Martedì, 17 maggio 2022 - ore 12.44

Coldiretti: ‘Con l’ok ai prodotti liofilizzati in pericolo 63 tipicità lombarde’

E in provincia di Cremona hanno chiuso 294 stalle

| Scritto da Redazione
Coldiretti: ‘Con l’ok ai prodotti liofilizzati in pericolo 63 tipicità lombarde’

Mentre la lobby delle industrie fa pressioni sull’Unione Europea perché anche in Italia si possa utilizzare la polvere per fare formaggi e yogurt, nell’ultimo decennio la Lombardia ha già detto addio al 33,5% delle sue stalle da latte a causa della crisi e delle importazioni di prodotti dall’estero. «Nella nostra provincia – denuncia il Presidente di Coldiretti Cremona Paolo Voltini – nel medesimo periodo hanno chiuso i battenti ben 294 stalle, pari al 27,4% del totale. Un dato allarmante, che deve far riflettere tutti».

Il via libera alle polveri di latte metterebbe a rischio anche 63 formaggi tradizionali della Lombardia sui 487 censiti a livello nazionale. Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia diffusa in occasione della manifestazione che oggi ha portato in piazza Montecitorio a Roma allevatori, mastri casari e cittadini per difendere la legge 138 dell’11 aprile del 1974 che da oltre quarant’anni garantisce all’Italia primati a livello internazionale nella produzione casearia anche grazie al divieto all’utilizzo della polvere al posto del latte. Il superamento di questa norma provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura a formaggi, yogurt e latticini made in Italy. A Roma è presente anche una folta delegazione di allevatori cremonesi, guidati dal Vicepresidente di Coldiretti Cremona Mauro Berticelli.

Con il via libera alle polveri – spiega la Coldiretti Lombardia – sarebbero a rischio anche i formaggi tipici tradizionali lombardi presenti in ogni provincia e a volte su più territori: 24 a Bergamo, 29 a Brescia, 14 a Como, 15 a Lecco, 8 a Lodi, 7 a Cremona, 5 a Monza, 5 a Milano, 5 Mantova, 8 a Pavia, 18 a Sondrio, 13 a Varese. Non vengono considerati in questo elenco i formaggi DOP che, per fortuna hanno rigidi disciplinari che ne impongono l’utilizzo di vero latte italiano. Intanto – spiega la Coldiretti Lombardia – il sistema produttivo regionale ha perso 2.936 allevamenti da latte in dieci anni, visto che si è passati dagli 8.761 del 2003/2004 ai 5.825 del 2014/2015. Il record negativo spetta Sondrio, che ha sfiorato un taglio del 49%, mentre la provincia che sembra aver resistito meglio è Como con una diminuzione del 16,8%. Nelle zone di pianura, ossia in quelle dove si concentra la maggiore produzione di latte – spiega la Coldiretti Lombardia – il calo delle aziende si mantiene sotto la media regionale, ad eccezione di Mantova che perdendo 566 stalle fa registrate un meno 36,1% nell’ultimo decennio. «Stiamo vivendo una fase di acuta ristrutturazione del sistema produttivo alla quale si sono aggiunti la crisi economica che dal 2008 sta stringendo il nostro Paese in una morsa e il crollo del prezzo del latte alla stalla per il quale oggi gli allevatori prendono anche meno di 36 centesimi al litro, un valore che non basta neppure a comprare un caffè al bar», afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia.

Rispetto alla scorso anno – spiega la Coldiretti Lombardia – la caduta delle quotazioni, causata dalle importazioni di latte e semilavorati dall’estero, ha creato un buco di quasi 200 milioni di euro nel sistema zootecnico regionale. «E sarebbe stato anche peggio se non avessimo avuto almeno la metà del latte valorizzato grazie al circuito del Grana Padano e degli altri formaggi Dop», afferma Prandini. «E adesso, grazie alla manina interessata di qualche lobby industriale italiana, l’Unione Europea vorrebbe imporci di dare il via libera anche ai formaggi fatti con le polveri invece che con il latte. Una specie di controsenso alimentare ed etico, che danneggerebbe sia i produttori che i consumatori. Chi ha sollecitato Bruxelles a cambiare in peggio la nostra legge sulla qualità dei prodotti lattiero-caseari si dovrebbe solo vergognare e infatti non hanno neppure il coraggio di venire allo scoperto. Poco male. Non passeranno. Difenderemo noi il made in Italy, le aziende agricole, i nostri prodotti e la fiducia dei consumatori».

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