Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 13.09

Pianeta Migranti. L’immigrazione raccontata da giornali e telegiornali nel 2019

L’Associazione Carta di Roma ha presentato presso la Camera dei Deputati il suo settimo rapporto annuale, edizione 2019, “Notizie senza approdo”, curato dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Osservatorio europeo sulla sicurezza.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. L’immigrazione raccontata da giornali e telegiornali nel 2019 Pianeta Migranti. L’immigrazione raccontata da giornali e telegiornali nel 2019 Pianeta Migranti. L’immigrazione raccontata da giornali e telegiornali nel 2019

Pianeta Migranti. L’immigrazione raccontata da giornali e telegiornali nel 2019

L’Associazione Carta di Roma ha presentato presso la Camera dei Deputati il suo settimo rapporto annuale, edizione 2019, “Notizie senza approdo”, curato dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Osservatorio europeo sulla sicurezza.

Lo studio fotografa in modo puntuale il modo in cui l’informazione mainstream nel nostro paese ha trattato il tema dell’immigrazione nel 2019 setacciando tre campi: la carta stampata (Avvenire, La Stampa, Il Giornale, La Repubblica e Il Corriere della Sera), i telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset e La7) e le voci di migranti e rifugiati nell’informazione di prima serata.

Nel 2019 l’immigrazione si conferma come tema centrale dell’informazione mainstream con un aumento, sulle prime pagine dei quotidiani, del 30% rispetto all’anno precedente e picchi di attenzione nei notiziari di prima serata tra i più alti degli ultimi 5 anni. Oltre 4000 i servizi dedicati alla tematica, il numero più alto degli ultimi 10 anni. Solo il 22 luglio non si sono registrate notizie in televisione su profughi e migranti, e sui quotidiani sono stati 29 i giorni in totale in cui non sono comparse notizie al riguardo.

Immigrati, migranti e profughi hanno voce nel 7% dei servizi, 9 punti percentuali in meno rispetto al 2018, con una netta prevalenza maschile: 86% uomini e 14% donne. Il loro racconto è inserito all’interno di una cornice narrativa che fa riferimento a debolezza, alterità, minaccia, e criminalità, lotta per i diritti, manifestazioni di razzismo, comunità.

Nel report trova conferma una tendenza già emersa nel 2018, ossia la centralità della politica nella scena dell’immigrazione. Non si parla più di accoglienza, la cui narrazione avviene nel 9% dei casi sui giornali e nell’8% nei notiziari.

Paola Beretta, curatrice del dossier, ha sottolineato “In linea generale migrante è la parola più usata. Non si usa più il termine immigrato, e si contrae l’utilizzo di rifugiato e profugo che, laddove emergono, non sono mai agenti, quanto piuttosto agiti. Anche dall’uso delle parole si evidenzia la scomparsa del tema dell’accoglienza: da migrante si diventa straniero”.

 Uno dei dati più interessanti che emerge dallo studio è che a fronte di questo aumento di articoli e servizi sull’immigrazione, nel 2019 non è corrisposto un incremento dell’insicurezza percepita nei confronti degli stranieri. Una tendenza dovuta non solo al fatto che la percentuale di stranieri nel nostro paese resta in linea con gli anni precedenti (8,7%), ma che rappresenta anche un rilevante segno di “maturità” da parte dei fruitori dell’informazione che, in numero sempre più consistente, appaiono più consapevoli della reale portata del fenomeno.

Quest’ultimo è un dato che fa riflettere specie alla luce del fatto che nel 2019 di immigrazione si è parlato molto (4.002 le notizie diffuse) e si lascia che a farla da padrone sia la politicizzazione del dibattito sul tema (in oltre un servizio su tre dei telegiornali parlano esponenti politici o istituzionali e non migranti). E tra i personaggi pubblici più citati dai media nel 2019, si segnala che a fare da contraltare a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è stata Giorgia Linardi, portavoce della ong Sea Watch. Il presidente dell’Associazione Carta di Roma Valerio Cataldi ha affermato in conferenza stampa che gli italiani parlano di accoglienza sempre di meno, che questo è il dato più basso degli ultimi cinque anni. Ha anche aggiunto che invece di inseguire la paura dell’invasione dovremmo fare domande a chi fa questo tipo di propaganda, chiedendogli su quali fonti e dati basa tali affermazioni.

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