Giovedì, 20 gennaio 2022 - ore 15.21

(CR) Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico Con.Com.15/11/2021

1.)Tutela del patrimonio naturale sul territorio cremonese;2.) Un patto per l’ambiente e la sostenibilità;3.) ripiantumazione di piante abbattute

| Scritto da Redazione
(CR) Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico Con.Com.15/11/2021 (CR) Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico Con.Com.15/11/2021 (CR) Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico Con.Com.15/11/2021 (CR) Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico Con.Com.15/11/2021

Piano Verde ed Alberi Tagliati Resoconto sintetico del Consiglio Comunale del 15 novembre 2021

 1.)Tutela del patrimonio naturale sul territorio cremonese;2.) Un patto per l’ambiente e la sostenibilità;3.) ripiantumazione di piante abbattute

 I punto  all’odg sul Piano Verde ed Alberi tagliati erano tre e precisamente:

  1.  Mozione di Luca Nolli(M5S) “sulla tutela del patrimonio naturale sul territorio cremonese” La mozione è stata respinta: 20 i voti contrari, 1 favorevole e 9 astenuti.
  2. OdG primo firmatario Carlo Malvezzi (FI) inerente la programmazione e gestione dei sistemi verdi urbani “Un patto per l’ambiente e la sostenibilità”. L’ordine del giorno, che è stato respinto: 17 i voti contrari, 5 quelli a favore.
  3. Mozione Luca Nolli (m5s) sulla ripiantumazione di piante abbattute. Respinta e la mozione: 17 i voti contrari, 5 quelli a favore.

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Di seguito Il resoconto sintetico disposto dall’Ufficio Comunicazione del Comune di Cremona sui tre punti sopra indicati.

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Mozione presentata in data 15 marzo 2021 dal capogruppo del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Luca Nolli sulla tutela del patrimonio naturale sul territorio cremonese.

Premesso che: Nella Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale, adottata dall'UNESCO del 16.11.1972 avente come materia il Recupero e protezione di beni culturali - ecologia convenzione riguardante la protezione sul piano mondiale del patrimonio culturale e naturale si definisce, tra le altre cose, che patrimonio culturale e naturale rappresenta il punto di riferimento, il modello, l'identità dei popoli e costituisce l'eredità del passato da trasmettere alle generazioni future.

Considerato che: l'attuale maggioranza si è sempre definita ambientalista e per la tutela dell'ambiente e che questa vocazione va dimostrata nei fatti e non solo a parole.

 Visto che: in data 12 marzo 2021 un pioppo secolare e due querce presenti nel quartiere San Felice in via Corte dei Monaci sono stati abbattuti senza che fossero stati posti in essere e per tempo tutti gli atti necessari ad impedire questo danno ecologico.

 Tutto ciò premesso e considerato il Consiglio Comunale impegna la Giunta

-a identificare i patrimoni naturali sul territorio cremonese;

-a tutelarli ponendo in essere tutte le procedure necessarie a garantirne l'esistenza;

-a bloccare, per un periodo di 10 anni, tutte le modifiche al PRG che coinvolgano aree vittime di sfregi a tali patrimoni naturali (includendo in questi anche il pioppo e le querce appena abbattuti a San Felice).

 Dopo l'illustrazione della mozione da parte del proponente si è aperto il dibattito nel quale sono intervenuti i consiglieri: Nicola Pini (Partito Democratico), Enrico Manfredini (Fare Nuova la Città – Cremona Attiva), Roberto Poli (Partito Democratico) e Maria Vittoria Ceraso (Viva Cremona).

A nome della Giunta è intervenuto l'Assessore Rodolfo Bona: Le aree di valenza naturalistica sono prioritariamente indicate nel Piano paesistico regionale dove trova espressione la RER (Rete Ecologica Regionale) che si esplica nei corridoi principali (generalmente coincidenti con i corridoi fluviali) e nei corridoi secondari. Questi ultimi rilevano aree a valenza naturalistica e generalmente dotate di corredo arboreo e arbustivo e zone di collegamento, non necessariamente già boscate, ma meritevoli di interventi per dare continuità al corridoio. La RER trova declinazione maggiormente puntuale nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) e recepimento in tutti i Piani di Governo del Territorio (PGT). Ci sono poi le aree naturali protette a livello regionale (ad esempio la riserva naturale Bosco dell'Isola), i monumenti naturali (ad esempio l'area dei Lagazzi a Piadena). Oltre alla RER, esiste la Rete delle aree naturali protette Rete Natura 2000, della quale fanno parte i SIC (Siti di Interesse Comunitario) e le ZPS (Zone a Protezione Speciale). Queste aree sono protette a livello comunitario. Nel territorio del Comune di Cremona non ne abbiamo ma, vicino, possiamo ricordare ad esempio gli spiaggioni di Spinadesco. Esistono poi tutele per le aree classificate come bosco ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004 art. 142, giardini storici, aree sottoposte alla Legge Galasso cioè le fasce nei 150 mt dai corsi d'acqua. I regolamenti comunali possono poi, come fa già quello esistente, dare prescrizioni per la gestione del verde privato.

