Domenica, 17 ottobre 2021 - ore 23.49

Entro il 2030 l’Ue punta a dimezzare i morti da inquinamento atmosferico: sono oltre 400mila

L’Italia uno dei peggiori paesi d’Europa, ogni anno conta 52.300 vittime da PM2.5, 10.400 da NO2, e 3.000 da O3

| Scritto da Redazione
Entro il 2030 l’Ue punta a dimezzare i morti da inquinamento atmosferico: sono oltre 400mila

Lo zero è un numero pericoloso da sbandierare quando si parla di politiche ambientali, perché suggerisce l’idea che l’impatto delle attività umane sull’ecosistema possa ridursi fino ad annullarsi, cosa che l’homo sapiens non sembra aver dimostrato possibile negli ultimi 200mila anni di storia che l’hanno visto protagonista sulla Terra: eppure il piano d’azione adottato oggi dalla Commissione Ue punta proprio a raggiungere l’inquinamento zero entro il 2050, delineando «un mondo in cui l’inquinamento è ridotto a livelli che non siano più dannosi per la salute umana e gli ecosistemi naturali», in modo che «tutti possano vivere in un ambiente privo di sostanze tossiche».

Più realisticamente, la Commissione aggiunge comunque che «qualora non sia (ancora) possibile prevenire completamente l’inquinamento fin dall’inizio, esso dovrebbe essere ridotto al minimo. Infine, una volta verificatosi l’inquinamento, gli ambienti inquinati dovrebbero essere ripristinati e i relativi danni dovrebbero essere risarciti».

«L’inquinamento ambientale – spiega il commissario Ue all’Ambiente, Virginijus Sinkevičius – incide negativamente sulla nostra salute, in particolare sui gruppi più vulnerabili e socialmente svantaggiati, ed è anche uno dei principali fattori alla base della perdita di biodiversità. Le ragioni per cui l’Ue dovrebbe guidare la lotta globale contro l’inquinamento sono oggi più forti che mai. Con il piano d’azione sull’inquinamento zero creeremo un ambiente in cui i cittadini europei potranno vivere in modo sano, contribuiremo a una ripresa resiliente e promuoveremo la transizione verso un’economia pulita, circolare e climaticamente neutra».

Ma di quale inquinamento stiamo parlando? Il piano d’azione riguarda l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo nonché i prodotti di consumo, e include anche l’inquinamento marino o acustico. Da qui la molteplicità di obiettivi che il piano d’azione di propone di perseguire, anche se i relativi costi e i benefici finanziari saranno descritti in dettaglio nelle valutazioni d’impatto delle singole proposte legislative che dovranno essere formulate.

Se anche l’inquinamento zero dovesse restare un obiettivo ideale da perseguire, è certo che su tutti questi fronti i progressi concretamente raggiungibile restano enormi, dato il livello di partenza.

Ad oggi infatti nell’Ue – dove le normative ambientali sono le più avanzate al mondo – un decesso su otto è connesso all’inquinamento ambientale: nel 90% dei casi la causa sono le malattie croniche, tra le quali i tumori sono le più frequenti. Si stima che l’inquinamento atmosferico causi, da solo, circa 400mila morti premature all’anno.

Per la precisione tre soli inquinanti atmosferici come PM2.5, NO2, O3 causano rispettivamente 417mila, 54mila e 19mila morti premature l’anno, e l’Italia sotto questo profilo si conferma tra i Paesi peggiori del continente: qui le vittime imputate ai tre inquinanti sono 52.300, 10.400 e 3.000. Numeri monstre che hanno portato l’Ue nel novembre scorso ad avviare l’ennesima procedura d’infrazione nei nostri confronti.

Non a caso la sfida principale che si pone di traguardare già al 2030 il piano d’azione è migliorare la qualità dell’aria in modo da ridurre del 55% il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico. Ancora la Commissione non sa quanto costerà, economicamente parlando, raggiungere l’obiettivo. Ma è già abbondantemente chiaro che i «costi dell’inazione sono di gran lunga superiori a quelli dell’azione. A titolo di esempio, i costi dell’inquinamento atmosferico, in termini di salute e attività economiche, sono stimati tra 330 e 940 miliardi di euro all’anno nell’Ue, mentre tutte le misure adottate finora per migliorare la qualità dell’aria nell’Ue hanno un costo combinato stimato tra 70 e 80 miliardi di euro l’anno». Ovvero costi che non arrivano a un decimo rispetto a quelli dell’inazione.

Ma il perimetro del piano presentato oggi dalla Commissione Ue come già accennato è ben più ampio rispetto al solo inquinamento atmosferico: a titolo d’esempio, tra i numerosi obiettivi individuati spiccano (al 2030) la riduzione dei rifiuti di plastica in mare (del 50%) e le microplastiche rilasciate nell’ambiente (del 30%); migliorare la qualità del suolo riducendo del 50% le perdite di nutrienti e l’uso di pesticidi chimici; ridurre in modo significativo la produzione di rifiuti e del 50% i rifiuti urbani residui, ovvero quelli che restano fuori dalla raccolta differenziata (o a valle della stessa) e non possono essere avviati a riciclo.

E le “azioni faro” che guidano il piano sono ancora più vaste: ad esempio promuovere l’azzeramento dell’inquinamento causato dalla produzione e dal consumo; ridurre le disuguaglianze che incidono sulla salute causate dalla quota sproporzionata di impatti nocivi sulla salute a cui sono attualmente esposti i più vulnerabili; ridurre l’impronta dell’inquinamento esterno dell’Ue limitando le esportazioni di prodotti e rifiuti che hanno un impatto nocivo e tossico nei paesi terzi.

Tutti obiettivi su carta, al momento, verso i quali le principali associazioni ambientaliste europee peraltro già mostrano una buona dose di scetticismo. In attesa della prova dei fatti.

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