Far diventare la bella Cremona emozioni e dei sentimenti
Egregio direttore, leggo spesso sul giornale discussioni urbanistiche sulla nostra bella città: un ping pong di scontri e accuse fra il consiglio comunale e l’opposizione.
L’oggetto del contendere è quasi sempre politico, logistico, razionale, strutturale, oppure si tratta di ritorni economici mascherati da servizi.
Ma in questo modo non si parla mai della vera città e dei suoi abitanti: si prende in considerazione solo un posto fatto di mura, strade, insegne, parchi, monumenti che non costituiscono, però, la vera città.
Come se Cremona fosse un involucro asettico sganciato totalmente dalla sfera delle emozioni e dei sentimenti.
Ma Cremona non è ipermercati, parcheggi, banche, la Ztl, l’inceneritore, la Tamoil, l’asfalto delle strade, il progetto del nuovo ospedale...
Sotto questa città pulsa per fortuna il cuore di un’altra molto differente: quest’ultima è più reale di quella materiale, in quanto fatta di incontri, desideri, speranze, amori, sogni, pensieri, emozioni, umori, passioni.
È questa la città che ci fa sentire vivi, a casa nostra, che ci connota come cittadini attivi, propositivi dentro ad uno spazio dove tutto può accadere.
Progettare una città è un qualcosa che va ben oltre il piano regolatore, l’urbanistica, l’indotto e i servizi, che certamente aiutano. La città andrebbe, invece, pensata e costruita a partire dalle persone che la abitano: è sempre la sfera intima di ognuno di loro che più di ogni altra cosa fa la differenza nella vita cittadina. Io, per esempio, rifarei ex novo i giardini pubblici in centro, edificandovi all’interno un bellissimo ampio bar con le vetrate: così anche d’in - verno la gente si troverebbe lì a bere un cappuccino, con la sensazione di essere sia all’interno che all’esterno.
Sarebbe un punto d’incontro fisico che potrebbe tirare fuori le persone dai loro bunker tecnologici: il bello, infatti, attrae le persone che hanno poi voglia di uscire da casa ed incontrarsi.
Ridarei anche lustro e splendore alla decadente Galleria XXV Aprile in centro, luogo di incontri, amori e desideri in quel tempo in cui le persone avevano fretta di uscire di casa per parlarsi, passeggiare insieme e fantasticare su cosa sarebbe potuto succedere nel grande Barnum degli incontri.
Poi investirei sul cinema Tognazzi come luogo d’incontro e sulle Colonie Padane: anche questa location potrebbe rappresentare uno dei cuori pulsanti di Cremona nella bella stagione, con conferenze, musica, giochi, sport, ristorazione, incontri, casualità, ore piccole. Così facendo la città si trasformerebbe in un luogo dove tutti i desideri, sogni, progetti ed incontri delle persone potrebbero trovare spazio ed attuazione: mi piace pensare a Cremona come alla città del possibile, dove non sia già tutto scritto in modo scontato e ripetitivo ogni giorno, dove la vita ti può sorprendere in contropiede: i supermercati, le banche e il cemento li mettiamo in panchina.
Come in un battito d’ali all’alba, le nostre aspettative potrebbero trovare durante la giornata attuazione in qualche angolo della città, o forse no.
Chissà! Tutto può sempre accadere. Mi piace pensare che la vera città da progettare sia quella invisibile, come già descritto in modo sublime da Italo Calvino, dove le emozioni e la creatività rappresentano il vero motore esistenziale.
Antonio Di Vita Cremona



