Martedì, 19 ottobre 2021 - ore 07.06

Dal Parlamento europeo un chiaro no alla sorveglianza biometrica

Dal Parlamento europeo un chiaro no alla sorveglianza biometrica

| Scritto da Redazione
Dal Parlamento europeo un chiaro no alla sorveglianza biometrica

Con un voto storico, il Parlamento europeo ha preso per la prima volta una posizione ufficiale contro l’uso dei sistemi di riconoscimento facciale negli spazi pubblici, al fine di tutelare il rispetto della privacy, della dignità umana ed evitare pratiche discriminatorie. I deputati hanno approvato una risoluzione per chiedere alla Commissione europea di istituire un divieto permanente sulla videosorveglianza biometrica in pubblico e sull’uso di banche dati private, come il sistema Clearview Ai, le cui pratiche illegali sono state condannate dal Garante della privacy canadese e rivelate da un’inchiesta di Wired.

In una risoluzione adottata con 377 voti a favore, 248 contrari e 62 astensioni, i deputati hanno sottolineato come i sistemi di identificazione basati sull’intelligenza artificiale comportino forti discriminazioni nei confronti dei gruppi etnici minoritari, le persone della comunità lgbtq+, gli anziani e le donne.

Pertanto, il testo approvato invita la Commissione ad attuare, con ogni mezzo necessario, “il divieto di qualsiasi trattamento di dati biometrici, comprese le immagini facciali, utilizzato dalle forze dell’ordine, che possa portare a una sorveglianza di massa negli spazi pubblici”. La risoluzione chiede anche di interrompere qualunque finanziamento diretto alla “ricerca e allo sviluppo di tecnologie biometriche o di programmi che possano portare alla sorveglianza di massa indiscriminata degli spazi pubblici”.

Inoltre, i deputati si sono espressi a favore del divieto di qualunque sistema di sorveglianza predittiva, basata sui comportamenti delle persone, e sui sistemi di punteggio sociale che tentano di valutare l’affidabilità dei cittadini e delle cittadine sulla base del loro comportamento o personalità. Infine il Parlamento ha chiesto di interrompere l’uso dei sistemi biometrici per identificare a distanza le persone, come per esempio i cancelli di controllo alle frontiere che utilizzano sistemi di riconoscimento facciale automatici e il programma iBorderCtrl, una specie di “macchina della verità” che sostiene di essere in grado di rilevare le emozioni di un individuo.

Un movimento contro

Con questa risoluzione, il Parlamento ha fissato una pietra miliare sulla regolamentazione dei nuovi sistemi di videosorveglianza, cercando di scongiurare un futuro distopico alla Black Mirror. Tuttavia un gruppo di rappresentanti dei partiti di destra hanno provato ad affossare questa risoluzione, proponendo di togliere dal testo in esame il divieto dell’uso dei sistemi biometrici negli spazi pubblici. Fortunatamente, il loro emendamento è stato bocciato, anche grazie a una lettera aperta firmata da 25 deputati di vari gruppi politici in cui hanno chiesto ai loro colleghi di respingere i cambiamenti proposti dagli esponenti di destra.

Ora, il Parlamento europeo deve continuare a lottare per far si che questo divieto sia implementato nella legge sull’intelligenza artificiale della Commissione europea, l’Ai Act. Secondo un sondaggio condotto da YouGov, la maggioranza della cittadinanza europea è contraria all’uso dei sistemi di riconoscimento facciale in pubblico e sia il Comitato europeo per la protezione dei dati, sia il Garante della privacy europeo hanno già chiesto alla Commissione un “divieto generale di qualsiasi uso dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento automatico delle caratteristiche umane in spazi pubblici” a causa del suo “conseguente effetto negativo sull’esercizio della libertà di espressione, riunione, associazione e movimento”.

Infine, anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani si è espresso contro l’uso di queste tecnologie, per “mancanza di conformità con la privacy e gli standard di protezione dei dati, per significativi problemi di precisione e impatti discriminatori”. Sta ora alla Commissione il compito di recepire queste indicazioni e produrre una legge che rispecchi le volontà dei cittadini e delle cittadine europee, al fine di proteggerne la libertà e tutelarli dalle discriminazioni.

(Kevin Carboni, via Wired cc by nc nd)

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