Domenica, 23 gennaio 2022 - ore 16.11

Cremona Pianeta Migranti. Manifesto politico delle rifugiate e rifugiati in Libia

Diffuso da padre Zanotelli durante il digiuno di giustizia che ogni primo mercoledi del mese mette in atto davanti al Parlamento

| Scritto da Redazione
Cremona  Pianeta Migranti. Manifesto politico delle rifugiate e rifugiati in Libia

Cremona  Pianeta Migranti. Manifesto politico delle rifugiate e rifugiati in Libia

Diffuso da padre Zanotelli durante il digiuno di giustizia che ogni primo mercoledi del mese mette in atto davanti al Parlamento per chiedere alla politica di ascoltare il grido dei migranti e di  attivare corridoi umanitari sicuri e protetti.

 “Siamo persone rifugiate che vivono in Libia.

Veniamo dal Sud Sudan, Sierra Leone, Ciad, Uganda, Congo, Ruanda, Burundi, Somalia, Eritrea, Etiopia e Sudan. Stiamo fuggendo da guerre civili, persecuzioni, cambiamenti climatici e povertà nei nostri paesi di origine. Siamo state tutte spinte da circostanze al di là della sopportazione umana.

Volevamo raggiungere l’Europa cercando una seconda possibilità per le nostre vite e siamo dunque arrivate in Libia. Qui siamo diventate la forza lavoro nascosta dell’economia libica: poniamo mattoni e costruiamo case libiche, ripariamo e laviamo auto libiche, coltiviamo e piantiamo frutta e verdura per i/le contadini/e libici/he e per le mense libiche, montiamo satelliti su tetti alti, schermi etc.

A quanto pare questo non basta alle autorità libiche. La nostra forza lavoro non è sufficiente.

Vogliono il pieno controllo dei nostri corpi e della nostra dignità. Quello che abbiamo trovato al nostro arrivo è stato un incubo fatto di torture, stupri, estorsioni, detenzioni arbitrarie.

Abbiamo subito ogni possibile e inimmaginabile violazione dei diritti umani, non solo una

volta.

Siamo stati intercettati con la forza in mare dalla cosiddetta guardia costiera libica –

finanziata dalle autorità italiane ed europee – e poi riportate nelle carceri e nei disumani campi di concentramento. Alcune di noi hanno dovuto ripetere questo ciclo di umiliazione due, tre, cinque, fino a dieci volte.

Abbiamo cercato di alzare la voce e diffondere le nostre storie. Le abbiamo raccontate a istituzioni, politici, giornalisti ma, a parte pochissimi interessati, le nostre storie sono

rimaste inascoltate.

Siamo stati deliberatamente messi a tacere e abbiamo deciso di rompere questo silenzio.

Dal 1° ottobre 2021, il giorno in cui la polizia e le forze militari libiche sono venute nei nostri alloggi nel quartiere di Gargaresh e hanno compiuto repressioni spietate e raid di massa contro di noi, migliaia di persone sono state arbitrariamente arrestate e detenute in disumani campi di concentramento. Il giorno dopo, siamo venuti come individualità e ci siamo riuniti presso la sede dell’UNHCR. Qui abbiamo capito che non avevamo altra scelta che iniziare ad organizzarci.

Abbiamo alzato la nostra voce e quella dei rifugiati che sono stati costantemente messi a tacere.

Non possiamo continuare a restare silenti mentre nessuno difende noi e le nostre vite .

Ora siamo qui per rivendicare i nostri diritti e cercare protezione in paesi sicuri.

Perciò ora chiediamo con fermezza con le nostre voci:

– Evacuazioni verso terre sicure dove i nostri diritti possano essere tutelati e rispettati.

– Giustizia e uguaglianza tra rifugiati e richiedenti asilo registrati presso l’UNHCR in Libia.

– L’abolizione dei finanziamenti alle guardie costiere libiche che hanno, costantemente e

violentemente, intercettato le persone in fuga dall’inferno libico e le hanno portate in Libia dove sono vittime di ogni tipo di atrocità.

– La chiusura di tutti i centri di detenzione in Libia, che sono interamente finanziati dalle autorità italiane ed europee.

– Che le autorità consegnino alla giustizia i/le colpevoli che hanno sparato e ucciso i nostri fratelli e le nostre sorelle sia dentro che fuori dai centri di detenzione.

– Che le autorità libiche interrompano la detenzione arbitraria delle persone prese in carico

dall’UNHCR.

– Forzare la Libia a firmare e ratificare la costituzione della Convenzione di Ginevra del 1951 sui/lle rifugiati/e.

FREEDOM, HURRIYA, LIBERTÀ!”.

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