Sabato, 06 giugno 2026 - ore 13.39

Eliminiamo le Fondazioni Tassiamo le fondazioni bancarie| S.Denti

| Scritto da Redazione
Eliminiamo le Fondazioni Tassiamo le fondazioni bancarie| S.Denti

Le fondazioni bancarie sono un'anomalia italiana. Di fatto esse permettono di mantenere un notevole influenza da parte dei politici sul sistema bancario, senza che tale sistema risulti essere di proprietà pubblica. In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore all'inizio di luglio,  le Fondazioni " Moderna manomorta" ne suggeriscono l'esproprio per pagare in parte il debito pubblico.
Non è chiaro, dal punto di vista legale, se un esproprio è legalmente possibile e se lo è in quanto tempo possa essere attuato. D'altra parte, un'imposta patrimoniale sulle fondazioni bancarie sembra invece di più facile attuazione.
In questo primo articolo discutiamo cosa sono le fondazioni bancarie, quale ruolo giocano nella politica e nell'economia italiane e perché è giusto tassarle. In un secondo articolo discuteremo di quanto reddito si può ottenere da una tassa patrimoniale sulle fondazioni bancarie e quali potrebbero essere le sue conseguenze economiche.
Le fondazioni bancarie furono la risposta italiana alle richieste europee di liberalizzazione, in previsione dell'unificazione dei mercati dei capitali europei nel 1992. La repubblica italiana aveva ereditato dal fascismo un sistema bancario essenzialmente pubblico, e tale realtà non venne cambiata nel dopoguerra. Quale fonte di potere e di malsani intrecci fossero le banche per il sistema politico della prima repubblica è cosa ben nota. Non c'è quindi da stupirsi per gli insistenti tentativi di preservare tale potere, anche a fronte delle spinte liberalizzatrici provenienti dall'Europa.
Qualcosa andava fatto, ma cosa? Come eliminare la proprietà pubblica delle banche mantenendone al tempo stesso il controllo da parte dei politici? . Tutto quadra il cerchio avvenuto con la cosidetta Legge Amato del 1990. La logica può essere brevemente spiegata come segue. Le banche divenivano normali società per azioni, il cui controllo era quindi in principio contendibile (cioè ottenibile attraverso l'acquisto sul mercato di una quota maggioritaria). Ma dei congrui pacchetti azionari, tali da garantre il controllo, venivano conferiti a delle fondazioni. Le fondazioni, come noto, sono enti che vengono formati mediante conferimento di un patrimonio. Tali enti sono vincolati per legge e statuto nel tipo di uso che possono fare del proprio patrimonio e del reddito che esso genera. Sono inoltre controllati da un comitato di gestione secondo modalità previste dallo statuto della fondazione stessa. Nel caso delle fondazioni bancarie, molti degli amministratori sono tipicamente nominati da comuni, province, camere di commercio e altri organismi pubblici o semipubblici, il che significa che in larga misura tali enti sono controllati dal sistema politico.
Il punto cruciale è che, a differenza delle società per azioni, le fondazioni non sono contendibili. Mentre è concepibile che una società quotata in borsa possa essere scalata da qualcuno che ha un patrimonio sufficiente e decide quindi di acquisire una quota maggioritaria della proprietà, nulla del genere è possibile con le fondazioni. Il patrimonio della fondazione è indivisibile ed è controllato dagli amministratori, e gli amministratori sono nominati a norma di statuto (questo, per inciso, vale non solo per le fondazioni bancarie, ma per tutte le fondazioni, non importa quanto minuscole). Quindi, se si vuole acquisire il controllo di una fondazione bisogna impegnarsi in giochetti di corridoio e in congiure di palazzo, influenzando gli enti che nominano gli amministratori. Si tratta, come è facile capire, di un terreno sul quale i nostri politici si trovano assai più a proprio agio.
Quindi, riassumendo: le banche sono in principio contendibili, ma le fondazioni ne possiedono quote significative mediante le quali esercitano il controllo. Non essendo le fondazioni contendibili, anche le banche da esse controllate finiscono per essere non contendibili. Il loro controllo resta quindi, seppur in via indiretta, nelle mani dei politici.

La sacrosanta rabbia popolare contro i costi della poitica ha finora risparmiato le fondazioni di origine bancaria. Per la maggior parte dei cittadini, le fondazioni sono enti benefici che sovvenzionano iniziative utili, non un esempio dello sperpero dei nostri politici.

