Giovedì, 22 agosto 2019 - ore 03.28

GINEVRA\ aise\ UNHCR: LA RISPOSTA ALLE PIOGGE MONSONICHE IN BANGLADESH

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sta rapidamente garantendo l’invio di ulteriori aiuti in Bangladesh dove le prime piogge monsoniche hanno colpito il distretto di Cox’s Bazar e centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya.

| Scritto da Redazione
GINEVRA\ aise\ UNHCR: LA RISPOSTA ALLE PIOGGE MONSONICHE IN BANGLADESH

GINEVRA\ aise\ UNHCR: LA RISPOSTA ALLE PIOGGE MONSONICHE IN BANGLADESH

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sta rapidamente garantendo l’invio di ulteriori aiuti in Bangladesh dove le prime piogge monsoniche hanno colpito il distretto di Cox’s Bazar e centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya.

Il primo dei tre ponti aerei previsti per il trasporto di ulteriori materiali per la costruzioni di ripari è giunto in Bangladesh martedì 1 maggio, portando 1.400 tende di 10 mila previste entro la fine del mese. Tende che garantiranno alloggi d’emergenza per circa 60.000 rifugiati che vivono attualmente in aree a elevato rischio di smottamenti e inondazioni.

E’ previsto, inoltre, l’arrivo di aiuti via mare, inclusi ulteriori tende, 170.000 teloni e altri beni essenziali.

I partner umanitari stimano che fra i 150.000 e i 200.000 rifugiati Rohingya saranno a rischio nel corso di questa stagione monsonica. Di questi, 24.000 si trovano in una situazione particolarmente critica a causa della grave instabilità del terreno su cui i loro alloggi sono stati costruiti.

Dall’agosto 2017 oltre 670.000 rifugiati Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, andando ad aggiungersi ai 200.000 rifugiati già presenti nel Paese. Nello sforzo considerevole di fornire una sistemazione ai rifugiati e di dare una risposta ai loro bisogni primari, il Bangladesh ha generosamente concesso l’utilizzo di migliaia di acri di terreno su cui si sono già insediati i rifugiati.

Inoltre, il governo ha recentemente concesso nuovi terreni per i rifugiati. Ingegneri dell’UNHCR, dell’IOM e del WFP, con macchinari pesanti e migliaia di lavoratori, sono impegnati senza sosta per spianare tali terreni e poter dare alloggio a coloro che sono maggiormente a rischio. Tuttavia, i lavori procedono più lentamente di quanto inizialmente previsto a causa del terreno collinoso e instabile. L’UNHCR spera che entro la fine di maggio potranno essere trasferite su questi nuovi terreni circa 5.000 persone.

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