Venerdì, 17 settembre 2021 - ore 16.23

Garofalo. I 20 anni del PRC

| Scritto da Redazione
Garofalo. I 20 anni del PRC

Una riflessione sui 20 anni del PRC
Il mio rapporto politico e personale con Rifondazione Comunista nell'arco
della sua storia ormai ventennale, non è stato sempre costante e lineare, ma
si è caratterizzato a fasi alterne e in un modo conflittuale, quasi una
sorta di sentimento di "amore e odio". Ho sempre fatto politica seduto
"'ncoppa lo ceraso", cioè sul ciliegio. Ebbene, faccio presente che in cima
al ciliegio si respira un'aria salubre, ma soprattutto si ha una visione
onesta e distaccata del mondo. Credo che quando si perde il senso
dell'ironia e della  critica, cioè la capacità  di leggere ironicamente e
criticamente la realtà, si rischia di farsi inglobare dal "sistema". Invece,
la scelta di sovrastare il mondo dall'alto consente di avere una visione
lucida ed obiettiva. Restare "'ncoppa lo  ceraso" è un privilegio concesso
alle menti libere di volare in alto, cioè di pensare in grande.

Sono sempre stato un comunista atipico, intransigente verso le ingiustizie
commesse dal potere. Senza dubbio sono schietto e leale, perciò inviso ai
farisei. A modo mio sono coerente, non un millantatore che predica bene ma
razzola male. Probabilmente sono uno che predica male e razzola peggio. Ho
sempre diffidato dei custodi dei partiti-chiesa, simili ad altari incensati
e a santuari in cui militano maestri ed apostoli, chierici laici e
seminaristi devoti con i loro abiti talari e le felpe da battaglia, le
processioni e gli inni sacri, le cerimonie liturgiche e le feste, i
decaloghi e le penitenze, le confessioni, le scomuniche e le epurazioni, le
abiure e le ritrattazioni, gli scandali e gli esorcismi.

All'atto della sua nascita, nel 1991, ricordo che ho immediatamente aderito
al progetto ideale che ha ispirato il Partito della Rifondazione Comunista,
benché avessi deciso di non farmi la tessera, cosa che avvenne in seguito.
D'altronde, la mia provenienza dall'esperienza di Democrazia Proletaria, in
cui ho militato nella sezione giovanile di Lioni, mi ha spinto a
simpatizzare subito per il nuovo soggetto politico, abbracciando il disegno
fondativo (anzi, ri-fondativo) delle aspirazioni comuniste in una fase
storica in cui il mondo assisteva al crollo del "socialismo reale" in URSS e
nell'Europa orientale.

La mia iscrizione al PRC avvenne per la prima volta nel 1995, quando fui
candidato alle elezioni provinciali ottenendo un discreto successo anche in
termini numerici. Ma il risultato più importante fu la costituzione di un
Circolo nel mio paese. Successivamente ho vissuto un lungo distacco dal
partito per rientrare nel 2001 sull'onda delle mobilitazioni contro il G8 di
Genova. Nel 2003 ho vissuto un altro momento significativo anche dal punto
di vista elettorale quando mi candidai in una lista di Rifondazione alle
elezioni amministrative del mio Comune. L'esperienza militante nel PRC è
durata fino all'anno seguente. Da allora ho deciso di non rinnovare più la
tessera del partito.

Le ragioni del mio allontanamento dal partito sono state di ordine politico
e personale. Anzitutto le involuzioni compiute dal magico parolaio,
l'(in)Faust Presidente, artefice degli abbagli più clamorosi e delle più
tortuose giravolte, della metamorfosi kafkiana per antonomasia, anzi della
metamorfosi faustiana, dello zig-zag ideologico. Non si erano mai viste
serpentine così azzardate nella storia del movimento operaio e sindacale
italiano. E' estremamente difficile raccontare le innumerevoli svolte e
contro svolte compiute dall'ex segretario rifondarolo: prima in senso
movimentista, poi ghandiano, infine governista e militarista. Addio alla
lotta di classe e al comunismo, addio al sindacalismo operaio, addio al
pacifismo, addio al partito. E per cosa? Per una poltrona che fu occupata
anche dal fondoschiena della Pivetti? Ma ne valeva la pena? Come il dottor
Faust che vendette l'anima al diavolo, l'(in)Faust ha svenduto le battaglie
di una vita, ottenendo in cambio un incarico istituzionale simbolico, privo
di poteri decisionali.

Poi c'è stato il congresso più infuocato e cammellato nella storia del PRC,
in cui si è consumato uno scontro per nulla epico che non ha concesso tregue
alle faide intestine tra gli sceicchi del partito. Se qualcuno avesse avuto
bisogno di un riscontro, la vicenda ha confermato ancora una volta che i
burocrati sanno occuparsi solo di insulsi cavilli burocratici. In una
cornice surreale si celebrò l'apoteosi del cretinismo parlamentare. Falsi
poeti e parolai al comando del partito, in evidente crisi d'astinenza, sono
pronti ad adagiare nuovamente il proprio deretano sugli scranni del
Parlamento borghese.

Oggi mi pare che il progetto della Federazione della Sinistra sia una
forzatura imposta dalla ristrutturazione del quadro politico che ha
affossato i partiti minori. Se le ragioni della nascita del cartello sono di
ordine elettoralistico, temo che il processo non possa che approdare ad
un'accozzaglia di sigle ereditate dai partiti che si sono già dimostrati
subalterni ai poteri forti nel Paese. In passato abbiamo assistito ad un
singolare fenomeno di scissione degli "atomi comunisti". L'ultima "scissione
subatomica" è stata quella della "particella vendoliana" dopo il congresso
di Chianciano. Tuttavia, voler rimettere insieme le "particelle atomiche"
che si erano frazionate in precedenza solo per riconquistare qualche seggio
in Parlamento non mi pare un serio progetto comunista.

Lucio Garofalo

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