Mercoledì, 08 aprile 2020 - ore 17.45

CORSO DI DIALETTOLOGIA D’ARTE 2019 Il corso è partito il 15 ottobre Con Agostino Melega - AUSER CREMONA

In allegato il testo della prima lezione. Chi volesse, nei prossimi giorni, potrebbe ancora iscriversi presso l'Auser.

| Scritto da Redazione
CORSO DI DIALETTOLOGIA D’ARTE 2019 Il corso è partito il 15 ottobre Con Agostino Melega - AUSER CREMONA

CORSO DI DIALETTOLOGIA D’ARTE 2019 Il corso è partito il 15 ottobre Con Agostino Melega - AUSER CREMONA

In allegato il testo della prima lezione. Chi volesse, nei prossimi giorni,  potrebbe ancora iscriversi presso l'Auser.

AUSER UNIPOP CREMONA CORSO DI DIALETTOLOGIA D’ARTE 2019 (terzo anno – primo incontro: 15 Ottobre)

DOCENTE Agostino Melega, piazza IV Novembre 16, 26100 Cremona, cell. 340 4242281; mail: agostino.melega@gmail.com  

PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA DEL CORSO   Buona sera. Giunga un cordiale saluto a tutti i presenti, unito al ringraziamento per l’iscrizione e la partecipazione a questo nuovo corso di “Dialettologia d’Arte”, che ci permetterà pure quest’anno di compiere un percorso culturale avente come riferimento primario il vernacolo della provincia di Cremona, con le sue varianti urbane insieme a quelle significative proprie del contado.

Devo confessare che l’esito delle prime due esperienze è stato estremamente positivo soprattutto in termini di confronto e di riscoperta della bellezza della parlata natia, con l’attiva collaborazione dei partecipanti alla stessa attività di ricerca. Sono stati rispolverati e riscoperti, infatti, parecchi termini dialettali desueti, in una variegata mescolanza d’accenti e significati, all’interno di un contesto privilegiante il rimando in chiave storica ad un mondo di ricordi, nella cornice del linguaggio urbano e di quello rustico. Infatti i partecipanti al corso hanno contribuito al dipanarsi dell’attività col proprio patrimonio linguistico, appreso in diverse località della provincia.

Durante il presente cammino, cercheremo di osservare e di mettere a fuoco, nei modi più dettagliati e possibili, il mondo della campagna, il mondo agrario, il mondo della cosiddetta civiltà contadina, cercando di porre in rilievo pure i vari rapporti d’interdipendenza che questo comparto economico ed ambientale ha avuto nel tempo con la rete degli artigiani del territorio, relazioni che per tanti versi mantiene ancor oggi.    Ad esempio, il rapporto cu’l frèer o ferèer (col fabbro ferraio) o maniscàalch (maniscalco, un tempo anche veterinario, esercitante il mestiere di ferrare i cavalli), cu’l selèer (sellaio), oppure cu’l cavagnìn (canestraio), cu’l marengòon e cu’l suìin (col falegname e col bottaio), che riparavano e fornivano, l’uno, cariaggi e  strumenti di legno occorrenti alle varie attività, e l’altro botti.

Altri rapporti si avevano cu’l mulinèer (col mugnaio), cu’l cašèer (casaro) e così via, senza tralasciare le connessioni che il mondo rurale ha sempre intrecciato col mercato, sia con quello spicciolo dell’ambulantato che portava merci e notizie in cascina.    In alcuni paesi, come ad esempio Trigolo,  l’ambulante che raggiungeva la cascina veniva chiamato bašulòn, poiché egli impiegava nel suo lavoro el bašóol, una piccola bancarella che portava sulle proprie spalle, e su cui esponeva la propria mercanzia.

Fra i vari ambulanti vi erano ‘l ašidèer (venditore di aceto e di mercanzie varie),  el mignàan (stagnaio), che faceva fronte all’uso di recipienti di rame, e non solo per la cucina, che bisognava stagnare ed eventualmente riparare. Così come va ricordato el muléta (arrotino), funzionale a rendere taglienti tutti gli strumenti necessari alla lavorazione e per l’attività domestica.

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