Sabato, 17 aprile 2021 - ore 08.08

Cremona Pianeta Migrante. Per loro non c’era posto all’albergo…

Maria e Giuseppe erano migranti che la città di Betlemme non ha accolto.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migrante. Per loro non c’era posto all’albergo… Cremona Pianeta Migrante. Per loro non c’era posto all’albergo… Cremona Pianeta Migrante. Per loro non c’era posto all’albergo…

Cremona Pianeta Migrante. Per loro non c’era posto all’albergo…

Maria e Giuseppe erano migranti che la città di Betlemme non ha accolto.

La stessa storia si ripete per tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo, in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici.

“Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani. Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia”.

“Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme”. Un bambino avvolto in fasce resta il segno del Natale”. Ormai se si vuole dare una svolta al Pianeta, occorre, come i pastori del Betlemme, accogliere quel Bambino impegnandoci “a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e di domani”.

Maria e Giuseppe come i migranti di oggi

Maria e Giuseppe che non trovano accoglienza nella notte di Betlemme e sono costretti a far nascere il loro bambino in una grotta, sono per Francesco un esempio emblematico della condizione in cui si trovano spesso i migranti di oggi che giungono “in una terra che non li aspettava, una terra dove per loro non c’era posto”.

E qui c’è un rovesciamento della storia. "In mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio. A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni; persino per quelli che hanno ceduto all’asfissia prodotta da una vita rinchiusa.

Milioni di persone sono obbligate a separarsi dai loro cari.

Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente. Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza. Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”.

Spazio a una nuova immaginazione sociale

La fede che ci fa vivere la notte di Natale – conclude Francesco - ci porta a riconoscere Dio presente “in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente. Egli sta nel visitatore indiscreto, tante volte irriconoscibile, che cammina per le nostre città, nei nostri quartieri, viaggiando sui nostri autobus, bussando alle nostre porte. E questa stessa fede ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, una nuova immaginazione della carità, a non avere paura “di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”.

E’ una bella sfida lanciata da Francesco ai suoi critici.

(Papa Francesco - dicembre 2017)

 

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