Martedì, 28 giugno 2022 - ore 04.04

Enrico Berlinguer a un secolo dalla nascita lo ricordo così | G.C.Storti

A Enrico Berlinguer ho stretto la mano una sola volta. Era il 1972 o il 1973 ad un congresso dei Giovani Comunisti a Firenze.

| Scritto da Redazione
Enrico  Berlinguer a un secolo dalla nascita lo ricordo così | G.C.Storti

Oggi 25 maggio 2022 è il centesimo avviversario della nascita  di Enrico Berlingue. Lo ricondo così

La visione del film di Valter Veltroni mi ha commosso e fatto ricordare di un articolo che avevo scritto nel giugno del 2004 che vi ripropongo così come lo scrissi.

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Noi giovani comunisti “antisovietici”. 

A Enrico Berlinguer ho stretto la mano una sola volta. Era il 1972 o il 1973 ad un congresso dei Giovani Comunisti a Firenze. Io alto e grosso, lui minuto con la testa nelle spalle, quasi timido si è messo fra noi della commissione politica, mentre stavamo discutendo sul documento finale (quello era il rito !!). Ci lasciò discutere e non intervenne. Quasi di fronte a me avevo notato una bella ragazza bionda. Seppi dopo che era Bianca, la figlia di Enrico. Anche lei non intervenne mai. Il suo sguardo era sereno e sorridente, ogni tanto girava gli occhi e guardava la sala piena di fumo. Verso mezzanotte il documento era terminato. Volli stringere la mano a Enrico e mi misi in fila. Lui, restio, era stupito e quasi rosso in viso, da questo omaggio di noi giovani comunisti. Omaggio spontaneo non voluto. La sua mano era calda e minuscola, io strinsi forte, sicuramente troppo. Lui mi sorrise e salutò con un “buona notte compagno”. La notte passò in allegria prima in pizzeria e poi per le strade di Firenze. Bianca era con noi, corteggiatissima dai molti ragazzi. Seppi lì che era la figlia del “capo”. Bella ragazza davvero. Fu davvero una “buona notte” fatta di risate ma di tante discussioni… fino all’alba. Seppi il 7 giugno dell’84 del malore di Enrico direttamente dalla televisione. Furono giorni di attesa e di bilanci. Il Pci, a quelle elezioni europee ottenne il 33,33 % : il massimo storico.

A distanza di 20 anni ricordo Berlinguer per questi semplici insegnamenti:

*lo studio: un dirigente politico, come si enfatizzava allora doveva studiare, essere preparato sugli argomenti di cui era responsabile come lavoro politico;

*lo spirito di servizio: i rampanti arrivarono dopo, anche nella sinistra ex comunista;

*l’antisovietismo: per la verità in lui era forte il sentimento di autonomia verso l’Urss, in noi questo sentimento divenne vero e proprio antisovietismo; noi giovani comunisti brindammo quando in televisione “annunciò“ la “fine della spinta propulsiva” della rivoluzione d’ottobre; fu una scelta di grande coraggio;

*la grande intuizione che in Italia si usciva da quella fase con l’incontro fra le grandi tradizioni culturali cattoliche, comuniste, socialiste e laiche; insomma l’attuale centro sinistra ha le sue radici nel lontano “compromesso storico” ;

*il grande senso delle istituzioni: la vicenda Moro fu tragica, drammatica, cinica per alcuni aspetti , ma la vera Italia-Stato è nata da quella fermezza e dalla grande volontà di battere il terrorismo e di allontanare dalla sinistra comunista quei gruppi “contigui” che si aggiravano e che non volevano andare avanti nella strada del cambiamento;

* il senso della misura nella vita con quelle riflessioni sulla austerità.

A Berlinguer un solo e modesto rimprovero: la difesa estrema della diversità “comunista”, in alternativa al fenomeno “del craxismo” che sembrava allora il vero antagonista del Pci. Sicuramente sentivamo “noi antisovietici” che la fase di rinnovamento doveva andare avanti, che bisognava andare oltre “l’identità comunista” e lavorare per costituire una grande forza socialdemocratica. Certo allora era difficile parlare di unità con i socialisti quando quella stessa forza si mostrava antagonista e lavorava per sconfiggerci. Sicuramente “la questione morale”, fortemente e positivamente assunta da Berlinguer era un elemento dirimente della diversità. Certo nessuno può dire se la svolta “socialdemocratica” che noi giovani auspicavamo fosse fra i suoi obiettivi. Sicuramente Berlinguer ha forgiato una “generazione“ di militanti che ancora oggi, nonostante tutto, ci sono e lavorano per il cambiamento e che non desiderano andare in pensione. E’ triste però notare che alcuni rivendicano da soli l’eredità morale e politica di Berlinguer... E’ sbagliato, profondamente sbagliato interpretare questo grande uomo della storia per dare nobiltà alle proprie scelte politiche di oggi. L’ opera di Berlinguer si è bruscamente interrotta in una piazza di Padova, è rimasta incompiuta. Siamo rimasti noi, con le nostre diversità, che abbiamo stimato, prima delle sue scelte politiche, la persona, l’uomo, un grande italiano che ha dato un grande contributo alla democrazia.

Gian Carlo Storti

Cremona 7 giugno 2004

 

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