Giovedì, 20 gennaio 2022 - ore 15.34

Eurostat, il 78,4% dell’economia italiana non è circolare

Il tasso di utilizzo circolare dei materiali è comunque cresciuto nell’ultimo anno: nel nostro Paese la quarta performance migliore d’Europa

| Scritto da Redazione
Eurostat, il 78,4% dell’economia italiana non è circolare

In Italia si generano ogni anno 30 mln di ton di rifiuti urbani che vengono raccolte in modo differenziato (61,3%) per poi essere avviate in larga parte a recupero di materia (50%); anche i ben più ingenti rifiuti speciali (154 mln di ton l’anno) vengono avviati soprattutto a riciclo (68,9%), ma si fa presto a sopravvalutare le dimensioni effettive dell’economia circolare.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, riferiti al 2020, il tasso di circolarità (Cmu) in Italia è ancora al 21,6%: guardando all’altra faccia della medaglia, significa che il 78,4% dell’economia nazionale non è circolare, ma si affida al consumo di risorse naturali vergini.

Si tratta comunque di un dato in crescita sull’anno precedente (+2,1%) e una performance migliore rispetto al dato medio Ue (12,8%, +0,8%). Solo Francia (22,2%), Belgio (23%) e Paesi Bassi (30,9%) fanno meglio.

«Il tasso di circolarità rimane ancora basso e, secondo Eurostat – sottolineano da Assoambiente – può essere aumentato allungando la vita dei prodotti, utilizzando processi produttivi più efficienti e rimpiazzando combustibili fossili con energia rinnovabile».

I dati che sono stati presi in considerazione per la redazione dello studio riguardano le quantità di materiali estratti, importati, riciclati o smaltiti, oltre alle emissioni e all’energia (non da fonte rinnovabile) utilizzata per produrre i materiali stessi.

«Lo studio – aggiungono da Assoambiente – evidenzia anche le significative differenze nel tasso di circolarità a seconda dei materiali considerati. Nel caso dei minerali metallici il tasso di circolarità arriva al 25%, per i minerali non metallici (compreso il vetro) al 16%, per la biomassa (compresi carta, legno, tessuti) al 10%, mentre scende al 3% per materiali come plastica e combustibili fossili». C’è dunque molto ancora da fare, oltre la raccolta differenziata, per raggiungere un’economia davvero circolare.

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