Lunedì, 18 novembre 2019 - ore 05.42

Forse è iniziata la fine del consumismo senza limiti di Benito Fiori (Cremona)

Chi scrive giorni fa ha portato in discarica RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) gli oltre 30kg di un televisore che il giorno prima aveva cessato di funzionare dopo quasi trent’anni di “onorato servizio”.

| Scritto da Redazione
Forse è iniziata la fine del consumismo senza limiti  di Benito Fiori (Cremona)

Forse è iniziata la fine del consumismo senza limiti  di Benito Fiori (Cremona)

Chi scrive giorni fa ha portato in discarica RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) gli oltre 30kg di un televisore che il giorno prima aveva cessato di funzionare dopo quasi trent’anni di “onorato servizio”.

Per un apparecchio tv una “vita” di un secolo rispetto ad oggi. Alcuni affermano che un tempo era possibile economicamente la loro riparazione, mentre oggi non lo è più: costa meno comprarne uno nuovo. A conferma di ciò viene una ricerca fatta nel 2017 dall’Università di Amburgo da cui è risultato che in Germania nell’ultimo decennio la vita media di un apparecchio tv si era quasi dimezzata: da 9 a 5,6 anni. Stesso discorso per i computer la cui longevità perde il 10% ogni sette anni. Altro dato probante viene dalla Francia: tra il 1990 e il 2008 gli acquisti di apparecchi elettronici sono aumentati del 600%, mentre le spese per le riparazioni sono diminuite del 40% e nelle discariche sono finiti il 44% degli elettrodomestici. Senza alcun dubbio, siamo pienamente nell’era dei progetti dei prodotti industriali basati sulla obsolescenza programmata, ovvero su un sistema economico fondato sul meccanismo perverso, anche perché senza fine, dell’aumento del prelievo delle materie a qualsiasi prezzo (guerre e danni all’ambiente) delle materie prime, dell’aumento della produzione di beni, dell’aumento delle vendite, dell’aumento dei rifiuti. In altre parole, siamo in uno degli aspetti dell’antropocene, quello del consumismo onnipotente del “purché si venda”, capace di condizionare culturalmente l’accezione di qualità della vita. Addirittura, mutando l’”homo sapiens” in “homo consumens”, come lo ha classificato Zigmunt Bauman. L’uomo ridotto a un elemento di uno “sciame” che trova la gratificazione dell’esistenza nell’attesa dell’oggetto di desideri inculcati, ovvero del prodotto migliore , a prescindere da cosa sia, purché sia “l’ultimo uscito”. Un’attesa che spinge sempre e comunque all’”acquisto”, pena la estromissione dallo “sciame” e l’inquadramento nell’”homo sacer”, l’uomo povero, addirittura “difettoso” perché  impossibilitato, per sua colpa, a “comperare”, a “consumare”.

Ma qualcosa di saggio e virtuoso nella direzione dell’economia circolare, quella basata sul recupero e il riuso, si sta muovendo. Si sta socchiudendo la speranza di porre dei limiti a questa follia liberista e dare luci di futuro alle nuove generazioni.

In Europa e negli USA sta guadagnando consensi un movimento che vuole limitare l'obsolescenza programmata, grazie a progettazioni che rendano più vantaggiosa la riparazione rispetto alla sostituzione. La Commissione europea ha adottato un nuovo e ambizioso pacchetto di misure sull’economia per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse primarie siano utilizzate in modo più saggio e sostenibile. Infine, esempio altamente virtuoso, in Francia la Procura di Nanterre, notizia del 28 dicembre scorso, ha deciso di aprire un fascicolo a carico di Epson, Brother, Canon e HP, multinazionali di apparecchiature informatiche sospettate di obsolescenza programmata, una pratica che i questo paese è proibita dal 2015, con pene che possono arrivare fino a due anni di reclusione.

Benito Fiori (Circolo culturale “AmbienteScienze”)

 

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