Pianeta Migranti. La responsabilità delle morti in mare è politica
Mentre gli italiani festeggiavano la Pasqua, nel Mediterraneo avveniva l’ennesima strage. Un’imbarcazione partita dalla Libia con 110 persone a bordo si è capovolta: solo 32 i sopravvisuti, recuperati da due mercantili di passaggio e trasferiti a Lampedusa in stato di forte choc. 71 persone risultavano disperse in mare.
Secondo il velivolo Seabird 2 di Sea-Watch giunto sul luogo del disastro, i naufraghi sono rimasti in acqua per ore e ore aggrappati ai relitti dell’imbarcazione prima di essere salvati dai mercantili.
Una strage senza fine
Secondo i dati dell’OIM (Missing Migrants Project) dall’inizio del 2026 oltre 725 persone hanno perso la vita lungo le rotte migratorie del Mediterraneo; un dato che non tiene conto dei naufragi invisibili.
L’associazione Mem.med – Memoria Mediterranea ha definito quella di Pasqua una «strage politica nel Mediterraneo centrale», scrivendo che «non c’è alcuna redenzione, non esiste resurrezione quando in mare la crocifissione è una scelta politica di omissione», e ha chiesto di attivare almeno le ricerche delle persone disperse e il recupero dei corpi.
Per Mediterranea Saving Humans «Il fallimento delle politiche governative, purtroppo, costa la vita a migliaia di persone: i naufragi sono continui, ma il ministro Piantedosi sbandiera il “successo” della diminuzione degli sbarchi nonostante donne, uomini e bambini muoiano di ipotermia, di freddo, abbandonati alla deriva per giorni».
Non è un caso che a salvare quelle 32 persone siano stati dei mercantili privati e non una nave della Guardia Costiera o un equipaggio legato a operazioni europee di ricerca e soccorso.
Per gli Stati membri dell’UE, il Mediterraneo è diventato uno spazio inesistente, qualcosa di cui non occuparsi, un lavoro ‘sporco’ da delegare alle guardie costiere libiche e tunisine.
I fermi alle navi dei soccorsi
Il 7 aprile, la nave Aurora di Sea-Watch è stata sequestrata dalle autorità italiane nel porto di Lampedusa. La colpa è di aver soccorso 44 persone rimaste intrappolate per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata nel Mediterraneo centrale. Alarm Phone aveva segnalato la presenza dei naufraghi già il 1° aprile ma nessuno è intervenuto. La nave Aurora era salpata il 3 aprile, aveva portato tutti in salvo e attraccato a Lampedusa il mattino.
E’ la seconda nave di Sea-Watch bloccata nel giro di pochi giorni: la settimana prima era stata fermata la Sea-Watch 5.
Giulia Messmer, portavoce delle navi di Sea-Watch, ha dichiarato che chi criminalizza i soccorsi sceglie consapevolmente di far morire vite umane.
L’unica notizia positiva è che il Decreto Piantedosi che contrasta il soccorso civile in mare continua a essere smontato pezzo per pezzo dai tribunali italiani.
L’ultimo colpo è arrivato il 3 aprile 2026, quando il Tribunale di Trapani ha annullato le sanzioni e la multa inflitte a Mediterranea per il soccorso effettuato dalla nave Mare Jonio il 16 ottobre 2023. E il Ministero dell’Interno è stato condannato anche al pagamento delle spese legali.



