Martedì, 07 luglio 2020 - ore 17.25

IL GIARDINIERE CIECO di Guglielmo Aprile Recensione di © Miriam Ballerini

Guglielmo Aprile ci offre, con questa sua raccolta poetica, dei testi che non sono di facile comprensione. Non sono poesie fruibili, subito assimilabili. Contengono immagini interessanti, che fanno riflettere, da leggere con attenzione.

| Scritto da Redazione
IL GIARDINIERE CIECO di Guglielmo Aprile Recensione di © Miriam Ballerini

IL GIARDINIERE CIECO di Guglielmo Aprile Recensione di © Miriam Ballerini

Guglielmo Aprile ci offre, con questa sua raccolta poetica, dei testi che non sono di facile comprensione. Non sono poesie fruibili, subito assimilabili. Contengono immagini interessanti, che fanno riflettere, da leggere con attenzione.

Il suo modo di scrivere non è per niente poetico, non nel senso proprio del termine, ma scavato, duro, quasi le parole vengano estratte a mani nude dalla terra.

È un modo di comporre descrittivo, duro, asciutto.

I protagonisti dei testi sono alquanto originali: sono infatti oggetti meccanici, animali, cose … Ovviamente troviamo anche il sentire del poeta, ma le sue sensazioni sono descritte in modo personale e con uno stile assolutamente suo, ad esempio: “Non ho più notizie di me neanche io so da quanto”.

La raccolta è suddivisa in 5 parti: Cozze da allevamento – Sindrome di Cotard (in psichiatria equivale al delirio di negazione assoluta), Fitta sotto lo sterno – Le cateratte insonni – La scoperta del cinematografo.

Già da questi titoli possiamo vedere l'immaginazione e l'originalità dei testi.

Ci sono molte frasi che ho estrapolato dalle varie poesie, che mi hanno colpita, che mi hanno fatto riflettere.

Ne riporto una per ogni parte:

Da Plancton: “Ci sarà mai, da qualche parte, un mare che non si beffa di chi tiene a galla?”

Da Movente: “Se vivere è delitto siamo tutti innocenti per mancanza di un movente credibile”

Da Sordina: “Siamo tirocinanti a tempo perso di un mestiere che appare più complesso quanto più a fondo conosciuto”.

Da Taccuino di viaggio: “lo zucchero spensierato del vento fa da mediatore fra l’uomo e la sua morte”.

Da Epitaffio: “Morire è scrivere l’ultimo verso, l’ultima parola in fondo alla pagina conclusiva, di un best-seller mancato”.

L'autore prende ispirazione da quello che vede, da ciò che i suoi occhi attenti notano. So per certo che ha uno sguardo acuto, proprio per quanto riesce a raccogliere e a infilare nei suoi testi.

 

© Miriam Ballerini

IL GIARDINIERE CIECO di Guglielmo Aprile

© 2019 Transeuropa – Nuova poetica 3.0

isbn 9788898716xxx  Pag. 64 € 15,00

 

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