Domenica, 09 agosto 2020 - ore 10.30

I piani di ripresa post-Covid-19 devono affrontare i cambiamenti climatici

Petersberg Climate Dialogue, i governi di Germania e Gran Bretagna: la lotta ai cambiamenti essenziale per affrontare la crisi economica del Covid-19

| Scritto da Redazione
I piani di ripresa post-Covid-19 devono affrontare i cambiamenti climatici

Oggi cominciano a Berlino gli XI Petersberg Climate Dialogue/Petersberger Klimadialog (PCD) co-organizzati dai governi tedesco e britannico e ai quali partecipano in videoconferenza i ministri di 30 Paesi.

Dato che la 26esima Conferenza delle parti dell’Unfccc (COP26) che avrebbe dovuto tenersi a Glasgow è stata rinviata al  2021 il PCD è probabilmente uno dei più importanti appuntamenti climatico-economici di quest’anno e i governi hanno deciso comunque di incontrarsi online, «perché è essenziale che proseguano gli scambi sull’importante questione dell’azione climatica».

Su invito del ministro federale tedesco dell’ambiente Svenja Schulze, si è cominciato a discutere di quali misure potrebbero aprire la strada a una ripresa verde da questa crisi economica e sono previsti anche c scambi di opinioni tra i ministri e imprenditori, amministratori locali, ONG, thinktank e i principali negoziatori climatici. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha confermato la sua partecipazione.

La Schulze e Alok Sharma, segretario di Stato per il business e l’energia del Regno Unito, designato presidente della COP26 Unfccc, avevano già annunciato che «Il meeting si concentrerà su come la comunità internazionale può emergere più resiliente e più rispettosa del clima dalla pandemia acuta di coronavirus».

La ministro federale tedesca dell’ambiente ha sottolineato che «La pandemia di coronavirus non ci consente di perseguire il business-as-usual, e questo include nella nostra politica climatica. Allo stesso tempo, questa crisi sottolinea l’importanza della cooperazione multilaterale. Un approccio coordinato internazionale rimane essenziale anche nella politica climatica. Ecco perché. per me. è stato importante incontrarci per il Petersberger Klimadialog di quest’anno nonostante la pandemia, sebbene in un contesto virtuale. L’azione per il clima dipende dal modo in cui la comunità internazionale organizza la ripresa dell’economia globale. perché la nostra uscita dall’attuale crisi è anche una questione che riguarda i ministri del clima e a livello internazionale».

Sharma, ha dichiarato che «In qualità di presidente della COP26, sono assolutamente impegnato ad accrescere l’ambizione climatica globale affinché rispettiamo l’accordo di Parigi. Il mondo deve lavorare insieme, come deve affrontare la pandemia di coronavirus, per sostenere una ripresa verde e resiliente, che non lasci nessuno indietro. Al Petersberg Climate Dialogue ci riuniremo per discutere di come trasformare l’ambizione in azione reale».

Siamo sideralmente lontani dalle dichiarazioni pro  business-as-usual e contro l’European Green Deal fatte – e ripetute anche in questi ultimi giorni – dal centro-destra italiano. Eppure Salvini e Meloni esultarono per la vittoria pro-Brexit dei conservatori britannici e Berlusconi siede in Europa accanto alla Merkel e alla Schulze.

Come negli anni precedenti, il PCB fornisce soprattutto una piattaforma per discutere in maniere informale dei temi più scottanti dell’attualità della politica internazionale in materia di clima. Il dialogo è diventato un evento chiave per la diplomazia climatica internazionale e, anche in questi tempi difficili, riunirà i ministri di circa 30 paesi, compreso il nostro che è anche co-organizzatore della COP2& Unfccc. L’evento principale dell’incontro di quest’anno è il segmento di alto livello il 28 aprile che vedrà tra i partecipanti il segretario generale dell’Onu António Guterres e la Merkel.

