Torna ad intrufolarsi nei ritmi della vita politica, ma non per collaborare a trovare soluzioni possibili dopo gli interventi impossibili del suo ultimo governo, bensì per scardinare tutto ciò che gli si para davanti per attribuire ad altri l’incapacità di agire positivamente. Berlusconi non ha altro interesse se non la logica del “tanto peggio, tanto meglio”, al solo scopo di dimostrare, innanzitutto a se stesso, di essere in grado di risorgere dalle sue ceneri e tornare a volare alto come eletto esemplare di presidente del consiglio auto-collocatosi al primo posto negli ultimi 150 anni.l
Ma le ceneri sono ancora lì, anche se manca la volontà di frugarci dentro per riscoprire le “perle” che hanno distinto la sua azione di governo. Non sempre si tratta di perle di grandi dimensioni, ma sono proprio quelle di dimensioni più modeste che qualificano un preciso rapporto con il potere; la macroeconomia, la coerenza ideologica, l’approfondimento culturale, non sono pane per i suoi denti; è un navigatore a vista, con estemporanee rotte suggerite più dai sondaggi che dalle reali necessità della nazione, per cui lasciamo che ad occuparsene siano i politologi: quelli veri non hanno più parole per squalificare gli atteggiamenti individualisti, mentre quelli falsi e improvvisati, comodamente seduti intorno alla tavola imbandita, inventano intuizioni da statista, sempre smentite dai fatti, analisi da preveggente, soluzioni da mago e/o illusionista. Dobbiamo contentarci di ricordare le piccole perle che il cavaliere ha collezionato a riprova dell’inaffidabilità del suo agire, come quando in una intercettazione telefonica confidava alla escort di turno di avere trovato, nella sua tenuta in Sardegna durante i lavori di ristrutturazione, un sito archeologico con oltre una ventina di tombe fenice; ci fu un primo momento di scalpore, ma tutto venne messo a tacere grazie all’intervento del più grande ministro dei Beni Culturali degli ultimi 150 anni: Sandro Bondi.
Oppure quando venne a galla la manomissione dei depositi di Palazzo Ghigi, dove giacciono reperti archeologici dell’età imperiale dell’antica Roma; in quella occasione sostenne che furono gli architetti a consigliargli di utilizzare quei busti per metterli in bella mostra nelle sue stanze presidenziali. Non se ne seppe più nulla; di nuovo grazie all’intervento del ministro di prima.
Ma esiste un elenco dettagliato di quei reperti ?
Non tanto per sapere “SE” manca qualcosa, bensì per valutare “COSA” manca.
Le ville all’estero del cavaliere, specialmente quella acquistata con notevole fretta in Svizzera, andrebbero visitate e controllate, ma nessuno oserebbe tanto verso il più grande presidente del consiglio degli ultimi 150 anni. Ma sono i risvolti politici che interessano; nel primo caso, quello del rinvenimento del sito fenicio, non ebbe alcuna prudenza nel confessare alla escort il rin venimento, magari per megalomania congenita, una sbruffonata per fare colpo.
Ma un rientro ai vertici del potere di un simile personaggio, non significherebbe anche un ritorno a rappresentare l’Italia in seno alla NATO ? E quindi di essere a conoscenza dei segreti militari o delle informazioni riservate ? Con quale fiducia i partners europei metterebbero a parte di tali informazioni un presidente del consiglio italiano, tanto amico dei vari Gheddafi, Ben Alì e Mubarak (ormai tutti ex amici), ma dell’attualissimo amico Putin, molto interessato a conoscere le informazioni NATO ?
Con la semplicioneria megalomane con la quale ha raccontato il rinvenimento del sito fenicio, potrebbe anche raccontare la dislocazione segreta dei mezzi difensivi della NATO, tanto per darsi importanza.
Rosario Amico Roxas



