Lunedì, 06 febbraio 2023 - ore 20.49

Cremona Pianeta Migranti. Benvenuti i profughi ucraini ma non gli altri.

Il nostro paese sta mostrando il suo volto umano e solidale nei loro confronti e verso quelli intrappolati nella guerra con la Russia.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Benvenuti i profughi ucraini ma non gli altri.

Cremona Pianeta Migranti. Benvenuti i profughi ucraini ma non gli altri.

In Europa si mobilita la solidarietà verso gli ucraini. A disposizione case, cibo e trasporti per aiutarne la fuga. Uno slancio lodevole. Da biasimare, invece, il principio che gli ucraini vanno aiutati perché sono profughi ‘veri’ e non ‘finti’ come gli altri.

La comunità ucraina in Italia conta oltre 250 mila persone. Il nostro paese sta mostrando il suo volto umano e solidale nei loro confronti e verso quelli intrappolati nella guerra con la Russia.

Uno sforzo da lodare vista la tragica situazione.

Merita biasimo, invece, il leader politico Matteo Salvini che ha dichiarato: “gli ucraini vanno aiutati ed accolti perchè sono profughi veri, non come quelli che vengono coi barchini per spacciare e vivere alle nostre spalle”.  Parole discriminanti. A suo avviso ci sono profughi di serie A e altri di serie B. Sono quelli che attraversano il Mediterraneo, la rotta balcanica o che fuggono da altre guerre come la Siria, l’Afganistan e da altri conflitti o tragedie. E dunque, secondo Salvini,  una persona che fugge va aiutata non per il valore intrinseco al suo essere umano, ma in relazione al suo luogo di provenienza, alla sua razza e all’arbitrio di terzi, siano essi cittadini, forze politiche, o governi che decidono di accogliere o respingere un profugo o migrante in base a criteri da loro stabiliti. Questa è una ideologia “disumana, relativista e razzista” creata ad hoc, che purtroppo conosciamo da tempo, e che nel nostro paese ha generato i respingimenti, i morti in mare, i lager libici, il blocco delle ong dei salvataggi e altre gravi violazioni.

Anche per altri stati dell’Europa i profughi e i migranti non sono tutti uguali.

La Polonia, i mesi scorsi, ha respinto poche migliaia di migranti al confine della Bielorussia con getti di acqua fredda e gas lacrimogeni, e ha lasciato morire di freddo nei boschi uomini donne e bambini. Ha perfino decretato lo stato di emergenza per impedire di portare loro soccorso ed ha vietato a giornalisti e parlamentari europei di visitare il confine. Per non parlare del muro antimigranti di 170 km circondato di filo spinato e di sofisticati dispositivi elettronici di controllo. Altre barriere antimigranti sono spuntate in varie parti d’Europa e, addirittura, si è osato chiedere all’UE di finanziare la loro costruzione.

Ora, invece, c’è la grande svolta perché sono in arrivo i migranti di serie A. La Polonia, ora, è aperta ad accogliere chiunque scappi dall’ Ucraina: è pronta a legalizzare il soggiorno anche delle persone sprovviste di passaporto. Ha allertato 120 ospedali e sta pianificando il soccorso umanitario d’emergenza. Si stima che in Polonia vivano attualmente 1.4 milioni di ucraini, un numero destinato ad aumentare drasticamente nei prossimi giorni.

Anche altri Paesi del gruppo Visegrad, ostili da sempre ai migranti, si stanno disponendo all’accoglienza; perfino l’impermeabile Ungheria di Orban aprirà un corridoio umanitario.

Il numero di ucraini in fuga, principalmente donne e bambini, sta crescendo di ora in ora. Secondo le stime di UNHCR, potrebbero arrivare fino a 4 milioni, se la situazione si aggraverà ulteriormente.

Un  numero così imponente esige che i profughi vengano distribuiti tra tutti i paesi dell’UE e, di fatto, verrebbe così superato il trattato di Dublino che affida al paese di primo arrivo del migrante la responsabilità di concedergli l’asilo. Più volte, ma invano, gli scorsi anni, paesi come l’Italia e la Grecia, più esposti agli sbarchi e agli arrivi di migranti hanno chiesto di rivedere questo Trattato per poter redistribuire i profughi tra i membri Ue. 

C’è da augurarsi che un flusso così imponente di arrivi obblighi i paesi UE  a rivedere e impostare una politica unitaria di asilo e accoglienza da applicare in modo indiscriminato ad ogni migrante.  E che vengano accantonati gli egoismi nazionali che fanno dell’Europa una fortezza chiusa da muri e barriere. Una soluzione antistorica rispetto alle dinamiche di una mobilità umana globalizzata e impossibile da fermare o respingere.

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