Domenica, 14 aprile 2024 - ore 13.34

Il pericolo delle ‘democrazie illiberali’ sul futuro dell’UE

Di Gianni Bonvicini per Affarinternazionali.it

| Scritto da Redazione
Il pericolo delle ‘democrazie illiberali’ sul futuro dell’UE

Fa una grande impressione mettere a confronto due immagini della scorsa domenica. Da una parte la tragedia di Bucha in Ucraina, con i cadaveri di civili abbandonati lungo le strade semidistrutte dall’occupazione russa, cui sono con tutta evidenza da attribuire le esecuzioni sommarie di persone inermi. Dall’altra, la sera dello stesso giorno, il comizio festante per il trionfo elettorale di Viktor Orbán per un quarto mandato al governo dell’Ungheria. Ovviamente non vi sono collegamenti diretti fra i due eventi. Ma di fronte alla guerra scatenata dalla Russia in un paese confinante con l’Ungheria è quantomeno stupefacente constatare come l’elettorato ungherese abbia deciso di premiare nuovamente l’autocrate di Budapest, grande ammiratore e sostenitore di Vladimir Putin.

Ungheria e il gruppo di Visegrad

È vero che Orbán, magari controvoglia, ha accettato le sanzioni dell’Ue contro il governo di Mosca, ma allo stesso tempo ha negato il passaggio dal suo paese degli armamenti Nato per aiutare la resistenza del popolo ucraino. Tanto che su questo rifiuto è stata cancellata la riunione del cosiddetto Gruppo dei 4 di Visegrad, composto oltre che dall’Ungheria, da Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Non era mai successo prima. D’altronde è difficile conciliare le posizioni di una Polonia in prima fila nel guidare la sfida aperta a Putin con quella di un Orbán legato mano e piedi a Mosca non solo per la dipendenza al 70% dal gas russo, ma soprattutto per una vicinanza ideologica allo zar del Cremlino.

Viktor Orbán è in effetti l’inventore del distruttivo ossimoro sulla “democrazia illiberale”: distruttivo, perché su questa base egli ha messo sotto il controllo dell’esecutivo il sistema giudiziario del suo paese e ha varato una legislazione liberticida nei confronti della stampa e delle organizzazioni non governative.

È proprio alla luce dell’indebolimento della democrazia ungherese che nel 2018 il Parlamento europeo aveva sollecitato la Commissione a lanciare una procedura d’infrazione contro Budapest, il cui governo stava calpestando i principi e i valori cardine su cui si basa l’intera costruzione dell’Unione europea. Similmente la Commissione aveva aperto un paio d’anni prima analoga procedura per violazione dell’art.7 nei confronti della Polonia. Ma entrambe le mosse delle due istituzioni europee, che possono portare i Paesi sotto accusa alla sospensione dai meccanismi istituzionali dell’Ue, sono finite in un nulla di fatto per il semplice motivo che esse prevedono ad un certo punto l’unanimità in seno al Consiglio europeo. Oggi, tuttavia, la sfida con il regime ungherese si riapre su nuovi fronti.

Il gas e il problema di ulteriori sanzioni

Il primo è che dopo la strage di Bucha, si vogliono inasprire ancora di più le sanzioni contro Mosca, magari arrivando a decidere la chiusura unilaterale dei gasdotti russi verso l’Europa con la speranza di accelerare la fine del conflitto. Decisione difficilissima da prendere per molti europei troppo dipendenti dalle forniture russe, come ad esempio Bulgaria e Romania che superano le percentuali dell’Ungheria. Ma anche per Italia e Germania sarebbe oltremodo complicato adottare una misura del genere poiché le nostre importazioni di gas russo si collocano rispettivamente al 40% e al 55%, con l’aggravante per di più di essere i due maggiori paesi manifatturieri d’Europa e quindi particolarmente legati a robusti rifornimenti energetici. […]

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