Come sopra evidenziato già esistono aree soggette a vari tipi di tutela ambientale, tutte sono visibili nel PGT comunale o nel PTCP se interessa il territorio provinciale. Per dare l'avvio della procedura per una particolare tutela che deve fare riferimento ad almeno una delle categorie sopra elencate è necessario poter identificare ambiti che rivestano caratteristiche di particolare valenza non facilmente replicabile. Ad esempio, è difficile porre un vincolo su un'alberata stradale se questa non è un viale storico, oppure non si trova nei 150 mt da un corso d'acqua oppure non è costituita da specie particolarmente protette. Questo non significa che il patrimonio arboreo cittadino non debba essere preservato, sono concetti diversi l'uno statico l'altro dinamico.

Come ho sopra specificato non è il PGT lo strumento di tutela ma riprende nelle sue disposizioni tutele di carattere sovraordinato. L'importante ruolo che il PGT attualmente può avere, in virtù anche degli indirizzi sul contrasto al consumo di suolo, è proprio quello di essere modificato a favore della diminuzione delle previsioni di aree edificabili, della deimpermeabilizzazione e quindi di una maggior disponibilità di superfici da dedicare o da lasciar evolvere a verde.

Per quanto riguarda il taglio degli alberi a San Felice è stato emanato un comunicato ufficiale a suo tempo utilizzato per le varie interrogazioni e per gli organi di stampa: L'abbattimento purtroppo è avvenuto per una mancanza procedurale negli atti dirigenziali, e l'Amministrazione ha già dichiarato la propria responsabilità. La situazione si è verificata a causa di un momento di transizione dirigenziale che ha fatto slittare i termini previsti per la valutazione del caso specifico. La proprietà aveva infatti segnalato che le piante in questione erano affette da una malattia, corredando la domanda di abbattimento con una perizia di un agronomo. Purtroppo, i tempi a causa del cambio di tre dirigenti, si sono prolungati e, a seguito della modalità di gestione della pratica che prevede il 'silenzio assenso', le piante sono state abbattute.

A suo tempo, è già stata richiesta al proprietario la compensazione prevista a seguito dell'abbattimento (1 pioppo nero + 2 farnie) che è stata accolta. Durante la stagione silvana 2021-22 verranno messe a dimora dal privato le nuove piante, pur nella consapevolezza che ciò potrà solo parzialmente compensare la perdita di alberi che rappresentano parte dell'identità del quartiere e dei suoi abitanti.

Anche con il Comitato di quartiere, che abbiamo subito incontrato, abbiamo concordato ulteriori piantumazioni, che verranno effettuate in occasione della Giornata Nazionale dell’Albero il prossimo 28 novembre, quando verrà presentato il progetto educativo Heliàdes, realizzato a cura di alcuni cittadini e del Comitato stesso in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

 La mozione è stata respinta: 20 i voti contrari, 1 favorevole e 9 astenuti.

 Ordine del giorno presentato in data 20 settembre 2021 da consiglieri comunali vari (primo firmatario Carlo Malvezzi) inerente la programmazione e gestione dei sistemi verdi urbani “Un patto per l’ambiente e la sostenibilità”.

 Premesso che:

il nostro Paese si è dotato della Legge 10/2013 "Norme per lo sviluppo degli spazi urbani", che rappresenta un punto di partenza per rilanciare il fondamentale ruolo svolto dagli spazi verdi urbani, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche socio-culturale;

il Comitato per lo sviluppo del verde urbano presso il Ministero dell'Ambiente ha approvato le "Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile", quale supporto all'attività dei Comuni;

la buona funzionalità e il corretto uso delle aree verdi pubbliche richiedono il supporto di strumenti di governo specifici, in grado di guidare gli amministratori nelle scelte di pianificazione, programmazione e gestione, ma anche di fornire ai cittadini elementi di conoscenza e di rispetto verso questo importante bene comune. Tali strumenti sono qui elencati:

  1. Censimento del verde (rilievo puntuale del singolo elemento verde per area, geo referenziato e integrato nel sistema informativo territoriale);
  2. Regolamento del verde (regolamentazione tecnica ad uso degli operatori);
  3. Piano del verde (visione strategica del futuro verde della città);
  4. Piano di monitoraggio e gestione del verde (aggiornato annualmente);

-il censimento del verde si pone come strumento conoscitivo irrinunciabile per la programmazione del servizio di manutenzione del verde, la corretta pianificazione di nuove aree verdi, la progettazione degli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, nonché per la stima degli investimenti economici necessari al mantenimento e potenziamento della funzionalità del patrimonio verde;

-il Piano Comunale del Verde (PCdV) è lo strumento sovraordinato che, oltre a disegnare una visione strategica dell'assetto (semi)naturale, agro-selvicolturale, urbano e peri-urbano della città, definisce i principi e fissa i criteri di indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche nell'arco della futura pianificazione urbanistica generale (art. 6, comma 1 lettera e della Legge 10/2013);

-il complesso ed affascinante tema del verde pubblico urbano deve essere quindi affrontato in modo sistemico ed è compito dell'Amministrazione comunale dotarsi di risorse e strumenti tecnici idonei per una corretta pianificazione, progettazione, gestione e fruizione degli spazi verdi al fine di massimizzarne i numerosi benefici ambientali elementi minimizzando i rischi;