L’obiettivo di quest’anno è come organizzare la ripresa economica dopo la gestione della crisi acuta del Covid-19 e la discussione verte su come i Paesi possono portare avanti i loro impegni  per il clima. «Ciò significa  – si legge in un comunicato ufficiale – non solo creare nuovi posti di lavoro, ma anche far progredire l’azione per il clima in modo da rendere il mondo più resiliente. Comprende anche la questione di come progettare programmi di stimolo che in futuro faciliteranno una politica climatica più impegnata».

Oggi il meeting apre per la prima volta con uno scambio di vedute tra ministri, imprese, sindacati, ONG, scienziati e amministratori locali. Inoltre, esperti di tutte le parti invitate discuteranno su come compiere progressi nei negoziati internazionali sul clima, nonostante le restrizioni legate alla pandemia. Uno scambio di opinioni tramite i social media sarà un altro elemento dei colloqui (#PCD11).

Ma le ONG sono scettiche sul reale impatto che possono avere meeting cone questo e fanno notare che dopo l’approvazione dell’Accordo di Parigi in realtà le emissioni di CO2 sono aumentate e che l’attuale calo dipende solo dalla recessione economica provocata dalla pandemia di Covid-19.

Secondo l’ONG britannica CARE, le promesse dei Paesi ricchi non venivano rispettate nemmeno prima della crisi attuale: dal 2018 ad oggi, i finanziamenti pubblici ai Paesi in via di sviluppo per adattarsi agli inevitabili cambiamenti climatici sono diminuiti.

Sven Harmeling di CARE evidenzia che «Se i governi non riescono a rendere il loro stimolo economico sostenibile ed equo, porteranno il nostro pianeta a sprofondare molto più nei disordini esistenziali economici, sociali ed ecologici causati dalla crisi climatica».

L’Ue si è detta già pronta a fornire incentivi verdi  e Frans Timmermans, responsabile per il Green Deal della Commissione Ue ha detto che ogni euro speso per le misure di ripresa economica post crisi Covid-19 sarà collegato alle transizioni verde e digitale. «L’European Green Deal una strategia di crescita e una strategia vincente – ha twittato – Non è un lusso che eliminiamo quando affrontiamo un’altra crisi. È essenziale per il futuro dell’Europa». Chissà che ne pensano Salvini e Meloni che hanno chiesto di buttare nella spazzatura i l’European Green DEal per investire tutti quegli euro nella vecchia economia fossile?

Intanto però la Cina, mentre dice che la sua ripresa sarà green, sta in realtà investendo sull’industria ad alta intensità di carbonio e  negli Usa Donald Trump ne ha approfittato per rottamare o sospendere altre fastidiose normative ambientali e ha stanziato una valanga di dollari per salvare le big oil e i king carbon in difficoltà.

E anche in Europa non c’è solo la destra leghista e neofascista  italiana a fare il tifo contro l’European Green Deal: Markus Pieper, un eurodeputato tedesco della del partito CDU (lo stesso Partito della Merkel e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen) ha dichiarato in un’intervista a Focus che  la crisi del Covid-19 ha reso impossibile p il piano verde dell’Ue: «Il Green Deal sarebbe stata una gigantesca sfida per un’economia in ottima forma. Dopo il dissanguamento del coronavirus, semplicemente non è finanziariamente fattibile».

Ma uno che se ne intende sicuramente più di Pieper. l’economista britannico ed esperto di cambiamenti climatici Lord Stern, ha detto a BBC News: «La priorità immediata è l’attuale crisi del Covid, ma poi dobbiamo costruire per il futuro. Timmermans ha ragione e Trump ha torto. Dovremmo salvare solo le imprese che contribuiranno alla lotta ai cambiamenti climatici. Al momento non devono essere solo aziende tecnologiche apparentemente pulite, ma devono impegnarsi a ridurre le loro emissioni in linea con gli obiettivi internazionali».

 

 

FONTE greenreport.IT

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