Domenica, 13 giugno 2021 - ore 12.30

Costi materie prime alle stelle: zootecnia bresciana in ginocchio

La situazione per la zootecnia bresciana è al limite del sostenibile, gli imprenditori agricoli sono in grandissima difficoltà.

| Scritto da Redazione
Costi materie prime alle stelle: zootecnia bresciana in ginocchio

Con l’aumento esponenziale dei costi delle materie prime, gli allevamenti zootecnici sono in enorme difficoltà. A partire dal settore lattiero bresciano, eccellenza dell’economia made in Italy con una produzione annua di oltre 15 milioni di quintali di latte, pari al 12 % del totale nazionale, senza dimenticare il settore avicolo, suinicolo e della carne rossa dei bovini da carne.

“In questi momenti di criticità, serve più che mai approfondire gli aspetti strategici su cui lavorare – commenta Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Brescia e nazionale –. A cominciare dal rafforzamento del sistema cerealicolo e produttivo italiano, per importare meno e riequilibrare i fabbisogni delle filiere agricole. Parallelamente, è urgente focalizzarsi sull’attualità, per affrontare l’aumento spropositato dei costi delle materie prime. Stiamo lavorando a una proposta di legge che indicizzi i prezzi al costo di produzione, perché le tante forme speculative e la concorrenza di Paesi che fino a pochi anni fa non puntavano sulla produzione agroalimentare, rischiano di stravolgere le dinamiche di mercato”.

Zootecnia bresciana: i dati preoccupano

Confermano il trend negativo gli ultimi dati rilevati dalla Borsa Merci della CCIAA di Milano: il mais è attualmente quotato 250 euro/tonnellata con un aumento del 29% rispetto all’anno scorso, la soia sale a oltre 500 euro/tonnellata, con punte percentuali in ascesa fino al 44%. Aumenti anche per l’orzo, al +18%, e per tutte le materie prime utili all’alimentazione e alla cura del bestiame.

Bisogna dunque intervenire al più presto con azioni mirate e strutturali per l’autosufficienza interna delle filiere. “E’ importante anche considerare gli investimenti innovativi nei bacini di accumulo – prosegue Ettore Prandini -, garantendo più acqua alle strutture agricole e dunque una migliore resa produttiva. Contestualmente, il tema della genetica green può sostenere la produzione del territorio, difendere il patrimonio di biodiversità dai cambiamenti climatici e far tornare protagonista la ricerca italiana”. Fondamentale, in questa prospettiva, l’importante risultato ottenuto nei giorni scorsi attraverso il dialogo con le istituzioni europee, che hanno promosso la genetica green come tema di innovazione ed evoluzione per le future strategie comunitarie.

La voce degli imprenditori agricoli

“Stiamo vivendo una situazione insostenibile – racconta Giuseppe Ruggeri, allevatore zootecnico nel settore latte di Verolavecchia e consigliere di Coldiretti Brescia -. Non è accettabile che l’aumento dei costi del mangime sia totalmente slegato dal prezzo che ci viene pagato per il latte che, al contrario, rimane stabile o addirittura scende. Oggi ci viene chiesto di investire verso la sostenibilità e la transizione ecologica ma, a queste condizioni, sarà impossibile andare in questa direzione”. Preoccupazione anche per il futuro delle nuove generazioni. “Ci vogliono certezze – precisa Enrico Bettoni, produttore di latte a Torbole Casaglia e consigliere di Coldiretti Brescia -, è necessario poter guardare con programmazione il futuro del settore modificando le attuali dinamiche imprenditoriali, che hanno accusato l’instabilità dei mercati e il disequilibrio della filiera”.

Aumenti dal 30 al 40% nel settore suinicolo, non solo sui mangimi ma in generale su tutti i prodotti utilizzati per l’alimentazione. “I costi sono in forte aumento – sottolinea Claudio Cestana, suinicoltore di Manerbio e vicepresidente di Coldiretti Brescia -, oggi incidono più del 50% dei costi di produzione. Per sopravvivere in questa situazione, il valore dei suini dovrà aumentare per riuscire a pareggiare le uscite, ma il momento è veramente complicato, considerando anche i trend di consumo attuale della carne”.

Anche il settore avicolo soffre: “si registra un'incidenza davvero notevole nei costi del mangime – esprime preoccupata Laura Facchetti dell’Agricola Monteverde di Rovato -. Un aumento che per la nostra realtà si attesta intorno al 25%. Questo influisce poi sui costi del pollo vivo, con una crescita del 10% che non viene in alcun modo assorbita dal mercato. Stiamo sostanzialmente lavorando in perdita, con prospettive negative sul futuro, perché questa tendenza sembra destinata a perdurare”.

Situazione pesante anche per l’intero settore della carne rossa, che vive un rincaro prezzi del 40%. “Un disastro - conclude Fabio Rozzini, allevatore di Montichiari e consigliere di Coldiretti -, l’aumento dei costi delle materie prime nel nostro settore si somma all’aumento del ristallo e a un calo dei consumo di carne, elementi che non fanno altro che aggravare la situazione”.

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