Qui sta la perversa genialita` di questa istituzione: dopo aver sottratto soldi ai cittadini (i legittimi proprietari delle vecchie casse di risparmio pubbliche), le fondazioni ora si presentano come i loro benefattori. Ma oltre che l`inganno, c`è la beffa. Anche quando distribuiscono in modo efficiente ed equanime i soldi sottratti ai contribuenti, le fondazioni danneggiano la societa` civile.
Innanzitutto distruggono valore con una gestione clientelare ed inefficiente.
I principi della buona gestione vogliono che un patrimonio sia ben diversificato.
Così indica anche la legge.

Ma per questioni di potere le fondazioni hanno concentrato il loro patrimonio nelle banche locali. Questa gestione ha portato alla perdita di più di 4 miliardi di euro nella sola fondazione Montepaschi, minacciandone la sopravvivenza. E nessuno ne viene considerato responsabile. Ma un responsabile
c`è: i ministri del Tesoro che si sono susseguiti in questi anni; a loro spetta per legge la responsabilità di vigilare sulle fondazioni.

Il secondo danno è sull` efficienza del sistema bancario, di cui riducono la contendibilità e l`accountability del management. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Furono le fondazioni a licenziare Alessandro Profumo di Unicredit in un vero e proprio colpo di mano cui si oppose solo la rappresentante dei fondi.

Furono le fondazioni, a loro volta nominate dai politici locali, a decidere il nuovo amministratore delegato di Banca Intesa. E` il consiglio della fondazione Monte Paschi (nominato dal sindaco di Siena, dàlla Provincia, dall`Università, dalla Curia e dalla Regione) che ha scelto l`amministratore delegato di Monte Paschi. Ed è direttamente al sindaco di Siena (un politico di professione da
sempre) che i giornali hanno chiesto recentemente se un certo fondo di private equity fosse l`acquirente "adatto" per il 15% di Monte Paschi venduto dalla Fondazione.

Purtroppo gli effetti deleteri delle fondazioni sulle banche sono forse il male minore. Esse sono una causa fondamentale di quell`intreccio perverso fra economia e politica, di quella cultura dell` incompetenza e del clientelismo, che imperversano nel nostro paese.

Con un patrimonio complessivo di quasi 50 miliardi di euro, e quote sostanziali in quasi tutte le maggiori banche, le fondazioni bancarie sono una fonte inesauribile di potere per i politici in carica, e il refugium peccatorum di ex politici bocciati dagli elettori, di professionisti e notabili locali, e di amici degli amici. I loro consigli sono designati in gran parte dalle maggioranze del momento di comuni, provincie, e regioni, e in parte dalla cosiddetta "società civile", cioè da camere di commercio, università, e persino vescovi; molti vengono addirittura cooptati dal consiglio in carica. Nessuno deve rendere conto a nessuno, eccetto che ai politici se si vuole essere rinnovati.

Le fondazioni sono tanto più pericolose perché sono pervase di buone intenzioni e ammantate di una patina di rispettabilità. Nell`immaginario collettivo esse finanziano progetti meritori nel campo della cultura e del volontariato, e beneficiano la società civile. Ma il prezzo da pagare è altissimo, una rete fittissima di clientelismo a monte e a valle delle fondazioni, per ingraziarsi il potere politico, acquisire consenso, e distribuire prebende. E così da anni la Compagnia San Paolo di Torino, azionista di maggioranza relativa di Intesa Sanpaolo, è il teatro di una battaglia di tutti contro tutti in cui sindaci, ex sindaci, presidenti di provincie, di regione, di banche, di fondazioni, docenti universitari, e intere correnti dipartito_ si lanciano accuse e messaggi in codice che ormai solo un esegeta può decifrare.

Il governo Monti ha già dimostrato di non guardare in faccia a nessuno nel suo tentativo di modernizzare l`Italia. Con le fondazioni ha l` opportunità di dare un altro segnale importante, per togliere l`humus di cui si alimenta il sottobosco della politica e del clientelismo. Siamo consapevoli che non sarà facile, soprattutto perché le fondazioni sono state preveggenti, e in un pasticcio legislativo hanno strappato nel 1992 lo status di enti di diritto privato, benché i loro patrimoni appartengano alla collettività.

Le fondazioni hanno anche amici e protettori molto potenti nel mondo politico e finanziario.
Ma vale la pena di tentare: anche se dovesse perdere la battaglia, il governo Monti ne guadagnerebbe ulteriormente in popolarità e autorevolezza

S.Denti

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