-il Comune di Cremona ha avviato, ma non completato, il censimento del verde urbano. Risultano infatti censiti oltre 14.000 elementi verdi dei circa 26.000 (dato stimato) esistenti nel territorio comunale. Ne consegue che ad oggi l'Amministrazione Comunale non dispone neppure di una conoscenza puntuale e precisa del proprio patrimonio arboreo, indispensabile per programmare la realizzazione di nuovi impianti e la gestione e manutenzione del verde urbano;

-da una recente Relazione tecnica avente per oggetto "Esecuzione di analisi strumentali e visive (VTA) sul patrimonio arboreo comunale", redatta da uno studio professionale incaricato all'Amministrazione comunale, è emerso che delle 393 piante dislocate in undici strade urbane, 133 di esse (circa 30%) sarebbero pericolose e pertanto dovrebbero essere abbattute;

-gli agronomi Massimo Turci e Giuseppe Miceli, autori della predetta relazione, hanno chiarito durante la Commissione consiliare ambiente del 16 settembre scorso, che la loro indagine si è concentrata sulla stabilità delle piante esaminate, ma non ha preso in considerazione l'analisi del rischio, conoscenza indispensabile per orientare le scelte dell'Amministrazione comunale;

-qualora tale percentuale venisse applicata all'intero patrimonio arboreo comunale, ci troveremmo di fronte alla catastrofica ipotesi di dover abbattere circa 8.000 piante. Una prospettiva che provocherebbe un irrimediabile danno ambientale e paesaggistico. Questa stima potrebbe subire anche significative variazioni in considerazione limitata conoscenza della consistenza del patrimonio arboreo comunale;

-il Comune di Cremona è sprovvisto del Censimento completo del Verde, del Piano del Verde e del Piano di monitoraggio e gestione del verde, nonostante la legislazione di riferimento e le linee guida siano e vigenti da otto anni;

-l'Amministrazione comunale ha avviato le operazioni di abbattimento delle 133 piante senza coinvolgere preventivamene la commissione ambiente ed evitando il confronto con le associazioni ambientaliste locali, con i comitati di quartiere e con i cittadini;

gli abbattimenti eseguiti negli ultimi anni sono avvenuti mantenendo in loco i ceppi con i relativi apparati radicali, senza alcun progetto di riqualificazione delle vie urbane e senza le contestuali ripiantumazioni;

-Cremona è tra le città più inquinate d'Europa. Anche il recente rapporto "Mal'aria" di Legambiente ha confermato che Cremona ha il triste primato di essere tra le peggiori città italiane in termini di qualità dell'aria;

-la scelta di trasferire tutto il personale comunale precedentemente impiegato nel settore del verde ad AEM S.p.A., affidando ad essa la gestione del verde urbano, ha ridotto drasticamente la capacità del Comune di svolgere il necessario ruolo di programmazione e di controllo su una tematica strategia per gli aspetti ambientali e paesaggistici, declassando tutta la gestione della partita strategica alla sola tecnicalità;

-l'Europa e il nostro Paese stanno gettando le basi per dare attuazione alla cosiddetta "transizione ecologica", un percorso che apre un una grande prospettiva di cambiamento, all'interno di un rinnovato rapporto tra la produzione energetica, lo sviluppo industriale e la tutela dell'ambiente;

-anche gli enti locali sono chiamati ad attuare scelte programmatorie coerenti con la nuova traiettoria che il nostro paese e l'intero continente europeo -hanno intrapreso.

 Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta:

  1. ad integrare la relazione di classificazione di 393 essenze cittadine depositata nei giorni scorsi dallo studio di agronomi Turci e Miceli incaricati dal Comune, con una puntuale valutazione del rischio, come espressamente prevista dalle Linee Guida per la Gestione del Verde Urbano, finanziando questa indagine con il budget previsto all'art. 22 comma 10 del Regolamento del Consiglio Comunale. Ove tale budget risultasse carente, si chiede venga integrato per la parte mancante;
  2. a completare il censimento di tutto il patrimonio arboreo del Comune di Cremona entro il 2022, attività propedeutica ad ogni seria azione di programmazione e gestione del verde urbano;
  3. ad eseguire, entro i prossimi 5 anni, la ricognizione completa dello stato di salute degli elementi verdi urbani, condividendo con la commissione ambiente i criteri di analisi, la programmazione delle attività, le metodiche diagnostiche più avanzate e gli standard qualitativi della strumentazione utilizzata in campo;
  4. ad integrare gli strumenti di pianificazione del verde (piano del verde) con quelli di programmazione urbanistica. Le previsioni di realizzazione di nuovi impianti, così come la riqualificazione delle strade urbane, fino ad arrivare alla programmazione delle manutenzioni e delle integrazioni dei sistemi verdi urbani (filari, aree boschive, siepi, parchi, ecc.) deve avvenire all'interno di una visione unitaria di governo del territorio, legata quindi a tutti gli altri strumenti dell'urbanistica e paesaggistici;
  5. a condividere con la commissione ambiente e territorio linee di indirizzo del piano del verde, attualmente assente, tenuto conto delle linee guida predisposte dal Comitato per lo sviluppo del verde urbano;
  6. ad affidare le analisi sullo stato di salute del patrimonio arbore ad un pool di professionisti, condividendo le risultanze delle analisi con la commissione ambiente e con i portatori di interesse;
  7. a ridurre la pratica degli abbattimenti, programmando ed eseguendo puntuali ed efficaci interventi di monitoraggio e di manutenzione dei sistemi verdi urbani;
  8. a predisporre, per le vie interessate dagli interventi più invasivi, progetti di riqualificazione degli spazi pubblici e di ripiantumazione con essenze adulte, da attuarsi in continuità con le rimozioni, avvalendosi di progettisti qualificati con comprovate esperienze in campo agronomico, paesaggistico e naturalistico;
  9. a provvedere a stanziare adeguati finanziamenti all'intero dei prossimi bilanci di previsione e di integrare l'organico comunale di professionalità (agronomiche, paesaggistiche e naturalistiche) in grado di supportare le scelte strategiche dell'amministrazione secondo un approccio razionale, ordinato e sistemico;
  10. a costituire un “Osservatorio permanente dei sistemi verdi urbani”, aperto alla partecipazione di esperti agronomi, naturalisti, paesaggisti, rappresentanti delle associazioni ambientaliste, con funzioni consultive e propositive.

