Lunedì, 22 giugno 2026 - ore 13.33

Il talento di Fresu e dei Virtuosi illumina il Ponchielli

Al Teatro Ponchielli di Cremona in scena un meraviglioso "Back to Bach", di Paolo Fresu e de I Virtuosi Italiani, perla luminosa e preziosa di una grande edizione del Festival Monteverdi.

| Scritto da Redazione
Il talento di Fresu e dei Virtuosi illumina il Ponchielli

Cos'è il talento? Riuscireste a definirlo o a contenerlo nelle poche imbalsamate parole di una voce del dizionario, capace soltanto di astrarlo in un lemma senz'anima né poesia? E quand'anche ci riusciste, come potreste trasmettere le emozioni che il talento fa esplodere, tutto intorno a sé?

Ecco, il talento è indefinibile e incontenibile, ma quando si manifesta lo fa chiaramente, in modo limpido e senza compromessi, illuminando la notte e squarciando il silenzio, violento come una saetta e al tempo stesso delicato, gentile, generoso.

È questo che è andato in scena, ieri sera al Teatro Ponchielli di Cremona, in quel meraviglioso "Back to Bach" che ha fatto onore a una grande edizione del Festival Monteverdi. Un'inconfondibile manifestazione di puro talento che ha avvolto la sala e il pubblico, estaticamente coinvolto in una grande serata di musica.

Sul palco il talento incontenibile di Paolo Fresu, magistralmente sostenuto ed esaltato da un ensemble di superlativi strumentisti e dai loro archi: i Virtuosi Italiani di Alberto Martini, con un programma che fa rimbalzare grandi emozioni tra il '600 - '700 di Monteverdi, Geminiani, Handel e Bach e il '900 di Nyman, Caine, Galliano e Colombo.

Un momento altissimo di arte e di cultura, che il pubblico del Ponchielli ha saputo cogliere e apprezzare senza compromessi, tributando agli artisti sul palco onori e applausi sinceri, copiosi, impossibili da trattenere nel corso di un crescendo che ha divorato il tempo, brano dopo brano.

Cosa riservasse la serata, del resto, lo aveva annunciato in modo netto l'entrata in scena degli artisti, attesi sul palco dal contrabbasso si Sante Braia, sorprendente ed eclettico, per una passerella in platea di tutti gli strumentisti, chiusa da Fresu e dal suo flicorno, che durante la serata alternerà con la tromba.

Sorprendenti ed emozionanti i giochi tra palcoscenico e palco reale, trasfigurato dal talento di Fresu che in più di un brano lo ha occupato per incontrare le note dei Virtuosi nel mare magnum di una sala sospesa nella magia del suono purissimo degli archi, contaminato ed esaltato da un solista capace di distillarne le note, ottenendone qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa di più.

Perché è questo che fa, il talento. Si lancia verso il cosmo; esce dalla corporeità dell'artista e ne porta l'anima (e il pubblico) in una dimensione nuova, inesplorata, in quel regno delle infinite opportunità che si nasconde dietro le tre dimensioni che riusciamo a percepire coi sensi, facendoci scoprire il genio e regalandoci nuove prospettive e punti di vista inaspettati.

Un crescendo, dicevamo, che partendo dall'arte della fuga di Bach (Contrapunctus 1) e giocando tra '600 e '900 è esploso in un finale esaltante, con i "fuochi d'artificio" di Geminiani, Nyman, Caine e Handel. Quattro brani che hanno consacrato presso il pubblico i talenti purissimi de I Virtuosi Italiani e di Paolo Fresu, molto più che semplici interpreti, molto più che geniali esecutori, capaci di prendere in mano la materia onirica di capolavori immortali della musica e di plasmarla in emozioni cristalline, sospese sul pubblico come nuvole cariche di polvere d'oro.

Era tutta sui capelli delle signore e sulle giacche degli uomini affollati nel foyer ad aspettare Fresu, a fine serata, quella luminosa e finissima polvere dorata, generosamente piovuta sulla platea e sui palchi durante i due bis, concessi dopo un breve saluto di Fresu a Cremona e al collega e amico musicista cremonese Roberto Cipelli, presente in sala.

Una grande serata, quella di ieri al Ponchielli. Una pagina altissima che resterà scolpita nel cuore e nella mente dei tanti spettatori che ne hanno colto l'irrinunciabilità e il valore.

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