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Dialogo tra mondo mussulmano e cristianesimo:Card Angelo Scola| Marco Baratto

Milano, metropoli illuminata, operosa ed ospitale: non perdere di vista Dio” e augura di incontrare l’uomo alla radice del suo bisogno.

| Scritto da Redazione
Dialogo tra mondo mussulmano e cristianesimo:Card Angelo Scola| Marco Baratto

 Un uomo del dialogo tra mondo mussulmano e cristianesimo: Il Card Angelo Scola|Marco Baratto

Sul sito della fondazione Oasi in questi giorni si legge “Il primo fatto della cultura è un soggetto che nasce nella realtà, che si confronta con l’esperienza comune di ogni essere umano da una visione del mondo: quante volte, per indicare la natura e la missione della Fondazione Oasis, il cardinale Scola ha ripetuto questa grande affermazione del filosofo Jacques Maritain. Oasis non esisterebbe come soggetto senza l’intuizione del suo fondatore e attuale presidente, che ha capito più di quindici anni fa la necessità di promuovere la comprensione reciproca tra cristiani e musulmani e riflettere sulle implicazioni culturali, sociali e politiche dell’incontro tra l’Occidente e il mondo islamico.”

 Il 25 settembre 2011 durante il suo ingresso ufficiale nell’arcidiocesi di Milano, salutando le autorità e ai milanesi dice: “Milano, metropoli illuminata, operosa ed ospitale: non perdere di vista Dio” e augura quindi alla Chiesa milanese di essere “capace di incontrare l’uomo alla radice del suo bisogno.”

 L’8 settembre 2012 viene pubblicata la sua prima lettera pastorale all’arcidiocesi dal titolo “Alla scoperta del Dio vicino”. In essa invita i fedeli ambrosiani a “concentrarsi sull’essenziale” e a preferire “i linguaggi della gratitudine piuttosto che quelli del puro dovere, decisione di dedicare tempo alla conoscenza e alla contemplazione più che proliferazione di iniziative, silenzio più che moltiplicazione di parole, l’irresistibile comunicazione di un’esperienza di pienezza che contagia la società più che l’affannosa ricerca del consenso. In una parola: testimonianza più che militanza”.

 Il Cardinal Scola è sempre stato uomo di dialogo , soprattutto con il mondo mussulmano. Nel 2012 , durante l’incontro con i giornalisti sostenne che ”  Non c’è vera libertà religiosa – è la sintesi del suo ragionamento – quando non ci sono luoghi di culto. L’importante è che si sappia chi la promuove, perché e con quali finanziamenti”. Effettivamente, l’islam oggi in Italia . La seconda confessione religiosa , dopo il cristianesimo nel nostro Paese , si muove, attraverso un quadro giuridico abbastanza incerto. Tale situazione può essere ridotta al fatto che i rapporti tra Stato italiano e confessioni religiose diverse dalla cattolica sono da un lato garantite dalla Costituzione che all’articolo 8 sancisce che :“ tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I  loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”  e dall’altro ancora pesantemente influenzate dalla legislazione sui “culti ammessi “e dal relativo regolamento attuativo. E’ interessate notare che queste scelte logistiche abbiano interessato (seppure in modo minore e solo in casi eccezionali) anche alcune comunità cristiane orientali molte delle quali pur numericamente significative sono ancora anch’esse alla ricerca di intese con lo Stato italiano e di fatto operino nell’ordinamento giuridico italiano, al pari delle L’edilizia di culto rientra tra le materie secondo l’art 117 della Costituzione vi è la competenza concorrente tra lo Stato e le Regioni . Rispettando il quadro normativo lo Stato doveva provvedere ad emanare dei principi generali entro cui successivamente le Regioni sarebbero dovute intervenire con proprie norme in grado di rendere compatibili con le varie differenze territoriali le norme statali.

 Nel campo dei luoghi di culto, questo schema sarebbe stato un interessante e fondamentale esempio di buona collaborazione tra diversi livelli di Governo e avrebbe permesso anche di rispondere in modo coerente alle diverse particolarità dei territori.

 Infatti, come abbiamo già detto la maggior parte delle comunità islamiche non è distribuita in maniera omogena su tutto il territorio nazionale ma presenta una maggiore concentrazione nelle regioni settentrionali e, al loro interno si differenzia da provincia a provincia e da comune a comune.

 Come si è detto, la condizione principale per il buon funzionamento del sistema sarebbe stata la pre-esistenza di una normativa nazionale che avrebbe poi permesso agli altri attori di intervenire nella complessità della questione degli edifici di culto .

 Purtroppo questa norma nazionale non ha mai visto la luce, come neppure la tanto richiesta legge sulla libertà di culto in grado di soppiantare dopo tanto tempo le legge sui “culti ammessi “ del 1929/1930.

 Questo silenzio da parte del legislatore nazionale ha ingenerato smarrimento e difficoltà negli amministratori locali (regionali e comunali) i quali se da un lato in qualche modo dovevano dare risposta alla nascita di luoghi di culto o preghiera troppo spontanei dall’altro dall’ altro si trovavano privi di una norma che fissasse principi univoci entro i quali muoversi.

 Inoltre, a complicare le cose , i richiedenti erano spesso associazioni alcune (poche ) neppure dotate di personalità giuridica.

 Quindi allo spontaneismo dei richiedenti si aggiungeva un panorama normativo entro il quale era difficile muoversi e che a sua volta ha generato un proliferare di regolamenti comunali e legislazioni regionali difformi da luogo a luogo

 Trovare una risposta alle esigenze di culto di questa comunità , non deve trasformarsi in una lotta politica o essere elemento divisivo. E’ la necessità a cui una società deve trovare una risposta chiara e precisa anche perché coinvolge una fetta non trascurabile della popolazione italiana .

 Il diritto a praticare in modo libero il proprio credo religioso è un atto di civiltà non terreno di scontro politico. Il Cardinale Scola, durante il Suo operato a Milano ha dimostrato un dialogo aperto e sereno un modello per ogni credente nelle religioni abramitiche

 Marco Baratto

 

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