 L'ordine del giorno, che è stato respinto: 17 i voti contrari, 5 quelli a favore

 

Mozione presentata in data 24 agosto 2021 dal capogruppo del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Luca Nolli sulla ripiantumazione di piante abbattute.

Premesso che: l’abbattimento di un numero considerevole di piante sta modificando pesantemente l'aspetto dei quartieri coinvolti; tali piante di notevoli dimensioni erano un patrimonio ecologico della città e l'abbattimento peggiora notevolmente l'aspetto dei quartieri, la qualità della vita di chi vive la città e, conseguentemente, il valore degli immobili di quei quartieri.

 Considerato che: la ripiantumazione in un’altra località con un diverso uso dello spazio liberato (per esempio le ciclabili) renderebbe permanente tale danno nel quartiere coinvolto.

 Tutto ciò premesso e considerato, il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta

  1. che le piante abbattute vengano rimpiazzate nello stesso posto con piante di idonea dimensione seguendo le stesse normative imposte alle ripiantumazioni in aree private;
  2. che venga piantumato un ulteriore albero per ogni albero abbattuto in qualità di "compensazione ecologica" considerando che passeranno decenni prima che un albero appena piantato possa fornire lo stesso ossigeno, ombra e valore paesaggistico di un albero trentennale;
  3. che ci si assicuri la necessaria manutenzione e la cura di queste nuove piante affinché possano attecchire e crescere;
  4. che ogni intervento futuro sul patrimonio arboreo che modifichi il paesaggio dei nostri quartieri sia preceduto da uno studio di impatto paesistico e che venga sottoposto al parere delle commissioni consiliari competenti, in conformità con quanto previsto dalle linee guida regionali.

 Ordine del giorno e mozione, illustrati dai rispettivi proponenti, sono stati trattati in un  dibattito congiunto nel quale sono intervenuti i consiglieri Giovanni Gagliardi (Partito Democratico), Marcello Ventura (Fratelli d'Italia), Enrico Manfredini (Fare Nuova la Città – Cremona Attiva), Maria Vittoria Ceraso (Viva Cremona), Francesco Ghelfi (Partito Democratico), Lapo Pasquetti (Sinistra per Cremona Energia Civile), Nicola Pini (Partito Democratico), Luca Nolli (Movimento 5 Stelle), Saverio Simi (ForzaItalia), Carlo Malvezzi (Forza Italia), Fabiola Barcellari (Partito Democratico), Stella Bellini (Partito Democratico), Roberto Poli (Partito Democratico) e Simona Sommi (Lega – Lega Lombarda).

 A nome della Giunta è intervenuto l'Assessore Rodolfo Bona: La realizzazione del Piano del Verde, strumento di pianificazione non obbligatorio, è stata approvata dalla Giunta durante questo mandato su mia proposta e non dalle amministrazioni che si sono avvicendate dal 2013 a oggi. Tale pianificazione è stata inserita come atto politico nelle linee di indirizzo approvate dal Consiglio comunale all’inizio del 2020 e la sua realizzazione è stata prevista negli obiettivi del DUP (Documento Unico di Programmazione) per il 2022. La selezione dei curricula per l’assegnazione dell’incarico è già in corso.

Nelle linee di indirizzo approvate dalla Giunta per la revisione del PGT (Piano di Governo del Territorio), gli elementi richiesti dall’ordine del giorno sono già presenti. Così come l'opportunità di recepimento di quanto indicato nel Piano del Verde da parte dello strumento urbanistico. Il Piano del Verde, infatti, dovrà basarsi su un approccio ecosistemico oltre che paesaggistico-estetico, prevedendo azioni finalizzate a incrementare la quantità e, soprattutto, la qualità delle aree verdi e, al contempo, dovrà essere rivolto alla massima efficienza per contenere gli oneri gestionali-manutentivi al fine di garantirne la piena sostenibilità. Preciso inoltre che il legislatore non ha reso obbligatoria la redazione del Piano del Verde, lasciando ancora una volta alla sensibilità politica delle singole amministrazioni comunali la scelta dell’utilizzo dei suddetti strumenti di pianificazione ambientale.

