Giovedì, 23 aprile 2026 - ore 11.12

CONTRO IL DOPING C'È LA RESPONSABILITÀ SOCIALE PERSONALE|A.CEI

| Scritto da Redazione
CONTRO IL DOPING C'È LA RESPONSABILITÀ SOCIALE PERSONALE|A.CEI

GLI ATLETI FACCIANO COME LE IMPRESE. LA PROPOSTA DELLO PSICOLOGO DELLO SPORT, ALBERTO CEI
Alberto Cei interviene sul tema del doping dalle pagine dell'Huffington Post:

Il nuovo scandalo del doping questa volta ha investito alcuni fra i migliori velocisti del mondo, determinando la consueta smentita da parte degli interessati e un coro unanime e giusto di condanna.

La questione del doping non avrà mai fine per gli enormi interessi economici alla base delle prestazioni dei "campioni" e di cui loro stessi sono i primi a beneficiare. Le sanzioni penali sono necessarie così come lo sviluppo della ricerca per scoprire i nuovi metodi di doping e come identificarli.

Non credo però che leggi e ricerca scientifica siano sufficienti a contrastarne la marcia. Come per la lotta contro la mafia e ogni forma di organizzazione criminale serve lo sviluppo della cultura della legalità e la sua diffusione a partire dagli atleti stessi e le loro organizzazioni.

Non si tratta certo di firmare solo una dichiarazione a favore dello sport pulito ma di costituire anche nello sport quella che nel mondo del lavoro si chiama Responsabilità Sociale d'Impresa, definita nel libro verde della Commissione Europea del 2001 come "integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate".

Quindi fra gli attributi che costituiscono la reputazione di un'azienda non ci sono solo le prestazioni economiche ma anche la sostenibilità ambientale e sociale, la cultura e le relazioni con chi ti sostiene nelle più varie forme. Lo stesso dovrebbe valere per gli atleti, non possono più affermare di pensare solo ad allenarsi e lasciare alle persone di cui si circondano ogni altra responsabilità.

Non è più possibile non sapere o fare finta di non sapere, ed è questa la responsabilità di cui devono assumersi il pieno controllo, al pari delle aziende devono sviluppare una cultura individuale basata sulla Responsabilità Sociale Personale.

In tal modo, si pone in evidenza che l'agire morale richiede la volontà di fare scelte anche coraggiose, che significa agire con la consapevolezza di quello che è corretto fare anche in un ambiente ostile e minaccioso e a costo di non vincere. Si può così sostenere che il coraggio e la coscienziosità sono alla base della moralità del carattere.

Infatti, se non si posseggono queste due caratteristiche una persona rischia di agire in modo etico solo nelle situazioni più semplici, in cui non deve contrastare convinzioni differenti o ambienti organizzativi con modelli morali criminali o di tipo lassista. Le organizzazioni sportive dovrebbero percorrere questa strada, educando prima se stesse e poi gli atleti a corrispondere a questo modello basato sulla Responsabilità Sociale Personale. Non dovrebbero invece agire, come spesso accade, lasciando gli atleti soli nelle loro scelte o nei peggiori dei casi spingendoli nelle mani di chi gli darà quell'aiuto chimico per vincere ad ogni costo. (Di Alberto Cei, psicologo dello sport e blogger dell'Huffington Post)

Fonte Uisp

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