettagliata intervista di Casini a Il Messaggero, provoca una certa agitazione nel mondo politico, perché le dichiarazioni appaiono apparentemente chiare e definitive, ma a leggere tra le righe emergono simpatie che non possono convincere gli elettori che hanno assunto larghe divergenze dal pianeta, ormai fuori rotta, del berlusconismo d’assalto.
Ancora una volta Berlusconi vuole cimentarsi con il “solo contro tutti”, che dovrebbe esaltarlo comunque vadano le elezioni. In bilancio c’è anche la sconfitta, ma chiederà l’onore delle armi e salverà qualche decina di fedelissimi con i quali cercherà di inserirsi nell’agenda del prossimo governo.
Non c’è alcun interesse alle sorti della nazione, al contrario, l’interesse è che emerga la sua persona nel bene o nel male, per riuscire, per la terza volta a salvare le sue fallimentari aziende a spese dei contribuenti.
Casini sta in mezzo, cercando l’equilibrio; ma l’attuale situazione innanzitutto politica, non consente equilibrismi di sorta, bensì decisioni irrevocabili, certezze, programmazione, progettualità, rigore e, finalmente, EQUITA’.
L'excursus dialettico di Casini ha un solo scopo: far dimenticare all'elettorato i suoi tentennamenti pseudo-centristi, ciondolando tra destra e sinistra.
L'isolamento di Berlusconi lo ha convinto a guardare altrove che non alla melensa riedizione del berlusconismo più becero, ma per convincere gli elettori dovrebbe prendere le distanze da Al Fano che si sta dimostrando sempre più il segretario personale di Berlusconi, in attesa di aderire a qualunque ipotesi dovesse partorire la fertile e immaginifica mente del cavaliere.
Anche Berlusconi si sta circondando di un suo personalissimo "cerchio magico", nel quale la voce più stridula rimane quella della Santanchè, mentre quella che rapina autorevolezza è quella di Maria Rosaria Rossi, onnipresente, anche nelle riunioni con l'attuale presidente del consiglio.
Posto per Al Fano non ce n'è, se non all'ingresso di Palazzo Grazioli, come zerbino.
E' bastata la candidatura del cavaliere per vedere penalizzata l'intera politica di rigore di Monti, perchè l'attuale crisi riprende la sua dimensione di "crisi della politica" e non più solamente quella di "crisi dell'economia".
Il remoto timore di un ritorno a Palazzo Ghigi del cavaliere fa mettere le mani avanti a quel mercato che l'attività di governo vorrebbe neutralizzare. vanificandone l'azione.
Sta nell'individualismo autoreferente di Berlusconi il pericolo che le agenzie di rating hanno evidenziato.
Casini deve decidere con chi stare !
Rosario Amico Roxas



