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Cremona, il Monteverdi Festival 2016 si chiude con una suggestiva crociera sul Po

Si parte venerdì 3 giugno, alle 11:00, sulla Motonave Stradivari

| Scritto da Redazione
Cremona, il Monteverdi Festival 2016 si chiude con una suggestiva crociera sul Po

Dopo il successo ottenuto l’anno scorso, il Monteverdi Festival s’imbarca per una nuova crociera musicale sul fiume Po, attraversando le tre città monteverdiane per eccellenza: Cremona, Mantova e Venezia. Concerti a bordo e all’approdo, in luoghi suggestivi, per ripercorrere le tappe di quel viaggio che il Divin Claudio compì tante volte. Una vacanza in battello, una romantica cena a bordo, un viaggio sull’acqua per scoprire un paesaggio anfibio mozzafiato. Per informazioni è possibile rivolgersi al Teatro Ponchielli (tel. 0372 022010/11; info@teatroponchielli.it) o a Navigare l’Adda (tel. 02 909424; info@navigareinlombardia.it).

Ecco il dettaglio dei due appuntamenti cremonesi: si parte venerdì 3 giugno, alle 11:00, sulla Motonave Stradivari: l’Ensemble Voz Latina sarà protagonista con L’amante segreto, con musiche di C. Monteverdi, F. Caccini, A. Flores, T. Merula, B. Strozzi. Vergini e ninfe, muse e divinità, pianti, gioie e lamenti. Brezze primaverili ed angosciosi tradimenti. La donna al centro di questo raffinato concerto, intessuto tra sacro e profano, e affidato alla penna di Monteverdi, ma anche a sue colleghe di talento, quali Francesca Caccini o Barbara Strozzi e a interessanti compositori latinoamericani, che l’Ensemble Voz Latina, nato a Cremona alcuni anni fa ma di ascendenza argentina, si prefigge di riportare alla luce.

Sabato 4 giugno, alle 14:30, presso Isola San Giorgio, la Nuova Brigata Pretolana, con la soprano Laura Catrani, si misurerà con Canti d’aia, di bottega e di corte, tra musiche di Monteverdi e canti di tradizione popolare. Come un ponte teso tra secoli e stili lontani, la Catrani porge le mani alla tradizione orale popolare della Nuova Brigata Pretolana e ai canti di guerra e d’amore, agli scherzi e le canzonette di Monteverdi. Accompagnati dai loro strumenti e percussioni rudimentali (posate, bottiglie, bastoncini, vassoi, mattoni e tant’altro), cantori e musicisti danno voce alla ninfa, alla turca, alle damigelle e ai cavalieri del Seicento; cantano storie, ballate, stornelli e serenate di uomini e donne della tradizione orale del dopoguerra del paese, delle aie e delle botteghe. Per vivere la musica assieme senza tradire le proprie identità (solo apparentemente distanti) e per scoprire che nelle differenze c’è ancora un universo che stupisce.

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