Uno studio condotto dall’ISPRA su 24 città italiane riguardante gli strumenti di pianificazione del verde urbano in Italia dimostra che, nonostante la crescente attenzione verso il patrimonio arboreo e naturale, sono ancora pochi gli Enti che hanno predisposto il Piano del Verde. Molti Comuni non lo hanno ancora adottato e la maggior parte si è orientata per il solo Censimento del verde. Dai dati ISTAT disponibili risulta che, nei 116 capoluoghi di provincia italiani, il Piano del Verde è presente in meno di una città su 10, il Regolamento del verde nel 44,8% dei casi, e il censimento del verde è realizzato da tre città su quattro.

E' comunque importante evidenziare che le Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile (2017) non sono prescrittive, ma rappresentano solo uno strumento di consultazione ed informazione per tutti i Comuni italiani, grandi e piccoli, utile per procedere correttamente e proficuamente nelle attività di pianificazione e gestione del verde urbano. Nella scelta di adottare il Piano del Verde, abbiamo considerato anche il documento Strategia nazionale del verde urbano. Foreste urbane resilienti ed eterogenee per la salute e il benessere dei cittadini (2019).

Nonostante l’eterogeneità degli strumenti di pianificazione urbanistico-territoriale esistenti nelle varie Regioni italiane, esistono essenzialmente tre principali strumenti di settore, non alternativi ma complementari e di supporto l’uno all’altro, che l’Amministrazione comunale può adottare per il governo dei propri sistemi verdi urbani e periurbani, in questo riscontrando anche le indicazioni della Legge n. 10/2013, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Il nostro Comune ha deciso l’adozione di questi tre strumenti:

  1. Censimento del verde: rilievo puntuale delle essenze per area
  2. Regolamento del verde: regolamentazione tecnica ad uso degli operatori
  3. Piano del Verde urbano: visione strategica del futuro verde della città. 

Il Censimento del verde, georeferito e integrato nel sistema informativo territoriale del Comune, si pone, innanzitutto, come strumento conoscitivo irrinunciabile per la programmazione del servizio di manutenzione del verde, la corretta pianificazione di nuove aree verdi, la progettazione degli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, nonché per la stima degli investimenti economici necessari al mantenimento e potenziamento della funzionalità del patrimonio verde.

Redatto da professionisti abilitati ed eventuali esperti delle discipline tecnico-scientifiche, il censimento del verde rappresenta la base fondamentale per la costituzione di una banca dati di conoscenze e informazioni, utili alla predisposizione dei diversi strumenti di pianificazione e gestione del verde urbano (es. SIT o Bilancio arboreo).

Il Censimento, integrato nel sistema informativo territoriale del Comune è in corso da anni ed è giunto a coprire oltre la metà delle essenze arboree del patrimonio comunale. L’ultimo incarico del Comune è stato quello affidato allo studio Miceli-Solari. Ora è oggetto dell'affidamento ad AEM che ha già provveduto a bandire una gara nazionale per un nuovo studio per il 2022. La redazione di questo fondamentale strumento di gestione di pianificazione è già in corso e dovrà continuare nei prossimi anni.

Il Regolamento del Verde, nell'ambito dei principi dell'ordinamento delle autonomie locali, contiene prescrizioni specifiche ed indicazioni tecniche e procedurali da rispettare per la corretta progettazione, manutenzione, tutela e fruizione della vegetazione in ambito pubblico e privato.

Finalità del Regolamento è di garantire, in un’ottica di sostenibilità e di miglioramento dei servizi ecosistemici, efficacia funzionale alle singole piante e alle aree verdi pubbliche e private, sia nelle aree costruite sia in quelle rurali, riconoscendone il rilievo ambientale, paesaggistico, storico, culturale, sanitario e ricreativo, anche in riferimento al dettato della L. n. 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

Redatto da professionista abilitato, con il necessario supporto di esperti delle discipline coinvolte, e approvato con Delibera di Consiglio Comunale, il Regolamento del Verde si applica a tutto il territorio comunale urbano e periurbano, articolandosi in sezioni specifiche riguardanti il verde urbano, le formazioni arboree e arbustive lineari, la rete ecologica territoriale che unisce i suddetti e altri ambiti naturali presenti (come le aree fluviali con vegetazione), la rete ecologica territoriale, le reti ecologiche specifiche e le connessioni tra il sistema urbano ed il sistema rurale.

Il Regolamento del verde è uno strumento di lavoro sia per la Commissione Edilizia, sia per la Commissione del Paesaggio e, più in generale, per tutte le istituzioni che si occupano di “capitale naturale” e “capitale culturale” interconnessi fra loro e fornisce indicazioni ai professionisti incaricati dall’Amministrazione comunale, alle imprese, ai cittadini.

I regolamenti vigenti saranno unificati e aggiornati dai professionisti incaricati alla redazione del regolamento del verde, anche alla luce delle nuove indicazioni tecniche e delle nuove sensibilità.

