Per una Pasqua di rinnovamento anche politico
Approfitto della Pasqua per una breve riflessione sullo stato della nostra politica nazionale, con l’auspicio di un profondo rinnovamento a partire dall’impegno di ciascuno di noi. E’ un dato riconosciuto che oggi le scelte della politica siano spesso condizionate da interessi di settori economici. Lo stato attuale dei partiti, ormai ridotti a vuoti contenitori elettorali, con scarsa capacità di elaborare proposte e contenuti politico-culturali, induce a maturare decisioni attraverso dialoghi diretti con soggetti portatori di istanze particolari. Ne risulta così svilito il ruolo proprio della politica quale luogo di rappresentanza degli interessi dei cittadini, specie delle fasce più deboli della comunità. Nei livelli territoriali, poi, questo stato di fatto implica anche una forte contaminazione tra consenso elettorale e appoggio di settori economici, finendo questi ultimi col determinare il successo della classe dirigente territoriale. C’è un altro dato di fatto, complementare al primo, relativo alla percezione generale che la politica ancorata a critica, pensiero e ideologie abbia ormai inesorabilmente ceduto il passo al posizionamento pubblico di leaders che, con i loro vizi e le loro virtù, incarnano sentimenti e aspettative popolari. Questo modello partecipativo, più passivo che attivo (come se si fosse spettatori di un evento sportivo o a teatro), consente di registrare, con anticipo rispetto all’agone elettorale, attraverso sondaggi, il gradimento accordato dall’elettorato non tanto e non solo ad un’idea o ad un progetto di riforma, ma soprattutto ad un attore politico.
Entro tale orizzonte si è formata negli anni una classe dirigente prevalentemente dedita ad occupare gran parte della propria esistenza nella gestione della cosa pubblica. Il che non è di per sé negativo, ove il ruolo venga svolto con onestà e competenza, ma è facile che una presenza lunga e continuativa all’interno delle istituzioni porti a determinare scelte e decisioni non sempre al servizio del cittadino, essendo compresente l’obiettivo “vitale” di una conferma del proprio percorso istituzionale. E’ urgente allora affiancare al politico di professione una nuova generazione di politici “di servizio”, che possano convivere, nella reciproca stima, con i primi. Persone, cioè, dedite abitualmente ad un mestiere o ad una professione, che decidono di impegnarsi nella politica attiva e, se del caso, candidarsi con l’impegno ad una partecipazione “a tempo” nelle istituzioni, pur rimanendo coinvolti definitivamente nell’elaborazione dei contenuti e delle idee. In questo, il ruolo dell’associazionismo è decisivo. E’allora ineludibile che la politica, e in particolare una politica che voglia essere davvero espressione di valori fondati sul primato della persona, riprenda temi e idee che innalzano il livello del confronto pubblico, elevandolo dalla mera composizione di interessi materiali, a grandi obiettivi di portata generale in grado di ispirare la partecipazione anche emotiva dei cittadini. In questa direzione il ruolo che “pensatoi” come “Cominciamo dall’art. 1 della Costituzione” possono svolgere nella vita democratica del Paese, può aiutare a smascherare scelte sempre più ancorate a contenuti tecnici, che spesso coprono interessi economici. Questa circostanza, assieme al progressivo affievolimento di valori e principi, richiedono la presenza di fortissime competenze, che risulteranno decisive anche nell’individuazione degli interessi reali sottesi alle proposte politiche.
E’ una trama faticosa certo, per certi versi eroica, ma è l’unica in grado di ridare senso al contributo dei cattolici italiani all’impegno pubblico per il bene comune.
Alberto Gambino
Gambino.Per una Pasqua di rinnovamento

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