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Cremona.150° lettera a Napolitano e Buzek

| Scritto da Redazione
Cremona.150° lettera a Napolitano e Buzek

Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Parlamento europeo  Jerzy Buzek
Letta da Marco Pezzoni durante la celebrazione del 150° Unità d'Italia a Cremona.
Oggi, 17 marzo 2011, dalla Piazza del Comune di Cremona, città giustamente famosa per la liuteria e per i  suoi grandi liutai, nell’onorare solennemente il 150°anniversario  dell’Unità d’Italia, intendiamo ricordare quella straordinaria tradizione comunale e poi municipale che  ha preparato e costituito l’intelaiatura civile , sociale, economica e istituzionale delle future Autonomie Locali.

Oggi, 17 marzo 2011, non possiamo dimenticare quel “ vento profondo e giovane” che nel Risorgimento concorse a fare di un popolo diviso una Nazione, grazie alla lotta e al sacrificio di migliaia di uomini e donne, i cui nomi in gran parte sconosciuti vorremmo resuscitare per poterli ringraziare.

Oggi, 17 marzo 2011, ricordiamo in particolare i cremonesi che si distinsero sui campi di battaglia, nell’insegnamento e nella arti, nelle professioni e nelle Istituzioni, perché hanno posto i mattoni della nostra Casa comune che ormai si allarga alla convivenza pacifica e all’integrazione politica di tutti i popoli d’Europa.

Se la costruzione è incompiuta, tocca alla nostra responsabilità completare l’opera dei Padri fondatori della nostra democrazia, imparando dal loro coraggio e dalla loro dedizione alla causa della libertà e della giustizia.

Condividiamo, caro Presidente della Repubblica, le sue affermazioni  sulla piena compatibilità tra i principi dell’autonomia e dell’indivisibilità della nazione. Anzi siamo convinti, come Lei, che il vero federalismo possa dare nuova vitalità ad una unità del Paese  troppo spesso sottovalutata come risorsa strategica per il futuro.

Proprio per questo i significati delle parole vanno rispettati e non continuamente manipolati . Se davvero si crede alla sovranità popolare, allora l’opinione pubblica ha diritto di conoscere le reali intenzioni di ogni attore politico.  Così, non si può confondere federalismo con il suo contrario, che è il separatismo.

E’ antistorico,  anti-italiano e antieuropeo rifiutare il valore dell’unità nazionale.

Stati Federali come gli Stati Uniti d’America hanno vissuto come una tragedia la Guerra di Secessione tra Nord e Sud e ogni anno celebrano il valore dell’Unione.

Stati Federali come la Germania hanno vissuto come una legittima punizione, per gli orrendi crimini del nazismo, la separazione tra Est ed Ovest e considerano una grande conquista democratica la riunificazione delle due Germanie.


In Italia e in Europa, non abbiamo bisogno di nuovi Muri di Berlino, veri o presunti, nei confronti degli immigrati o nei confronti di aree svantaggiate.

Condividiamo, caro Presidente del Parlamento europeo, la sua idea di missione : dare all’Europa una nuova visione che vada al di là del presente, al di là di ciò che è, per orientarsi verso ciò che dovrebbe essere. Per dare vita insieme a tale visione, dobbiamo dar prova di immaginazione, di conoscenza, di saggezza e soprattutto di audacia.

Citando Hannah Arendt, filosofa tedesca di origini ebree, Lei ha voluto ricordarci che la politica è, insieme alla religione, il solo ambito in cui possono accadere dei miracoli .

Per ottenerli, ci vuole immaginazione, conoscenza, saggezza e soprattutto audacia.

Invece, il declino arriva inevitabile se ci chiudiamo rispetto al mondo e alle nuove sfide. Carlo Cattaneo sognava gli Stati Uniti D’Italia. Uniti, appunto e aperti alla modernità e al mondo. Cattaneo e  Giuseppe Mazzini  pensavano ad una Federazione Europea di popoli che mantenevano le loro identità, ma che non restavano certo prigionieri della sovranità assoluta degli Stati nazionali.

Quanto pesa il fatto che l’Europa non abbia ancora un Governo dell’economia, una propria autorevole politica estera ?

Lo vediamo nel prolungarsi della crisi economica e finanziaria. Lo vediamo nelle crisi aperte e irrisolte nell’area del Mediterraneo.

Il rinnovamento del processo di unificazione politica e istituzionale deve ormai riguardare sia l’assetto interno dell’Italia, sia l‘assetto europeo.

Oggi, 17 marzo 2011, celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia significa riconoscere la validità dei principi di indipendenza, sovranità e libertà per ogni popolo.

La libertà comincia nella comunità locale e ha nell’Istituzione comunale il primo Presidio democratico. Per questo chiediamo che dai Comuni si levi forte e chiara la voce a difesa di tutte le Istituzioni repubblicane, nate dalla Resistenza e si esprima l’impegno a legare indissolubilmente il destino dell’Italia a quello dell’Europa

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