Se per gestire bene una risorsa occorre prima conoscerla e regolarne gli usi, occorre anche pianificarla con attenzione e lungimiranza, soprattutto se questa risorsa è naturale – come il verde – quindi dinamica e in evoluzione nel tempo.

Il Piano del Verde, lo ribadisco, è uno strumento volontario, integrativo della pianificazione urbanistica generale, volto a definire il “profilo verde” della città a partire dai suoi ecosistemi naturalistici fondamentali, con la previsione di interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano in un orizzonte temporale medio-lungo.  Al pari di altri piani di settore, il Piano del Verde rappresenta quindi uno strumento strategico che indirizza le politiche di trasformazione urbanistica locale e le conseguenti scelte dell’Amministrazione comunale in materia di verde pubblico, ambientale e sociale.

Si tratta di uno strumento sovraordinato che, oltre a disegnare una visione strategica dell’assetto (semi)naturale, agro-selvicolturale, urbano e peri-urbano della città, definisce i principi e fissa i criteri di indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche nell’arco della futura pianificazione urbanistica generale (art. 6, comma 1 lettera e della Legge 10/2013). Costituisce una sorta di piano regolatore del verde, volto a definire l’assetto futuro dell’infrastruttura verde e blu della città, così da rispondere alla domanda sociale e ambientale dei territori antropizzati.

Il Piano è redatto da un gruppo di progettazione costituito da professionisti abilitati (coerente con le professionalità coinvolte) e viene approvato con apposita delibera dall’Amministrazione comunale. In accordo con il redigendo Piano nazionale del verde pubblico (Legge 10/2013, art. 3, comma 2 punto c) che fornirà il quadro normativo di riferimento per la pianificazione locale.

Tenendo conto della Convenzione europea del paesaggio, della necessità di contenimento della dispersione urbana e della diminuzione della cementificazione del suolo, dell’importanza della identità dei luoghi e del rafforzamento del verde e delle aree boscate, il Piano del Verde consentirà una rilettura del disegno della città, a partire dai suoi eco-sistemi naturalistici fondamentali quali, ad esempio, le vie d’acqua (Po, Morbasco, cavi e canali naturali e artificiali).

Accanto a questa rete di corridoi ecologici naturalistici e fondamentali per la biodiversità, il verde dei parchi pubblici, censiti per quartieri, i boschi urbani, le alberate, le aree di terzo paesaggio, i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) costituiscono quella rete fondamentale per la protezione dall’inquinamento aeriforme, in grado di garantire un microclima utile ad affrontare i cambiamenti climatici in atto.

Il piano di monitoraggio e di gestione del verde è in corso di realizzazione, in accordo con l’amministrazione comunale, da parte di AEM, che ha in carico la manutenzione e sarà prossimamente, anch’esso, georeferenziato. Anch'esso rientra nella programmazione in atto. Ulteriori criteri di analisi e di programmazione delle attività in tal senso saranno contenuti nel Piano del Verde che verrà commissionato a esperti professionisti.

La proiezione statistica contenuta nell’ordine del giorno è palesemente errata (sovrastimata). I 393 alberi oggetto dell’indagine dello Studio Miceli erano stati tutti giudicati, dai tecnici delle serre comunali sulla base dell’osservazione visiva, ad alta probabilità di rischio e, dunque, l’elevata percentuale di inserimento in classe D si spiega con questo dato.

Si tenga conto che, non potendo procedere, per ragioni di tempi e costi, alla immediata classificazione delle circa 12000 essenze arboree ancora da censire, sono state privilegiate quelle più vetuste, quelle presumibilmente più a rischio o quelle che hanno una classificazione datata.

Come ha avuto modo di illustrare l'agronomo Giuseppe Miceli anche durante la seduta della Commissione consiliare del 16 settembre scorso, è vero che il concetto di pericolo e quello di rischio sono differenti. Il concetto di pericolo si riferisce alle caratteristiche intrinseche della pianta, mentre quello di rischio è la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di esposizione ad un determinato fattore di pericolo (Dlgs.81/2008 sulla sicurezza).

Mentre il pericolo, valutato con l'analisi visuale o strumentale della stabilità, corrisponde alla propensione al cedimento dell'albero o di sue parti oppure, in termini statistici, alla probabilità che si verifichi un cedimento e il rischio è costituito dalla somma tra la pericolosità insita nella pianta (la propensione al cedimento appunto) e la vulnerabilità del luogo di potenziale caduta e, pertanto, dalla relazione che lega la probabilità del verificarsi di un evento pericoloso ai danni che questo può provocare alle persone e ai manufatti.

Per semplificare, l'albero può essere più o meno pericoloso mentre l'uomo (od i suoi beni) sono i soggetti a rischio in quanto, al realizzarsi del pericolo, possono subire dei danni, anche gravi.

Le azioni conseguenti alla rilevazione di un pericolo sono: definizione del contesto; identificazione dei rischi; valutazione del rischio; scelta degli interventi di mitigazione del rischio. Queste operazioni, a seguito della classificazione operata dallo studio Miceli-Solari, sono già avvenute. Il contesto è quello di alberature su vie frequentate con passaggio di cittadini, automobili, parcheggi e interferenze con abitazioni. Le piante in classe D sono a rischio di crollo:  si è infatti deciso di procedere all'abbattimento della sola classe D e non della classe C, che pure ha un fattore di pericolo elevato (prevedendo un periodo di osservazione e successivi monitoraggi). Gli interventi di mitigazione del rischio per la classe D, classe a estrema propensione al crollo e che obbliga all’abbattimento, sono costituiti, appunto, dagli abbattimenti previsti.

