Martedì, 07 luglio 2020 - ore 11.44

Cremona Pianeta Migranti. Razzismo da coronavirus verso gli italiani.

A causa dell’epidemia che colpisce l’Italia, in particolare il Nord, veniamo discriminati e rifiutati come indesiderati da altri paesi, o peggio considerati appestati. Stereotipi che di solito, nella nostra condizione di privilegio affibbiamo ai migranti. Da ‘unti’, ora siamo diventati ‘untori.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Razzismo da coronavirus verso gli italiani. Cremona Pianeta Migranti. Razzismo da coronavirus verso gli italiani.

Cremona Pianeta Migranti. Razzismo da coronavirus verso gli italiani.

A causa dell’epidemia che colpisce l’Italia, in particolare il Nord, veniamo discriminati e rifiutati come indesiderati da altri paesi, o peggio considerati appestati. Stereotipi che di solito, nella nostra condizione di privilegio affibbiamo ai migranti. Da ‘unti’, ora siamo diventati ‘untori.

Stiamo ai fatti accaduti ultimamente e riportati dalla stampa.

Un volo Alitalia con 200 persone a bordo, atterrato a Mauritius, è stato bloccato dalle autorità locali preoccupate del focolaio italiano del virus, visto che a bordo c’erano circa 40 persone provenienti da Lombardia e Veneto. Veniva concesso il permesso di ingresso solo a quei viaggiatori che avessero accettano un periodo di quarantena nell'ospedale della capitale. Tutti hanno scelto di tornare in Italia.

Un autobus partito da Milano è stato fermato a Lione, in Francia, alla stazione della città perché l’autista aveva il raffreddore e tossiva.

Il giornale “Malta Today” ha riferito che i portuali della Valletta hanno interrotto le loro attività di scarico merci rifiutandosi di salire a bordo dei mercantili provenienti dall’Italia.  Lamentavano l’assenza di personale medico durante le operazioni di sbarco che implicavano contatti con l’equipaggio delle imbarcazioni: la Eurocargo Malta, della Grimaldi Lines e Maria Grazia Onorato, della Onorato Group.

I sindaci dell’isola di Ischia, con un’ordinanza, hanno vietato lo sbarco ai turisti provenienti da Lombardia e Veneto temendo il contagio. Un provvedimento annullato poi dal prefetto.

Gli italiani oggi, stanno provando cosa significa non poter sbarcare, essere respinti, essere considerati portatori di malattie, esattamente come normalmente facciamo verso i migranti che arrivano da noi. Abituati a sentirci in una posizione di forza, di superiorità, ora ci tocca sperimentare un po’ dell’umiliazione che riserviamo a loro. Noi del Nord, che per lungo tempo abbiamo seguito la Lega che bollava come “terroni” i cittadini del Sud, ora ci vediamo respinti e guardati con sospetto proprio da loro.

Noi del Nord, asserragliati nell’ideologia leghista dei porti chiusi, dello “stiano a casa loro” ci accorgiamo che in tempo di globalizzazione, non siamo sicuri a casa nostra, perché i virus non hanno passaporto e confini. E, contrariamente a quanto ci fanno credere, non arrivano coi barconi ma coi manager che volano in business class e che trovano tutte le porte aperte, senza controlli, solo perché portano affari e denaro. Invece, i migranti che sono poveri, sono ben controllati alla partenza e all’arrivo. La Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) segnala che i migranti sono selezionati alla partenza: le famiglie e le comunità infatti, non investono i propri risparmi o s’indebitano per far partire persone malate. Sono poi controllati dal punto di vista sanitario, anche nel paese d’arrivo. Sono semmai le condizioni di lavoro e di vita dopo l’arrivo, a intaccare la loro salute.

La diffusione del coronavirus in Italia sta dimostrando anche che non siamo più abituati all’incertezza. Viviamo in un contesto di ansie, timori, informazioni e cautele che, inevitabilmente, generano allarme. Abbiamo l’illusione del controllo, ma ogni tanto si rivela per ciò che è: un’illusione. Siamo psicologicamente fragili. Non c’è da vergognarsi, né da essere sorpresi. I rischi della vita quotidiana in altre parti del mondo — rischi sanitari, alimentari, climatici, militari — sono quasi sconosciuti, per chi oggi vive in Europa.

Sarebbe interessante capire cosa pensano di questo ‘allarme virus’ i giovani africani che, per venire in Italia, hanno affrontato il deserto, le prigioni libiche e il mare: credo potrebbero sorprenderci. Ora siamo noi ad avere bisogno di aiuto. Chissà che anche questo ci insegni  che possiamo affrontare meglio le difficoltà unendo le forze, le intelligenze e la solidarietà davanti al coronavirus come ad altri problemi locali e globali.

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