Sabato, 18 settembre 2021 - ore 16.31

Cremona Lettera di un ragazzo di San Felice ad un Pioppo, e ai silenzi assensi

La storia del mega hub logistico a 3 km da Piazza del Duomo sembra una barzelletta vista l’ampiezza della Provincia. Scrivete anche voi delle lettere!

| Scritto da Redazione
Cremona Lettera di un ragazzo di San Felice ad un Pioppo, e ai silenzi assensi

Cremona Lettera di un ragazzo di San Felice ad un Pioppo, e ai silenzi assensi

Ero un ragazzo di San Felice come tanti altri, son convinto che quello che sto per scrivere vale sia per le generazioni venute prima di me che per quelle dopo.

Da un cremonese di San Felice  mi è giunto questo messaggio: Caro Gian Carlo Storti, spero tutto bene. Ho visto l'articolo riguardante la costruzione del polo logistico a San Felice. Essendo io di San Felice so che la questione è molto sentita, e mi ha fatto piacere vedere l'articolo. Spero ci saranno risposte concrete, assieme ad il pieno coinvolgimento dei residenti. A tal proposito volevo segnalarti un simpatico messaggio che è iniziato a girare su WhatsApp a San Felice e dintorni quando il pioppo secolare (che si ergeva sul terreno 'dedicato' al polo logistico) è stato abbattuto Forse questo messaggio che gira a mo' di catena di san Antonio, poterebbe meritare l'interesse dei tuoi lettori. D.M.

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Cremona Lettera di un ragazzo di San Felice ad un Pioppo, e ai silenzi assensi

Ero un ragazzo di San Felice come tanti altri, son convinto che quello che sto per scrivere vale sia per le generazioni venute prima di me che per quelle dopo.

Tu Pioppo hai rappresentato una figura di nonna o di nonno per tanti ragazzi di San Felice. Al confine tra il paese e i campi, eri una presenza stabile, sicura, perpetua, una di quelle che durante la prima adolescenza ti insegna le cose con poche parole e tanti fatti. Erto oltre al ‘cancellone’, eri un orizzonte certo alla fine di via Torchio, via storica di San Felice che ospita chiesa, oratorio e porta ai campi.

Per chiunque a San Felice bastava alzare gli occhi per vederti, e per raggiungerti non ci voleva più di due minuti in bici. All’età di 10 anni rappresentavi il limite massimo oltre il quale non potevo andare da solo. Si, qualche volta sono andato oltre, nel verde dei campi, ma si trattava di osare, cercare una situazione da ‘piccoli brividi’.

La prima volta che ho scoperto il significato di coraggio è stato quando provai ad arrampicarmi sul tuo tronco. A pochi metri dal suolo il tuo tronco, largo più di una casa agli occhi miei, si diramava in enormi rami, al cui centro potevi ospitare appollaiati diversi ragazzini. Solo i più coraggiosi. Ed infatti per anni non azzardai mai l’impresa.  Insomma, ero troppo piccolo, e salire era una cosa da grandi….bisognava avere almeno12 anni per compiere un’impresa del genere. Certo, una volta sopra, stretti in quel nido trai i tuo rami, ci si poteva sentire i re del mondo. Sopra San Felice, sopra gli sguardi e le orecchie inopportuni, dove le amicizie e gli amori nascono.

Ma mi hai anche insegnato che il coraggio e intelligenza, sono due cose diverse. Ero appoggiato al tuo tronco, ed ho visto nel tuo fossato un fagiano. Siccome i campi sono zona di selvaggina pensai subito al cacciarti. Raccolsi una grande roccia, la alzai sopra la mia testa con entrambi le mani, ma rimasi bloccato, non riuscii a scagliarla su quel bellissimo esemplare, ne ricordo ancora i colori luccicanti del collo. Giusto il tempo della mia incertezza, ed il fagiano spiccò il volo tra me te, volando a un palmo dal mio viso e scappandomi. E io rimasi lì, spaventato e con una nuova consapevolezza,  con la convinzione che ferire un fagiano senza la certezza di ucciderlo non andava bene, era una cosa sbagliata.

C’era poi quella volta che ospitasti migliaia di pecore e mi insegnasti cosa sia la paura. Come ogni anno un gregge sconfinato imbiancava San Felice, ed il pastore sceglieva proprio il tuo enorme tronco per legare i cani durante la notte. Scoprii a mie spese che che la corda a cui li legava era annodata di modo che se i cani avessero davvero voluto attaccare qualcuno, il nodo si sarebbe sciolto. E mi ritrovai a correre verso casa il più veloce possibile, stringendo i denti, con il terrore di essere sbranato.

Da li a poco ebbi un cane, appena aperta la porta di casa correva al più non posso verso di te. Mai oltre. Per non perdermi di vista. Ho questa immagine, di te e il mio cane, uno a fianco all’altro che mi aspettano, all’inizio di ogni passeggiata.

Poco dopo sei anche stato il ‘garage’ di una vecchia moto da cross comprata grazie a una colletta di amici. Potentissima, scampata alla rottamazione, e nascosta al paese dietro al tuo tronco. Venivamo appena possibile per guidarla, cercando di domarla,  e per alcuni mesi sei diventato il ritrovo di una generazione che ha imparato a guidare, facendosi anche male, all’ombra dei tuo rami.

Ormai adolescenti iniziavamo a non rimanere indifferenti alle ragazze, e sotto i tuoi rami ho dato uno dei primi baci. Che dire, forse la prima volta in cui mi son sentito della tua statura.

Ero ormai un ometto, e un giorno hanno costruito una strada dalla dubbia utilità a pochi passi da te, via Corte dei Monaci. Forse la fine di un’era. Di sicuro della tua.

Improvvisamente ti hanno abbattuto. Dicono fossi ammalato, ma sembra più che altro che l’amministrazione sia rimasta impigliata in un nodo burocratico e che si siano state prese scelte che non stanno dalla parte delle persone.

Ho sentito dire che sia stato promessa la piantumazione di decine di piante e di mantenere la zona circostante destinata all’agricoltura, ma quello che sento è più un silenzio. Il silenzio dissenso di tutti quelli che come me hanno condiviso le tue radici. E dove ora rimane solo un ceppo.

Un ragazzo di San Felice

PS: la storia del mega hub logistico a 3 km da Piazza del Duomo sembra una barzelletta vista l’ampiezza della Provincia. Scrivete anche voi delle lettere!

*INOLTRA IL MESSAGGIO-VEDIAMO SE ARRIVA AL SINDACO*

San Felice Cremona aprile 2021

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