In modo particolare la categoria D prevede che gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestino segni, sintomi o gravi difetti, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali, nonché che le anomalie riscontrate siano tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia ormai esaurito. Per queste piante, le cui prospettive future sono gravemente compromesse, ogni intervento di riduzione del livello di pericolosità risulterebbe insufficiente o realizzabile solo con tecniche contrarie alla buona pratica dell’arboricoltura. Le piante appartenenti a questa classe devono, quindi, essere abbattute.

Sono stati predisposti e sono in fase di conclusione i progetti di ripiantumazione delle aree interessate dai tagli. Le ceppaie sono state rimosse (330) e a breve cominceranno i lavori della messa a dimora di nuove piante che avranno le dimensioni opportune per ottenere un buon attecchimento e avere già una buona visibilità.

Le piantumazioni sostitutive dei 133 alberi in classe D e dei 61 già morti avverrà durante la stagione silvana (novembre-marzo) sulla base delle linee guida e del progetto fornite dallo Studio Miceli-Solari e dei relativi progetti. Le 90 essenze da piantare nel 2021 sono già state acquistate da AEM. Le restanti verranno reintegrate nel 2022.

Il piano di ripiantumazione verrà presentato ai cittadini, a partire da quelle zone nelle quali più pesanti sono risultate le necessità di abbattimento per motivi di sicurezza, come le vie Serio, Fulcheria, Adda.

Il nuovo approccio che dovrà derivare dal Piano del Verde, che è già attualmente in atto prevede programmi manutentivi e tipologie di impianti che meglio garantiscano lo stato di salute delle piante. Non si può dimenticare che stiamo agendo su un patrimonio esistente, formatosi nel tempo – nella nostra città particolarmente vetusto - con conoscenze, sensibilità, obiettivi e finalità differenti da quelle che guidano le attuali azioni; quindi, è indispensabile, quando la situazione lo richiede, procedere al rinnovamento o a ridisegnare alcune dotazioni di verde pubblico.

Per quanto riguarda il passaggio del servizio di manutenzione ad AEM, devo contestare le affermazioni contenute nell’ordine del giorno presentato. Il passaggio, approvato dal Consiglio comunale anche da alcune forze di minoranza, consente già ora, con l’adozione di contratti triennali, il miglioramento e l’implementazione del servizio, anche in termini di programmazione.

Il Comune, da parte sua, ha già strutturato un ufficio con dirigente e figure con compiti di programmazione e controllo. E' inoltre attualmente aperto un bando per l'assunzione di un agronomo, pubblicato l'8 ottobre scorso. Il Comune sta già rinnovando le professionalità così da rispondere alle più recenti necessità e compiti, nonostante la notevole quantità di pensionamenti, in modo che le professionalità esistenti siano già in grado di consentire un approccio al problema razionale, ordinato e sistemico.

Il percorso di partecipazione pubblica soprattutto in fase di accompagnamento alla definizione del Piano del Verde ed alla sua integrazione con la revisione del PGT e delle politiche di contrasto e resilienza ai cambiamenti climatici, sarà garantito attraverso la costituzione di una Consulta sul Piano del verde ed il contributo dei professionisti, delle associazioni e dei cittadini sarà prezioso. Come sempre la partecipazione deve essere espletata utilmente nelle fasi programmatorie e pianificatorie, attraverso il coinvolgimento della Commissione consiliare Ambiente, delle associazioni e dei cittadini, non però nelle fasi esecutive e gestionali per non inficiarne la tempestività e l'efficacia, soprattutto quando è in gioco la sicurezza.

Se non possiamo pensare di aprire dibattiti pubblici quando si evidenzia la necessità di intervenire per ragioni urgenti di sicurezza ma lo si farà sugli strumenti fondamentali come Regolamento, Censimento e Pianificazione del verde urbano. Daremo dunque vita a una Consulta sul Piano del verde, riprendendo un percorso già avviato nel 2020, che accompagnerà il percorso di realizzazione durante il 2022, proprio a partire dell’assegnazione dell’incarico di redazione del Piano che verrà assegnato a breve.

 Lo Studio Miceli-Solari fornirà a breve (è in corso di redazione dopo rimozione delle ceppaie e analisi dei  sottoservizi) al Comune il progetto e il programma di reimpianto con specie idonee all'attuale situazione urbanistica e di dimensioni tali da massimizzare il rapporto tra la necessità di ripristinare il corredo arboreo ed il suo valore paesaggistico ed ecosistemico nel più breve tempo possibile e la possibilità di attecchimento. In ogni caso le dimensioni previste dal nostro regolamento saranno rispettate.

