(CR) Pianeta Migranti. Chi può pagare riesce a scappare da Gaza.
Dal valico di Rafah passa la speranza dei palestinesi in fuga ma anche il business milionario dei trafficanti.
Rafah è diventata un luogo spaventoso e in tanti cercano la fuga.
L’Agenzia di viaggi Hala Consulting and Tourism services, basata al Cairo, con una sede a Rafah (città-valico tra la Striscia e l’Egitto) e con almeno sette agenti ingaggiati a Gaza offre ai palestinesi una via di fuga a pagamento. Hala ha il diritto esclusivo di controllare il trasporto dei viaggiatori da e per la Striscia di Gaza.
Il suo tariffario è variabile. Ai palestinesi senza documenti di viaggio, cioè la maggioranza dei rifugiati nella Striscia, vengono chiesti 2.500 dollari per i minori di 16 anni; 5.000 dollari per gli altri. Chi ha un passaporto egiziano paga tra i 650 e i 1.200 dollari. Chi invece non vuole attendere il suo turno, può sborsare 10.000 dollari e passare in cima alla lista.
Le offerte sono pubblicizzate on-line e i preventivi sono stati forniti direttamente dall’agenzia ai giornalisti di “Occrp”, la piattaforma di investigazione sulla corruzione e il crimine.
L’Egitto ha però negato episodi di corruzione o di tasse aggiuntive ai palestinesi al valico di uscita, ma diverse fonti contattate da Avvenire, tra cui profughi di Gaza che sono riusciti a raggiungere l’Italia, affermano il contrario. Le tariffe sono cambiate nel corso della guerra; la domanda e l’offerta sono legate a quattro variabili: scarsità di denaro, numero dei profughi che l’Egitto decide di far entrare e i ‘desiderata’ dei doganieri.
Tra le migliaia di persone che hanno passato il confine ci sarebbero parenti di dirigenti di Hamas che hanno pagato ingenti somme. Invece, gli abitanti della Striscia che non hanno soldi devono chiedere aiuto a parenti stranieri, raccogliere fondi con campagne on-line o indebitarsi fortemente.
Dietro questo business c’è un uomo potente che sta in contatto con l’agenzia Hala, con i vertici egiziani e con emissari delle autorità di Gaza cioè Hamas, a cui l’agenzia Hala deve versare una percentuale del suo fatturato.
Hala è un ramo della società “Abnaa Sina” (Figli del Sinai). Sulla carta è una compagnia di costruzioni e appalti, di proprietà dell’uomo d’affari Ibrahim al-Organi che, grazie al “Gruppo Organi” è uno degli uomini più potenti del Sinai, dove controlla una sua milizia. Dopo un periodo in carcere, Organi ha costruito il suo impero economico fondato sul contrabbando. Oggi è considerato uno dei più stretti alleati del presidente egiziano al-Sisi. Ibrahim Al-Organi is the crossing broker and friend of Sisi’s son – Middle East Monitor
Al-Sisi l’ha nominato membro dell'Autorità per lo sviluppo del Sinai, un'agenzia statale con il controllo esclusivo sulle attività di sviluppo e costruzione nella penisola così che oggi le sue società di edilizia sono coinvolte anche nella costruzione di un perimetro murato fuori Rafah, sul lato egiziano del confine con la Striscia di Gaza, nel quale potrebbero essere ospitati 100mila profughi.
La storia dei palestinesi che cercano di passare il valico di Rafah è la vicenda (l’ennesima) di quanti cercano di fuggire dalle bombe (in questo caso israeliane) e incappano in trafficanti, passeur, uomini e agenzie ‘squalo’ come gli agenti di Hamas e i vertici egiziani che fanno business sulla loro disperazione. E come sempre il mondo sta a guardare. Oppure, continua a inviare armi ai signori della guerra alimentando così una spaventosa tragedia umanitaria.