Il Comune è impegnato ad aumentare il patrimonio arboreo. Azioni sono state fatte (due boschi nel 2021 con circa 1100 alberi), altre verranno implementate anche sulla base della disponibilità di spazi pubblici da dedicare alla creazione di boschi urbani o periurbani, anche a seguito di recenti acquisizioni. A tal fine verrà avviato a breve il processo condiviso per la realizzazione del Piano del verde urbano di Cremona. La Giunta ha anche approvato da tempo gli indirizzi per la revisione del PGT che contengono indicazioni in tal senso.

Sarà un nostro impegno, generalmente i contratti fatti per gli impianti contengono la clausola della manutenzione fino all'attecchimento per almeno tre anni, come già fatto per boschi dei Nuovi nati e della Memoria nel 2021.

Gli interventi che attengono alla sicurezza sono dettati dalla necessità dell'intervento e caratterizzati dal fatto che non venga modificata la destinazione del luogo. Infatti, il monitoraggio dello stato di salute del patrimonio arboreo continuerà proprio per completare il censimento ed aggiornarlo (l’indagine condotta dallo Studio Miceli-Solari della quale si è discusso è parte integrante di tale monitoraggio, così come quella già assegnata da AEM per il 2022, indagini che vengono assegnate sulla base di gare di appalto nazionali e pubbliche) come parte integrante del Piano del Verde urbano anche per aumentare il più possibile la dotazione di verde esistente. Saranno oggetto di particolare attenzione le manutenzioni e le potature come richiesto ad AEM Cremona S.p.A.

Gli interventi di modifica del paesaggio, se ci saranno, saranno conseguenza dello studio del Piano del Verde - il cui incarico sarà affidato a breve - che avrà un percorso condiviso e sarà sottoposto a tutti i passaggi istituzionali previsti e alla condivisione con cittadini ed associazioni attraverso una costituenda Consulta del Piano del Verde.

L'intenzione è che tali interventi siano nell'ottica dell'implementazione del patrimonio verde programmato e gestito secondo le attuali necessità oltre che di svago e di fruizione anche di fornitura di servizi ecosistemici e resilienza ai cambiamenti climatici. In questo dovrà esserci anche un percorso di sensibilizzazione de cittadini alla convivenza con formazioni naturaliformi alle quali non sono abituati (ad es. il bosco, che non è un parco).

Il bosco di via Corte è stato piantato nel corso della stagione invernale 2020-2021, la prima dopo l’arrivo del coronavirus che ha determinato una gravissima pandemia nel mondo. Il Consorzio Forestale Padano è stato incaricato delle manutenzioni annuali, secondo un contratto che prevede quattro interventi di sfalcio dell’erba, il controllo dell’impianto di irrigazione a goccia posato a servizio delle piante e controllato da remoto, la potatura di formazione e l’eventuale ripristino della verticalità delle piante. Nel corso della presente stagione vegetativa sono già stati effettuati cinque interventi di sfalcio, l’ultimo nel mese di ottobre quando, dati gli andamenti climatici registrati negli ultimi anni, si arriva ancora tranquillamente a 20-25 °C e, di conseguenza, l’erba continua a crescere a lungo e tra le file del bosco.

Il bosco è stato realizzato, come prevede la normativa, utilizzando piante forestali in fitocella, piantine dell’altezza di qualche decina di centimetri, raramente raggiungono il metro. Ciò implica che le malerbe macroterme, che si sviluppano nel corso dei mesi estivi più caldi, superino rapidamente le piantine stesse. Tuttavia le piante, avendo a disposizione l’acqua necessaria, riescono a crescere anche in un contesto di competizione molto spinta. Superato il primo anno, le piante stesse cominceranno a crescere e piano piano potranno elevarsi al di sopra dell’altezza delle competitrici, arrivando anche a superarle dal punto di vista dell’esplorazione del suolo per la ricerca di acqua.

La definizione di bosco che si trova nei testi di selvicoltura e ripresa dalla normativa forestale regionale e nazionale lo individua come un insieme di alberi e arbusti, che crescendo insieme, in competizione uno con l’altro arriveranno, col tempo, a coprire il suolo, ombreggiandolo bloccando la crescita delle specie erbacee che oggi vediamo in competizione. Il bosco, allora, è una formazione naturaliforme che non prevede nelle sue modalità di gestione quella di una pulizia raffinata e diffusa come, ad esempio, un parco urbano. È un luogo in cui “si coltiva” la biodiversità, non solo dal punto di vista botanico, ma anche zoologico, per cui il sottobosco (oggi sono le erbe dell’interfilare, domani sarà sottobosco che riesce a crescere laddove la luce riesce a raggiungere il suolo …) diventa il luogo di rifugio di piccole specie animali, di microfauna terricola e piccoli uccelli. Questo è il bosco. Il parco urbano è destinato alla fruizione quotidiana, spesso attrezzato per bambini o con sedute anche per gli adulti e ha una funzione di carattere ricreativo. Quando entriamo in un bosco di montagna, ma anche in uno di quelli ormai decennali del Parco al Po, sappiamo di non poter escludere che un ramo ostruisca il nostro passaggio, perché la sera prima c’è stato vento, oppure che qualche germoglio di rovo o di altre specie erbacee o arbustive aggressive colpisca le persone e, se ha le spine, non provochi anche piccole ferite.

Mozione  Respinta : 17 i voti contrari, 5 quelli a favore.

 

 

 

 

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